Mutui, la febbre del tasso fisso


Mutui: l’incertezza finanziaria sul futuro, dopo la fine del QE, spinge alla scelta del tasso fisso
Mutui, la febbre del tasso fisso

 

La Bce, dopo l’inevitabile fine dell’era Quantitative Easing (QE), ha annunciato che, almeno fino alla prossima estate, i tassi non saranno variati.
Un sospiro di sollievo per i tanti italiani che si accingono ad investire sul mattone, sia per acquistare la prima casa sia a titolo speculativo. Infatti, almeno per il momento, gli indicatori dei tassi di interesse dei mutui, Euribor ed Eurirs, inviano segnali di stabilità e si attestano intorno ai minimi dell’anno scorso.

 

Euribor e Eurirs sotto la lente di ingrandimento

Ma perché l’andamento di Euribor e Eurirs sono sotto la lente di ingrandimento quando si parla di mutui?
Semplicemente perché le loro variazioni influiscono sui tassi di interesse che i mutuatari devono pagare per ottenere il capitale in prestito dalle banche.
Il tasso variabile, infatti, si ottiene sommando l’Euribor (EURo Inter Bank Offered Rate a 1, 3, 6 mesi) o il tasso agganciato alla Bce allo Spread, ovvero una percentuale che la banca aggiunge al costo del denaro quale proprio ricavo.
Il tasso fisso si ottiene sommando l’IRS (Interest Rate Swap), indicato anche come Eurirs, allo Spread. In genere si utilizza l’IRS pari alla durata del finanziamento (15,20, 25, 30 anni…).
Il tasso variabile è più conveniente del tasso fisso, ma può riservare rialzi imprevisti nel corso della durata del mutuo che lo rendono non più conveniente se non addirittura insostenibile.
Il tasso fisso, al contrario, è meno conveniente di quello variabile al momento della stipula del contratto di mutuo, ma offre la garanzia della sua immutabilità nel tempo.
Per questo, in tempi di incertezza di andamenti dei tassi Euribor e Eurirs, il tasso fisso garantisce al mutuatario di dover pagare la stessa rata indipendentemente dalle oscillazioni in rialzo o al ribasso dei tassi di interesse.

 

La corsa al tasso fisso

L’incertezza sull’evoluzione dei tassi di interesse dopo l’arresto del piano Quantitative Easing ha generato una corsa al tasso fisso. E ciò perché, anche se più costoso, consente di mantenere fissa nel tempo la rata da pagare senza, però, avere brutte sorprese.
In base ai dati diffusi dall’osservatorio di MutuiOnLine.it, infatti, negli ultimi mesi del 2018, le richieste di mutui a tasso fisso sono state l’84% sul totale del campione.
Un dato enorme che tocca il massimo storico di sempre per il tasso fisso.

 

Per sapere come scegliere le condizioni del mutuo, tra cui il tasso di interesse, leggi l’articolo “Acquisto di una casa: le insidie del mutuo”.

 

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