Legge di Stabilità 2016: quale regime?


Allo studio numerosi interventi per semplificare il quadro normativo sul regime dei minimi e quello forfettario
Legge di Stabilità 2016: quale regime?

Il 2015 è stato l’anno in cui hanno convissuto due diverse tipologie di regimi agevolati, quello "più vecchio" dei minimi e quello di nuova introduzione, il cosiddetto forfettario, introdotto il 1° gennaio 2015. Tale convivenza necessita di una revisione, che nelle intenzioni del Governo, si dovrà compiere attraverso la Legge di Stabilità 2016.

Per capirne le motivazioni, è necessario riassumere brevemente alcuni passaggi. Con la legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2015) erano state introdotte tre novità:
- La graduale abrogazione del regime dei minimi
- L’abrogazione del regime delle nuove iniziative produttive
- L’introduzione del nuovo regime forfettario

Il nuovo regime forfettario prevedeva un aumento dell’imposta sostitutiva rispetto a quello dei minimi, dal 5% al 15%. Altro aspetto penalizzante del nuovo regime rispetto a quello precedente dei minimi erano i limiti dei ricavi e dei compensi molto inferiori rispetto al passato. Per gli autonomi, ad esempio, si è addirittura dimezzato, passando da una soglia di 30 mila euro a una di 15 mila euro.

Considerazioni che hanno indotto il Governo ad effettuare un primo intervento attraverso il decreto Milleproroghe, grazie al quale si è reintrodotta, per tutto il 2015, la possibilità di poter optare ancora per il regime dei minimi. In sostanza, nel 2015, si poteva scegliere quale regime adottare, tra quello dei minimi o il forfettario.

Ora il 2015 sta per finire e la convivenza tra i due regimi va risolta, ma soprattutto vanno definite le metodologie per transitare da quello dei minimi "in scadenza" a quello forfettario che resterà l’unico regime adottabile.

Numerose le ipotesi al vaglio del Governo. Tra le più probabili dovrebbe esserci un aumento generalizzato delle soglie dei ricavi e dei compensi, in modo da rendere il forfettario più allettante e anche più "realistico". Per imprese individuali e lavoratori autonomi, ad esempio, dovrebbe essere pari a 30 mila euro, come nel vecchio regime dei minimi. L’aliquota sostitutiva, invece, dovrebbe restare invariata, pari al 15%.

E’ evidente che in un periodo di transizione, che potrebbe generare dubbi e incertezze, prima di aprire una società o una partita Iva è meglio affidarsi a un commercialista che possa valutare, tra le differenti alternative, la soluzione migliore al proprio caso specifico.

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