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Accertamento: il confine tra induttivo puro e analitico induttivo


Esame del confine tra accertamento "induttivo puro" e accertamento "analitico-induttivo": i requisiti che consentono di non dare rilievo alle scritture contabili
Accertamento: il confine tra induttivo puro e analitico induttivo

La recente ordinanza n. 20149/2021 della Suprema Corte affronta un caso in cui l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto applicabile la metodologia ex art. 39 comma 2 lett d) del d.P.R. n. 600/1973 (metodo induttivo puro).

La norma prevede che quando le omissioni e le false o inesatte indicazioni accertate ai sensi  del precedente comma ovvero le irregolarità formali delle scritture contabili risultanti dal verbale di ispezione sono così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità sistematica l’Amministrazione finanziaria deve procedere a determina(re) il reddito d'impresa sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà  di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili in quanto esistenti e di avvalersi anche di presunzioni cd. semplicissime (non gravi, precise e concordanti).

Nel caso esaminato tuttavia, la controversia aveva ad oggetto la contestazione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La difesa del contribuente, facendo leva sul fatto che queste rappresentavano solo lo 0,54% dei costi ed erano concentrate su un solo fornitore, ha correttamente obiettato che non potevano essere messe in discussione le scritture contabili nel loro complesso, ma solo dette fatture, con i relativi riflessi IRES e IVA.

Ecco pertanto che la Cassazione ha ritenuto non adeguatamente motivata l’adozione del metodo induttivo puro nel caso in cui, come quello de quo, non sia stata giustificata l’inattendibilità delle scritture, elemento dirimente per poter applicare l’art. 39 comma 2.

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