Abbiate cura dei vostri pensieri


Non torneremo alla normalità perché era la normalità il vero problema
Abbiate cura dei vostri pensieri

 

Torneremo alla normalità?

Cosa troveremo dopo?

Recessione o rapida ripresa?

Ottimisti o pessimisti su ciò che ci aspetta?

L’economia per la prima volta dopo tanti anni non è più l’arbitro delle relazioni. Un bene? Un male? Questo con ogni probabilità lo scopriremo a bocce ferme.

Leggo e mi giungono in questi giorni molte ipotesi su cosa sarà dopo.

Parto da una riflessione che trova il suo significato proprio nel senso etimologico del termine riflettere.

Riflettere, nel suo significato etimologico deriva dal latino e significa “flettere di nuovo” o “dare nuova forma”.

In fisica la riflessione consiste nel rinviare, da parte di una superficie, un flusso di energia che la colpisce.

Dal punto di vista intellettuale la riflessione è il rimandare indietro il pensiero a qualcosa, riconsiderandolo, ripensandoci su con attenzione.

In questo senso l'attitudine alla riflessione è la capacità di distinguere fra ciò che attraversa la nostra mente senza soffermarsi e ciò che invece è meritevole di essere rivisto e ricontemplato.

In un momento storico come questo, in cui la distinzione fra informazione e conoscenza è labile e poco considerata, la riflessione appare come l'unico concetto - l'unico strumento - capace di distinguere un sapere superficiale e nozionistico da uno digerito, e vissuto, e vivente.

Ogni riflessione ha necessità di tempo.

Quello che fino a poco tempo fa ci mancava, è paradossale no? Adesso ne abbiamo in abbondanza. Siamo pertanto ancora capaci di riflettere?

Ciò che penso, parafrasando le parole di Alessandro Baricco, in cui mi ritrovo, e che dobbiamo ancora capire come fare a “pensare” ciò che ci sta accadendo e che ci ha colti poco preparati.

Ci troviamo di fronte ad un’emergenza difficile da pensare ancor più che da vivere, figuriamoci pertanto la difficoltà nel vederci nel mezzo o addirittura oltre questi eventi.

Trovo poco conveniente pertanto parlare di un dopo, prima di tutto perché qui probabilmente si parla di un “durante” molto lungo e soprattutto perché il pensiero in questa dilatazione temporale non ha avuto ancora il corretto tempo di connettersi alla situazione presente che stiamo vivendo.

È di certo affascinate portare la mente a ciò che sarà e forse rassicurante o forse è solo il risultato di una grande incapacità di vivere il momento che troverebbe la sua risposta nella frenesia che ci aveva travolto più o meno tutti fino all’arrivo dell’ospite indesiderato Covid-19.

Occorre tempo al pensiero. Il tempo della riflessione.

Ed è lo stesso tempo che occorre al coltivare una buona relazione.

Il grosso della sofferenza che proviamo in questo momento non è per il fatto che dobbiamo rimanere a casa, ma è dettato dal fatto che ci viene richiesto un grande sforzo nel capire perché un sacrificio così grande sia necessario per affrontare un’emergenza che non capiamo fino in fondo.

Con molta probabilità stiamo proiettando il debole meccanismo cognitivo pre-virus a capire come sarà il mondo post-virus, in un effimero tentativo di controllo del creato che sta mostrando tutti i suoi limiti.

E cosa ne è del nostro sistema cognitivo durante il virus? Possiamo scegliere.
Citando Erwin Schrödinger, Premio Nobel per la fisica 1933 “Il problema non è tanto vedere ciò che nessuno ha ancora visto, ma pensare ciò che nessuno ha mai pensato riguardo ciò che tutti vedono”.

Per fare questo è importante connettersi con i propri pensieri, allontanarsi dal rumore sociale e social che invade in maniera spropositata il nostro tempo e il nostro spazio, con la consapevolezza che ciò che oggi spaventa domani potrà essere fonte di entusiasmo e di certo chi è genitore come me potrà ben capire quello che sto dicendo.

Non ho le risposte alle domande su cosa sarà domani e onestamente non le voglio nemmeno avere.

Difficile pensare che questo momento possa far nascere una comunità peggiore o almeno lo spero.

Ma la reazione che più mi affascina in questa circostanza è la cura dedicata al pensiero, in questo momento di incredibile importanza dove tutto o quasi si è rallentato lasciando spazio all’essere a discapito del fare.

Probabilmente di cura ce ne sarà bisogno. Da subito, riferita soprattutto al pensiero.

Non torneremo alla normalità perché era la normalità il vero problema, me lo auguro ma ci voglio pensare.

Abbiate cura dei vostri pensieri.

 

 

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di Mauro Dotta

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