Scia e Pdc: modelli unificati


Governo, Regioni ed Enti locali siglano l’accordo “Italia Semplice” per facilitare gli iter burocratici nel settore edilizio. Ma è solo un primo passo
Scia e Pdc: modelli unificati

Quando il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione lanciò, lo scorso ottobre, uno sportello telematico dal titolo "100 procedure più complicate da semplificare" tramite il quale ogni singolo cittadino poteva segnalare problematiche, suggerimenti e soluzioni, venne fuori, e neanche troppo inaspettatamente, che uno dei problemi era l’eccessiva burocrazia in ambito edilizio.

Molte persone, infatti, hanno un’esperienza diretta di ciò che comporta effettuare dei lavori edilizi per ristrutturare, ampliare o modificare gli immobili di proprietà. Le difficoltà più grandi non sono legate allo svolgimento pratico del lavoro edilizio in sé, ma a tutto ciò che lo precede: la complessità delle procedure da seguire, i tempi lunghi per ottenere i permessi e i pareri, la numerosità degli Enti da contattare e, da ultimo, ma non per importanza, la difficoltà di doversi districare tra normative spesso ambigue o differenti anche da Comune a Comune.

Tale complessità burocratica ha comportato la creazione di innumerevoli moduli diversificati per la SCIA o per il Permesso di costruire, in modo da essere rispondenti alle esigenze normative specifiche del singolo Ente o Comune di competenza. Il risultato è stato il fiorire di oltre 8.000 moduli SCIA o PDC differenti per forma e sostanza. Una vera matassa burocratica, soprattutto per i più sfortunati che, magari, dovevano effettuare dei lavori in territori di competenza di più Comuni.

A cercare di sbrogliare la matassa ci ha provato il Governo che, assieme alle Regioni e agli altri Enti locali, ha siglato, il 12 giugno scorso, l’accordo "Italia Semplice" che prevede la creazione di due modelli unici e semplificati a livello nazionale: uno per la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), l’altro per il Permesso di costruire.

Il fatto di aver creato due soli modelli da sostituire agli oltre 8.000 in circolo, però, non risolve tutti i problemi perché, innanzitutto, è previsto che anche il modello unico possa essere adeguato in base alle specificità dettate dalle diverse normative locali e regionali; in secondo luogo, occorre lavorare sodo affinché i moduli semplificati siano effettivamente diffusi e recepiti negli oltre 8.000 Comuni italiani.

Si spera che non sia, quindi, una "semplificazione a metà", anche perché ad appoggiarla sono stati il Governo, l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), l’Upi (Unione delle provincie d’Italia) e la Conferenza delle Regioni. Quindi, avendo avuto un consenso ampio a livello di rappresentanza, si spera che i modelli semplificati siano recepiti positivamente anche dagli enti locali che dovranno adottarli.

Lo scopo preannunciato è quello di una maggiore informatizzazione e una maggiore trasparenza per imprese e cittadini. E, ovviamente, quello di ottenere procedure più snelle e immediate per chi decide di intraprendere opere edili e per gli addetti ai lavori che devono eseguirle.

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