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Affrontare il tema della rabbia con le Costellazioni Familiari


Il tema della rabbia si può affrontare con il metodo delle Costellazioni Familiari?
Affrontare il tema della rabbia con le Costellazioni Familiari

 

La rabbia, quell’emozione che senti salire dallo stomaco alla testa, che hai affrontato mille volte in modi diversi e con cui ti trovi comunque a dover fare i conti, può essere affrontata con il metodo delle Costellazioni Familiari?

Si. Magari è un percorso che non hai mai fatto e vale la pena di provare. La risposta è positiva anche se si tratta di tuo figlio adolescente o della conflittualità crescente nel tuo ambito familiare.

Quando spiego ai ragazzi come funziona la rabbia utilizzo l’immagine del vulcano. Noi siamo il vulcano e la rabbia è la lava che vuole fuoriuscire. Può accadere, come in questo periodo con l’Etna, che uscendo tutto intorno tremi e metta timore o crei danni a chi mi sta intorno. Può accadere che non si veda mai, ma il giorno che esce non si limita a tremare tutto, esplode il vulcano creando devastazione perché tutto era troppo compresso o accumulato. Può accadere che esca ogni tanto tranquilla e addirittura diventi parte del panorama.

 

 

Ma perché esce la lava? Perché si rompe l’equilibrio tra le rocce che contengono la lava e la pressione dei gas sottostanti, altrimenti il magma resterebbe tranquillo nella sua funzione. La rabbia è necessaria e lo sappiamo bene.

Quali sono le forze che aumentando di volume fanno uscire la rabbia? Qualcosa di sommerso, di irrisolto, una ferita che sanguina, una paura con radici profonde, un dolore a cui sono ancorato, ecc. Sentimenti, emozioni impresse nella memoria che bloccano la crescita di una parte di noi perché restano agganciate solo all’evento doloroso.

Il sommerso quindi ha a che fare con la memoria e le memorie sono principalmente di tre tipi:

  • Personale: eventi della mia storia
  • Familiare: eventi di un familiare anche di altre generazioni
  • Culturale, dell’ambiente in cui vivo.

A livello personale sappiamo che è difficile lasciar andare la memoria di qualcosa che ci ha fatto soffrire, arriviamo a ciò che razionalmente sembra paradossale, ossia all’idea che se “dimentichiamo” quel dolore restiamo vulnerabili e ce lo teniamo stretto per timore che se lo “mollo” non mi difende più. Quella parte di noi bloccata diventa parlante, suggerisce pensieri, parole, immagini fino a diventare un “altro me” che detta le condizioni.

Sembra assurdo, ma è ciò che avviene anche a livello familiare. Se un nostro avo subisce un grave torto, un’ingiustizia o un evento molto doloroso, questo resta impresso nella memoria di famiglia e io lo eredito insieme al bagaglio cellulare ed energetico del mio corpo e una parte di me gli resta fedele. Può essere utile leggere il pensiero di un grande maestro come Carl Gustav Jung in proposito:

Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunità di destino che mi collega ai miei avi. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o di problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni e dai miei antenati.  Mi sembra che spesso ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anche io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era riuscito a trovare nessuna risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente continuare ad occuparmi di problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza conto di questa circostanza[1]

Questo brano è tratto dal suo libro autobiografico, Ma vie, souvenirs, rêves et pensées. In un incontro di Costellazioni Familiari hai la possibilità di sganciare e lasciare andare qualcosa che tieni strettamente legato a te o a cui sei agganciato in modo inconsapevole e fa parte della tua storia familiare e magari influenza un figlio. Qualcosa che agisce come motore pulsante dietro la tua rabbia.

Se hai delle domande in proposito sarò felice di rispondere.

[1] C.G Jung, Ma vie, souvenirs, rêves et pensées, p. 173

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