Negozi: l’insegna della discordia


Non si paga più l’imposta comunale per le insegne di grandezza inferiore ai 5 metri quadrati. Ma i Comuni hanno qualcosa da ridire
Negozi: l’insegna della discordia

L’anima del commercio è la pubblicità. E allora, non si può concepire l’idea di aprire un’attività senza pensare a quale marchio adottare e quale tipo di insegna esporre fuori dal negozio. Sono scelte da non sottovalutare, in quanto strategiche ai fini della riconoscibilità e attrattività della clientela in ambienti competitivi come quelli odierni. Oltre alle problematiche legate all’ideazione di un’insegna pubblicitaria capace di attirare l’attenzione, ci sono poi quelle relative all’iter da seguire per ottenere le autorizzazioni necessarie per poterla esporre fuori dal negozio.

Le normative da seguire sono molteplici e possono variare da Comune a Comune, per cui è indispensabile rivolgersi a un architetto specializzato nel settore che, oltre a fornire un valore aggiunto all’ideazione dell’insegna più rispondente alla vostra attività, sicuramente è il più autorizzato a seguire le pratiche burocratiche per vostro conto.

Intanto, per insegna di esercizio si intende "una scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da simboli o da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell'attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa. Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta". Questa è la definizione più completa, fornita dall'art.47 del Regolamento di esecuzione del nuovo Codice della Strada (approvato con D.P.R. del 16/12/92 n. 495).

Sembrerebbe tutto chiaro, eppure, intorno all’insegna pubblicitaria continua a esserci una polemica che coinvolge Stato, Comuni e commercianti. Il motivo? Con la legge del 24 aprile 2002, n. 75, si è sancito che per insegne che occupano uno spazio inferiore ai 5 metri quadrati non si deve più pagare alcuna imposta comunale. Ottimo, verrebbe da dire, se si è commerciante. Lo stesso non vale per i Comuni, che hanno visto diminuire i loro introiti. Il risultato è che spesso i negozianti si ritrovano a litigare o a pagare le multe perché un simbolo o un logo esposto non viene considerato come parte dell’insegna o viene considerato come uno "sforamento" del detto limite dei 5 metri quadrati.

Ecco perché, un architetto potrebbe risolverci il problema ideando un’insegna ad hoc, dato che più di chiunque altro è a conoscenza delle sottigliezze della normativa. Inoltre, non si deve dimenticare che, oltre a realizzare l’insegna, occorre avere l’autorizzazione del Comune ad esporla: e anche qui l’iter potrebbe riservare delle sorprese, soprattutto nei centri storici. In quest’ultimo caso, è necessario l’ausilio di un architetto (mentre negli altri basterebbe un geometra) per esporre un'insegna su immobili sui quali insiste un vincolo della Soprintendenza.

In genere, occorre compilare un modulo per presentare una richiesta di autorizzazione al Comune nel quale dovrà essere esposta l’insegna commerciale o, in sostituzione si può presentare una Segnalazione Certificata di Inizio attività (SCIA), che è sempre obbligatoria quando l’insegna è costituita da pannelli al LED. Occorre poi accertarsi che anche il vicinato non dia problemi, ottenendo il via libera dall’amministratore del condominio.

Infine, prima di ottenere l’autorizzazione per l’insegna definitiva, si può ricorrere all’insegna temporanea, per la quale è più semplice ricevere l’ok dal Comune. Questa deve essere diversa dal progetto definitivo e può essere esposta per un massimo di 90 giorni, prorogabili di altri 90 soltanto nel caso in cui il Comune non abbia ancora rilasciato il via libera per l’insegna definitiva.

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