Un giorno di lavoro su due per pagare il Fisco


Gli italiani devono lavorare fino all’8 giugno per pagare le tasse. Peggio di noi in Europa solo Francia, Belgio e Finlandia
Un giorno di lavoro su due per pagare il Fisco

Gli ultimi dati snocciolati dalla Cgia di Mestre, l’Associazione degli Artigiani e delle piccole imprese di Mestre, confermano ciò che molti italiani sospettavano già. E cioè che gran parte del ricavo del nostro lavoro finisce in mano all’Erario. Esattamente il ricavo di 158 giorni di lavoro che, escludendo le domeniche, sono pari a circa metà anno. Quindi, si lavora un giorno su due per il Fisco.

La Cgia di Mestre è arrivata a calcolare il "tax freedom day", il giorno di liberazione fiscale ovvero quello in cui si smette di girare i propri guadagni al Fisco, dividendo il totale delle tasse, imposte e contributi dovuti per il Pil giornaliero. Il Pil giornaliero, a sua volta, è stato calcolato dividendo per 365 giorni il Pil totale ottenuto attraverso la Sec 2010, una metodologia di calcolo adottata dall’Eurostat. Da questi calcoli, è emerso che il "tax freedom day" italiano è l’8 giugno. Ciò significa che gli italiani lavorano fino a tale data soltanto per pagare imposte, tasse e contributi.

E’ purtroppo un record storico negativo che è stato raggiunto nel 2012 ed è stato bissato anche nel 2013. E purtroppo, questo non è neppure l’unico primato negativo. Il giorno di liberazione fiscale italiano, infatti, supera di ben nove giorni il "tax freedom day" della media dell’area euro (149 giorni) e di 13 giorni quello della media dei 28 Paesi dell’UE (145 giorni).

Unica consolazione, se così la possiamo definire, è che almeno non abbiamo vinto il primato come Paese con il numero più alto di giorni lavorativi dedicati all’Erario. Peggio di noi infatti ci sono la Francia, con 174 giorni, il Belgio, con 172 giorni e la Finlandia, con i suoi 161 giorni di "tax freedom day". La maggior parte dei Paesi dell’area euro, però, sono messi meglio dell’Italia. La Germania, ad esempio, libera i propri cittadini dalla morsa delle tasse dopo 144 giorni, la Grecia dopo 135 e la Lettonia addirittura dopo ben 110 giorni, 48 in meno rispetto all’Italia.

La Cgia di Mestre non si è limitata al calcolo del "tax freedom day" dello scorso anno. Ha, infatti, ricostruito il trend di tale parametro a partire dal 1995. Dall’analisi dei dati è emerso che a partire dal quel primo anno preso in considerazione fino al 2005, l’andamento è stato decrescente, il che vuol dire che c’è stato una costante riduzione delle tasse fino al 2005. Dopodiché, il trend ha intrapreso una rotta opposta fino ad arrivare al valore record storico di 158 giorni lavorativi per pagare il Fisco nel 2012, tristemente confermato anche per il 2013.

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