Milano, donna adotta la figlia della ex compagna


La Corte di Appello di Milano ordina la trascrizione in Italia dell'ordinanza spagnola sull'adozione di una bimba nata da una coppia gay
Milano, donna adotta la figlia della ex compagna

E’ sicuramente una sentenza che farà discutere parecchio e che dividerà l’opinione pubblica tra contrari e favorevoli. Fatto sta che, intanto, la sentenza è stata scritta.La Corte di Appello di Milano ha ordinato la trascrizione in Italia di un’ordinanza spagnola che concedeva a una donna la possibilità di adottare la figlia della sua ex compagna.

Ma ricostruiamo brevemente la vicenda: nel 1999, due donne italiane omosessuali si trasferiscono in Spagna dove, quattro anni dopo, attraverso la fecondazione eterologa, una delle due donne diventa madre di una bambina. Dopo diversi anni di convivenza alle Canarie, le due donne si sposano con matrimonio civile nel 2009, così come consente la legge spagnola e l’anno seguente, la madre non biologica adotta la figlia della moglie.
Nel 2013, però, le due donne divorziano, sempre in Spagna.

Il problema sorge quando la madre non biologica, ma adottiva per il paese spagnolo, si rivolge al Tribunale dei minori di Milano per chiedere il riconoscimento nel nostro Paese dell’ordinanza di adozione emessa dai giudici iberici. I giudici milanesi, però, rigettano la domanda della donna che, a questo punto, ricorre in appello.

Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici della Corte di Appello di Milano le danno ragione e ordinano la trascrizione del provvedimento spagnolo riconoscendo a tutti gli effetti la cosiddetta "stepchild adoption" per una coppia omosessuale.

Nelle motivazioni della sentenza è stato chiarito che la ratio della decisione è stata "l'interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare". La bambina infatti, che oggi ha 12 anni, ha vissuto con due madri fin dalla nascita, che la hanno "allevata, curata e mantenuta" costruendo con loro "stabili e forti relazioni affettive ed educative". Proprio per questo, secondo la Corte di Appello la bambina ha il "diritto fondamentale di continuare a godere dell'apporto materiale e affettivo delle due persone che da molti anni si sono assunte la responsabilità genitoriale nel suo interesse".

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