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Accordi di separazione fra coniugi e “agevolazioni prima casa”


Agevolazioni prima casa: benefici confermati se la cessione entro il quinquennio avviene nell’ambito di accordi di separazione omologati dal giudice
Accordi di separazione fra coniugi e “agevolazioni prima casa”

Con la risoluzione n. 80/E del 9 settembre 2019 l’Agenzia delle Entrate ritorna ad affrontare un tema assai diffuso in materia di separazione consensuale: la cessione della casa coniugale (acquisita con le agevolazioni “prima casa” di cui alla nota II-bis Articolo 1,  Tariffa Part e I del Dpr n. 131/1986)  - prima che sia decorso il quinquennio dall’acquisto, a seguito di accordo di separazione omologato dal Tribunale.

Lo stesso tema era già stato affrontato dall’amministrazione finanziaria (con esisto parzialmente positivo) nella circolare 21/6/2012 n. 27/e par. 2.2.0. Nell’occasione i quesiti formulati erano due:
1.    cessione da parte di un coniuge all’altro del 50% della casa coniugale;
2.    di cessione dell’immobile a terzi, ma con rinuncia di un coniuge a favore dell’altro all’incasso del ricavato della vendita.

Con riferimento al quesito a) l’Agenzia aveva riconosciuto l’esenzione di cui all’art. 19 della legge 6 marzo 1987 n. 74, secondo cui sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa “Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio…”. Sul punto l’Agenzia richiamava l’orientamento sia della Cassazione (sentenza n. 7493 del 22/5/2002) sia della Corte Costituzionale (sentenza n. 202 dell’11 giugno 2003) secondo le quali la funzione dell’agevolazione di cui all’art. 19 rispondeva all’esigenza di favorire nel più breve tempo possibile una rapida definizione dei rapporti patrimoniali fra le parti in ottemperanza ad un accordo di separazione o divorzio, come nella fattispecie cui si riferiva la risoluzione.  L’Agenzia precisava, inoltre, che in simili fattispecie, il coniuge cedente non aveva l’onere di riacquisto di un nuovo immobile, entro un anno dalla cessione della propria quota.

La risposta dell’Agenzia al quesito b) era altresì del tutto avulsa dal perimetro normativo e giurisprudenziale nel quale l’Amministrazione aveva collocato la propria risposta al quesito a).

In sostanza, l’Agenzia affermava che, nell’ambito di un accordo di separazione omologato dal Tribunale la cessione della casa coniugale a terzi con rinuncia di un coniuge a favore dell’altro dell’incasso ricavato dalla vendita, il coniuge beneficiario poteva evitare la decadenza dall’agevolazione “prima casa” se e solo se procedeva all’acquisto di un nuovo immobile entro un anno dalla cessione!

Posizione non condivisibile, come precisato anche nello Studio 128-2012/T del Consiglio Nazionale del Notariato: “Conclusione che non appare condivisibile se si considera come la cessione al terzo da parte del coniuge beneficiato sia necessariamente connessa alla causa negoziale, stante la posizione non “passiva” di entrambi i coniugi nel formarsi dell’accordo: la fattispecie prospettata non sarebbe realizzabile se il coniuge beneficiato rifiutasse la cessione al terzo della propria quota. Affinché sia possibile il riversamento a suo favore della parte di corrispettivo spettante all’altro coniuge, non è indifferente che il coniuge che beneficia del corrispettivo della quota dell’altro coniuge proceda all’alienazione della sua: tale atto si configura, come una componente necessaria nell’iter diretto alla sistemazione degli interessi patrimoniali scaturenti dalla crisi del matrimonio, meritevole del riconoscimento della “non decadenza”. La causa negoziale, infatti, è “una”: entrambe le fattispecie prese in considerazione dalla circolare evidenziano strumenti diretti all’attuazione dell’accordo matrimoniale e che, come tali, 5 tutti assumono la qualità di atti “relativi” al procedimento, come legge impone, posti in atto da entrambi i coniugi”

Con la Risoluzione 80/E l’Agenzia delle Entrate muta il proprio orientamento, superando di fatto le conclusioni di cui alla circolare 27/2012  “…linea con la ratio dell’art. 19 (volto a favorire gli atti e le convenzioni “che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o divorzio”), si ritiene che la cessione a terzi di un immobile oggetto di agevolazione ‘prima casa’, in virtù di clausole contenute in un accordo di separazione omologato dal giudice, finalizzato alla risoluzione della crisi coniugale (come nel caso di specie), non comporta la decadenza dal relativo beneficio”.

Decisiva in tal senso è la recente ordinanza del 21 marzo 2019, n. 7966 con la quale la Suprema Corte ha ulteriormente chiarito che:

1.    la legge n. 74 del 1987, articolo 19, dispone in via assolutamente generale l'esenzione dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa degli atti stipulati in conseguenza del procedimento di cessazione degli effetti civili del matrimonio e, a seguito di Corte Cost. n. 154 del 1999, anche del procedimento di separazione personale tra coniugi, senza alcuna distinzione tra atti eseguiti all'interno della famiglia e atti eseguiti nei confronti di terzi;

2.    la ratio della menzionata disposizione è senza dubbio quella di agevolare la sistemazione dei rapporti patrimoniali tra coniugi a seguito della separazione o del divorzio;

3.    recuperare l'imposta in conseguenza della inapplicabilità dell'agevolazione fiscale sulla prima casa da parte dell'Erario significherebbe sostanzialmente imporre una nuova imposta su di un trasferimento immobiliare avvenuto in esecuzione dell'accordo tra i coniugi e, pertanto, andare palesemente in senso contrario alla ratio della disposizione, così come definita sub b).

 

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