Maltrattamenti in famiglia


Corte di Cassazione: anche in presenza di “violente aggressioni” possono essere ordinate misure diverse dalla custodia cautelare
Maltrattamenti in famiglia

Anche in presenza di `violente aggressioni` in famiglia, possono essere ordinate misure sanzionatorie diverse dalla custodia cautelare, come ad esempio, l`allontanamento da casa. E` quanto emerge dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 36392/2014, con la quale viene accolto il ricorso di un uomo accusato di aver maltrattato la moglie e il figlio minore.

L’uomo in questione era indagato per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, disciplinato dall’art. 572 del Codice Penale, in base al quale "Chiunque (...) maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni. Se dal fatto deriva una lesione personale grave [c.p. 583], si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni".

La difesa dell’imputato si è basata sul fatto che la custodia cautelare era stata il frutto di "mere presunzioni" dell’accusa e non si era tenuto conto che, dopo un periodo di allontanamento, la moglie lo aveva riaccolto in famiglia dato che l’uomo aveva trovato "un lavoro continuativo" che gli aveva permesso di ritrovare una "condizione di serenità e di mantenere la famiglia".

Gli ermellini della sesta sezione penale della Corte di Cassazione hanno ritenuto il fumus delicti consistente: hanno, cioè confermato la tesi dell’ordinanza del Tribunale che ha disposto la custodia cautelare di un "grave quadro indiziario" a carico dell’uomo, avvalorato anche dallo stato di soggezione della moglie. Ciononostante, però, oltre ad aver ritenuto inopportuno l’aver permesso al marito di rientrare a casa, hanno giudicato la custodia cautelare non sufficientemente motivata, anche a fronte delle recenti novità legislative in materia di stalking e femminicidio.

Dunque, i giudici hanno disposto il rinvio alla giurisdizione di merito per una nuova valutazione delle misure sanzionatorie da applicare al caso. Proprio a fronte del nuovo indirizzo legislativo, che prevede la comminazione della custodia cautelare solo come extrema ratio, la Cassazione ha ritenuto, invece, maggiormente idonee e appropriate altre misure coercitive come quella dell’allontanamento dalla casa familiare o dai luoghi frequentati dalla moglie, così come disciplinate dagli artt. 282-bis e 282-ter del Codice di Procedura Penale.

Il tema dei maltrattamenti in famiglia è sempre un argomento estremamente delicato e ogni caso giudiziario va inquadrato singolarmente, data l’individualità dei soggetti coinvolti, la natura, la frequenza e l’intensità dei maltrattamenti. Dall’insieme di tutte le variabili soggettive analizzate in sede di procedimento giudiziario dovrebbe scaturire al giudizio. Per cui, affinché si arrivi a un "giusto giudizio" è necessario e doveroso in questi casi affidarsi a un esperto che conosca appieno la giurisprudenza, la dottrina e le norme in materia.

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Diritto penale criminale