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Adolescenti e famiglie: due anni che lasciano il segno


Dopo due anni di pandemia le famiglie stanno vivendo ancora le difficoltà del periodo di transizione. Quali gli effetti sugli adolescenti? Verso dove andiamo?
Adolescenti e famiglie: due anni che lasciano il segno

Cosa sta succedendo alle famiglie italiane?  

Molti sono gli studi che in questi anni di pandemia hanno provato a descrivere l’evoluzione in base alle continue novità che sono accorse. Ovviamente non possiamo avere oggi a disposizione dei dati certi validi sul lungo periodo – sarebbero necessari tempi e studi molto più lunghi e approfonditi – ma delle “fotografie dinamiche”, chiamiamole così, che ci permettono di osservare alcuni punti critici. 

Prendiamo qualche dato. Studi condotti in varie parti del mondo – UK, Cina, EU – rispetto alle prime fasi dell’imposizione del distanziamento sociale e delle chiusure delle scuole concordavano sostanzialmente nell’evidenziare che c’è un peggioramento diffuso delle condizioni psicologiche dei preadolescenti e degli adolescenti. Soprattutto, però, tra gli adolescenti.  

La stretta relazione fra benessere psicologico dei figli e dei genitori è nota. 

Successivamente a questi primi studi, dati del ministero riportano a fine 2021 un tasso di incidenza del 25% di patologie depressive fra gli adolescenti. Spero che questi numeri siano errati; in ogni caso ci danno un’indicazione piuttosto evidente: gli adolescenti e le famiglie da soli non riescono a far fronte a tutte le difficoltà di questo lungo periodo.  

Vediamo alcuni dei cambiamenti che sono intercorsi in questi due anni: chiusura e riapertura delle scuole con criteri poco comprensibili – immaginate famiglie con figli in due scuole... – avvio della didattica a distanza senza l’infrastruttura tecnologica di base per tutti, distanziamento sociale, vaccinazioni obbligatorie, gestione accessi al lavoro tramite pass, gestione accessi alla vita sociale tramite pass, sofferenze in vari comparti dell’economia e conseguenti ricadute economiche ed organizzative sui lavoratori. Mi fermo qui, ma aggiungete qualsiasi cambiamento sia intervenuto nella vostra quotidianità.  

Dire cosa sia giusto e sbagliato al momento non ha senso; quello che sappiamo è che, a distanza di due anni dall’inizio della pandemia le condizioni psicologiche delle famiglie e degli adolescenti sono peggiorate. Cosa fare?  

Il cambiamento fa parte dell’essere umano, certo, però ci siamo trovati di fronte a tanti cambiamenti imposti. Sicuramente le persone, intendendo sia gli adulti che gli adolescenti, hanno le risorse per far fronte a molti cambiamenti, però queste risorse non sono infinite e soprattutto molte situazioni, sia sociali che famigliari e lavorative, sono state vissute ed interpretate come del tutto nuove. 

Abbiamo dovuto far fronte a problemi nuovi che prima della pandemia non erano stati pensati

I riferimenti alle epidemie precedenti lasciano il tempo che trovano; siamo in condizioni socioculturali molto differenti e quelle esperienze non possono essere un punto di riferimento. 

Problemi nuovi, strategie nuove, risorse psicologiche da suddividere in maniera diversa, opportunità e rischi nuovi, in altre parole troppe novità in troppo poco tempo

È questo uno dei fattori che più di altri hanno inciso sulla quotidianità; immaginate ora gli adolescenti che si stanno affacciando al mondo e alle loro autonomie che si sono trovati di punto in bianco senza i loro riferimenti. 
La scuola non era pronta, ancor meno i professori e il personale scolastico in generale. 
Le famiglie non erano pronte. Gli amici non erano pronti. 

Le loro basi, le loro certezze hanno barcollato, magari erano presenti ma in qualche modo non rappresentavano più le certezze “granitiche” sulle quali fare affidamento e su cui poter contare in qualsiasi momento. 
Solo per immaginare cosa possa essere accaduto insieme; con le famiglie in difficoltà per capire il lavoro da che parte andava, la scuola alle prese con le mille difficoltà organizzative e didattiche, con gli amici che non si possono vedere, quanti ragazzi potevano da soli passare indenni questi due anni?  

Ecco che l’aiuto di una figura professionale può supportare le famiglie. Giusto per aggiungere altri cambiamenti, anche la modalità di chiedere aiuto è cambiata; molto del lavoro dello psicologo è passato on line ad esempio. E anche qui sono intercorsi i necessari adeguamenti. 

Contattami se vuoi approfondire la situazione famigliare e cercare insieme strategie adattive. 
 

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