Lo smart working nel nuovo DPCM 3 novembre 2020


Ecco quali sono le regole per il lavoro agile nel nuovo DPCM 3 novembre 2020 in vigore fino al 3 dicembre 2020
Lo smart working nel nuovo DPCM 3 novembre 2020

Tra le misure restrittive decise nell’ultimo DPCM 3 novembre 2020 e in vigore da oggi 5 novembre ci sono delle norme che riguardano lo smart working o lavoro agile, già introdotto dove possibile con il Decreto Rilancio (Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19") e fortemente consigliato nel “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 24 aprile 2020.

Come è ormai noto, il nuovo DPCM ha suddiviso le Regioni italiane in tre zone in base al rischio contagio:
1.    Zone rosse, quelle ad alto rischio (scenario 3): Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta;
2.    Zone arancioni, quelle rischio intermedio (scenario 2): Puglia e Sicilia;
3.    Zone gialle, quella a basso rischio (scenario 1): le restanti Regioni.

In ambito di lavoro agile, sono state previste, dunque, norme a carattere generale che riguardano tutto il territorio italiano e altre che sono riferite esclusivamente alle zone rosse.
Vediamo allora le nuove disposizioni in merito.

Si ricorda, però, che per tutti i lavori in presenza valgono le raccomandazioni e le disposizioni dei Protocolli condivisi di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro e nei cantieri del 24 aprile 2020.

 

 

 

Lo smart working in tutto il territorio nazionale

Lo smart working in tutto il territorio nazionale è citato negli articoli 1 e 5 del DPCM 3 novembre 2020.

Nello specifico, al comma 9, punto nn) dell’articolo 1 del DPCM in questione è previsto che in ordine alle attività professionali si raccomanda che:
“1) esse siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
2) siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
(…)”
.

All’art. 5 del DPCM 3 novembre 2020 si prescrive che:
•    (Comma 3) - Le pubbliche amministrazioni devono ricorrere al lavoro agile con la percentuale più elevata possibile, compatibilmente con le potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato, garantendo almeno la percentuale minima del 50% dei lavoratori (come previsto dall’art. 263, comma 1, del Decreto Rilancio di cui all’articolo 263, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34);
•    (Comma 4) - Nelle pubbliche amministrazioni i dirigenti devono organizzare “gli uffici assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile nella percentuale più elevata possibile, e comunque in misura non inferiore a quella prevista dalla legge, del personale preposto alle attività che possono essere svolte secondo tale modalità, compatibilmente con le potenzialità organizzative e l’effettività del servizio erogato”;
•    (Comma 5) – Sempre in ambito di pubblica amministrazione, occorre disporre, nel caso di lavoro in presenza, una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale, fatto salvo il personale sanitario e socio sanitario, nonché quello impegnato in attività connessa all’emergenza o in servizi pubblici essenziali;
•    (Comma 5) – In merito al personale del settore privato che deve lavorare in presenza è ugualmente raccomandata la differenziazione dell’orario di ingresso dei dipendenti
•    (Comma 5) – Sempre per il settore privato, è fortemente raccomandato il ricorso allo smart working così come delineato dal Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34) e dai Protocolli condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro e dei cantieri del 24 aprile scorso.

 

 

Lo smart working nel Decreto Rilancio

L’art. 90 del Decreto Rilancio (Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34) disciplina il lavoro agile in questa fase di emergenza epidemiologica da Covid-19.
Nel primo comma di tale articolo si prescrive che i lavoratori dipendenti del settore privato “hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali” fino alla cessazione dello stato di emergenza.
Ma, sempre in base al dispositivo, non tutti possono lavorare da remoto.

Possono richiedere, infatti, di lavorare da remoto chi possiede i seguenti requisiti soggettivi:
- essere un dipendente del lavoro privato;
- avere almeno un figlio di età inferiore ai 14 anni;
- nello stesso nucleo familiare l’altro genitore non deve essere disoccupato o beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa.

Da un punto di vista oggettivo, invece, il lavoro da remoto è possibile “a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione”, ovvero che la mansione svolta non deve richiedere necessariamente la presenza del dipendente nella sede di lavoro (come, viceversa, per un operaio che utilizza macchinari aziendali o i commessi di un supermercato che devono necessariamente lavorare in presenza).

Ricordiamo, infine, che il lavoratore che possieda i requisiti soggettivi e oggettivi ha diritto a richiedere la possibilità di svolgere il lavoro in smart working, ma il datore di lavoro potrebbe rifiutare la domanda del dipendente se ritiene che il lavoro non possa essere svolto da remoto. Il rifiuto del datore, però, deve essere dovuto all’incompatibilità tra la mansione svolta dal lavoratore e lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto e tale incompatibilità deve essere da lui motivata.

 


Lo smart working nelle zone rosse

All’articolo 3 del DPCM 3 novembre 2020 si indicano “Ulteriori misure di contenimento del contagio su alcune aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto”.

Tra queste, il comma 4, punto i) prescrive che “i datori di lavoro pubblici limitano la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell'emergenza; il personale non in presenza presta la propria attività lavorativa in modalità agile”.

E’ questa una nuova stretta al lavoro in presenza prevedendo in maniera primaria il lavoro agile e quello su luogo di lavoro solo per assicurare esclusivamente le attività indifferibili.

 

Per sapere cosa prevedono il "Decreto Agosto" e i "Decreti Ristori 1 e 2"  sullo smart working leggi l’articolo “Smart working: le ultime novità nei Decreti Ristori”.

 

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Consulenza del lavoro