Accertamento definitivo: no autotutela


Le procedure che riguardano l`accertamento definitivo
Accertamento definitivo: no autotutela
Il rifiuto di annullare in autotutela l'accertamento divenuto definitivo e' legittimo anche quando l'ufficio ha commesso un errore nell'esercizio della potesta' impositiva: il contribuente che richiede all'Amministrazione Finanziaria di ritirare, in via di autotutela, un avviso di accertamento divenuto definitivo, non puo' limitarsi a dedurre eventuali vizi dell'atto medesimo, la cui deduzione deve ritenersi preclusa, ma deve prospettare l'esistenza di un interesse di rilevanza generale dell'Amministrazione alla rimozione dell'atto.

Ne deriva che contro il diniego dell'Amministrazione di procedere all'esercizio del potere di autotutela si puo' proporre impugnazione soltanto per dedurre eventuali profili di illegittimita' del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria. E' quanto emerge dall'ordinanza n.25524/14 pubblicata il 2 dicembre dalla Sesta Sezione Tributaria della Suprema Corte.

Com'e' noto, quando gli atti non sono impugnati entro il termine decadenziale di 60 giorni dalla notifica, gli atti impositivi diventano definitivi. Questo comporta la cristallizzazione della pretesa; essa, cioe', non puo' piu' essere messa in discussione ne' in sede di ricorso contro la cartella di pagamento ne' impugnando il diniego dell'autotutela.
In questo senso si e' espressa la Suprema Corte facendo leva su un indirizzo consolidato.
Secondo Cass. n.3698/2012 il ricorso contro il diniego di annullamento di un accertamento divenuto defintivo per mancanza di impugnazione non e' definitivo in quanto "si darebbe inammissibilmente ingresso ad una controversia sulla legittimita' di un atto impositivo ormai definitivo".
Nello stesso tempo la Cass.n.26313/2010 e n.23645/2013 e n.10020/2012 si sono espresse sostenendo che il contribuente che richiede all'Amministrazione Finanziaria di ritirare, in via di autotutela, un avviso di accertamento divenuto defintivo, deve prospettare l'esistenza di "un interesse di rilevanza generale dell'Amministrazione" alla rimozione dell'atto.

Di conseguenza contro il diniego dell'Amministrazione di procedere all'esercizio del potere di autotutela puo' essere proposta impugnazione soltanto per dedurre eventuali profili di illegittimita' del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria. Dato che fuori da detta situazione l'atto con il quale l'Amministrazione Finanziaria manifesta il rifiuto di ritirare discrezionalita', non e' suscettibile di essere impugnato innanzi alle commissioni tributarie.

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di Comm. Emanuela Carocci

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