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Adda venì Baffone??? (2a parte)


Ecco cosa fare per ridurre quanto più possibile l'impatto che un’eventuale prossima manovra fiscale potrebbe avere sul nostro patrimonio
Adda venì Baffone??? (2a parte)

Chiarito nella 1° puntata di questa mini serie che Baffone è già da tempo arrivato - viste le tante patrimoniali che negli ultimi 100 anni hanno colpito gli italiani tra cui, memorabili, quelle dei governi Nitti e De Gasperi - cercheremo oggi di concludere il discorso vedendo:

  1. ciò che succede negli altri Paesi europei e cosa dicono le istituzioni internazionali al riguardo;
  2. quali sono le azioni da intraprendere al fine di ridurre quanto più possibile l’impatto che un’eventuale prossima manovra fiscale potrebbe avere sui nostri “averi”.

A tal proposito ricordo che, a fronte di un debito pubblico monstre di circa 2.600 miliardi di euro ed un rapporto debito/pil al 165%, la ricchezza privata degli italiani è sopra ai 10.000 miliardi di euro (di cui un 40% investita in attività finanziarie ed un 60% in immobili).

Iniziamo sottolineando che praticamente in tutti i Paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Inghilterra ….) e, ancor più in generale, nella stragrande maggioranza dei paesi OCSE (a cui aderiscono oltre all’Italia le principali 36 nazioni al mondo) gli immobili sono il bersaglio preferito dal fisco sia nell’imposizione fiscale ordinaria che in quella adottata in situazioni straordinarie: mediamente oltre la metà del gettito delle imposte patrimoniali proviene dagli immobili.

Imposte sugli immobili, oltretutto, “benedette” da tutte le organizzazioni internazionali (dall’Unione Europea, all’OCSE, al Fondo Monetario Internazionale) che, in più occasioni, hanno invitato a ridurre le imposte sui redditi da lavoro o da impresa per inasprire le imposte indirette e quelle sugli immobili in virtù del fatto che le seconde hanno un impatto sullo sviluppo economico inferiore rispetto alle prime.

Da non dimenticare poi che dal 2014 sono iniziati i lavori per la riforma del catasto al fine di creare un sistema di valutazione degli immobili che tenga conto oltre che del numero dei vani anche dell’ubicazione e della metratura. Ed il 2 luglio 2019 il Consiglio dell’Unione Europea ha ufficialmente sollecitato l’Italia a completare questa riforma visto che siamo rimasti gli unici a valutare gli immobili ancora con gli stessi criteri stabiliti nel 1939 (basati, appunto, sul numero dei vani).

Va da sé che, una volta che tale riforma sarà completata, le nostre case acquisteranno sicuramente un maggiore valore imponibile; aggiungendo a questo il possibile aumento delle aliquote è facile ipotizzare fin da ora quello che sarà il risultato finale.

Tutto ciò non farà che ridurre ulteriormente la domanda di immobili assieme ad un contemporaneo aumento dell’offerta con ovvie e ulteriori pressioni sui prezzi (oltre a quelle che già ci sono state nell’ultimo decennio).

In conclusione quella che fino a non molto tempo fa era una tipica passione italiana, quella per le case, andrà sempre più affievolendosi per i motivi appena menzionati e per altri quali la crisi economica, la diminuzione demografica, l’invecchiamento della popolazione, ecc.

 

 

Come non fare, poi, almeno un accenno al sempre più scontato prossimo inasprimento delle imposte di successione?

A tal riguardo oltre che suggerire – a chi non avesse ancora avuto modo di farlo – di prendersi 3 minuti del proprio tempo per andarsi a leggere il mio articolo: “Speravo de morì prima…” tengo a ricordare che nella stragrande maggioranza dei Paesi OCSE (con la sola eccezione ovviamente dell’Italia) immediatamente dietro alle imposte sugli immobili ci sono le imposte di successione: la Francia ne ricava un gettito pari a 10 volte quello dell’Italia, la Spagna 3 volte, l’Inghilterra 7 volte e la Germania 6 volte!

Sapendo che, oltretutto, è l’Italia quella che ha il maggior fabbisogno di entrate fiscali o decidiamo subito – miei cari amici – di “attrezzarci” oppure un domani (meglio ancora un dopodomani) saranno davvero guai per i nostri patrimoni!

Detto questo, e visto che nella decina di patrimoniali abbattutesi sulle tasche degli italiani nei decenni passati si sono sempre colpiti gli immobili e per quanto riguarda le attività finanziarie si sono quasi sempre concesse delle esenzioni a favore dei prodotti previdenziali ed assicurativi, veniamo a sintetizzare le principali azioni da mettere in campo (da considerare, in qualche maniera, un “vaccino Anti-Baffone”):

  • ridurre il peso degli immobili;
  • ridurre la  liquidità in conto corrente: la più facilmente colpita da eventuali prelievi forzosi modello Amato;
  • privilegiare negli investimenti finanziari gli strumenti di risparmio gestito e, soprattutto, le polizze vita (anche per il fatto che beneficiano dell’esenzione dalle imposte di successione);
  • ridurre i beni registrati di valore (auto di lusso, barche, ecc);
  • procedere con donazioni (specie di nude proprietà immobiliari), patti di famiglia, trust, ecc.

Per quanto riguarda, infine, l’opportunità di procedere con prelievi di contanti, richieste emissione assegni circolari, aperture di conti correnti all’estero, trasferimenti della residenza fuori dell’Italia, io dico “parliamone”: alcune medicine potrebbero risultare perfettamente inutili, altre – addirittura – fare più danni della malattia.

Всем счастливого Нового года!

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking
Ancona-Civitanova-Jesi-Senigallia-Pesaro
Cell: 3200222185

 

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