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Alcoltest e omesso avvertimento della facoltà di farsi assistere


Cosa succede se viene omesso l'avvertimento della facoltà di farsi assistere dal legale?
Alcoltest e omesso avvertimento della facoltà di farsi assistere

Di particolar rilievo e stranezza è il tema relativo all'alcoltest.

Per prima cosa, l'alcoltest non è obbligatorio, ma conviene effettuarlo per non andare incontro a sanzioni maggiori quali la sospensione della patente. Ma la domanda che mi sorge è "se dalla Polizia viene omesso l'avvertimento della facoltà di farsi assistere dal legale, cosa succede?".

La fattispecie di reato in considerazione è una delle più frequenti. Chiunque mettendosi alla guida di un'automobile dopo aver consumato sostanze alcoliche può incorrere in un accertamento da parte delle forze dell'ordine che mira a verificare l'eventuale sussistenza del reato di cui all'art. 186 c.d.s.

Il conducente "incappato" in un accertamento a mezzo etilometro non si deve spaventare, il nostro codice di procedura penale non prevede l'arresto in flagranza per il reato di guida in stato di ebbrezza. In ogni caso egli potrà far valere determinati diritti nel caso in cui venga fermato dalle forze di polizia per essere sottoposto alla verifica del reato in questione.

Le forze dell'ordine hanno l'obbligo di avvertire l’interessato della facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'espletamento delle prove a mezzo etilometro.

La Corte di Cassazione ha avuto più volte occasione di affermare: "In tema di guida in stato di ebbrezza, il cosiddetto alcoltest, eseguito dall'agente accertatore, costituisce atto urgente sullo stato delle persone disciplinato dall'art. 354 cpp al quale il difensore può assistere in virtù del successivo art. 356 cpp, senza diritto essere previamente avvisato del compimento dell'atto. Di questa facoltà la persona sottoposta alle indagini deve essere avvisata (art. 114 disp. Att. cpp), ma non è a tal fine prevista la nomina di un difensore di ufficio. Se difetta l'avvertimento si verifica una nullità a regime intermedio" (Sent. 23605 della sez. IV, 5.03.2009 della Suprema Corte).

La giurisprudenza di merito nell'esaminare i casi concreti ha fatto applicazione del principio in considerazione e quindi: "...Non vi era pertanto alcuna prova dell'avvertimento spettante al soggetto sottoposto ad accertamenti della facoltà di assistenza da parte di un difensore - ai sensi degli art. 114 disp. Att. cpp e artt. 354, 356 cpp - mancanza che comporta la nullità dell'atto svolto" (in questi termini Tribunale di Rimini, sent. 461/2010).

In altro simile caso, è accaduto che: "...In effetti nei documenti prodotti in atti, riguardanti l'accertamento, non vi è alcuna prova che l'imputato sia stato, preliminarmente, avvertito della facoltà di farsi assistere da un difensore. Nè tale prova è emersa in sede di escussione testimoniale, dove uno degli agenti accertatori, ha dichiarato di aver concordato la procedura con il M., ma di non ricordarsi se fosse stato avvertito della facoltà di cui sopra (cfr. deposizione teste Ma. all'udienza del 22.2.2010). Tale mancanza, determinando la nullità dell'atto di accertamento, rende del tutto sfornito di prova il reato contestato" (Così il Tribunale di Rimini, sent. 459/2011).

Và osservato che la Corte di Cassazione ha altresì precisato che "l'eventuale nullità conseguente all'omissione dell'avviso è comunque una nullità generale a regime intermedio, che va eccepita ai sensi dell'art. 182 cod. proc. Pen., o prima del compimento dell'atto o immediatamente dopo, ossia dopo la nomina del difensore ovvero entro il termine di cinque giorni che l'art. 366 cod. proc. Pen. Concede a quest'ultimo per l'esame degli atti" (sez. III, n. 14873/12).

Chiarito che l'eventuale omissione della facoltà di farsi assistere da un difensore da parte delle forze dell'ordine vada eccepita tempestivamente dal difensore, necessita di essere affrontato il punto nodale della questione, ovvero la prova della mancanza dell'avvertimento.

La prassi applicativa da parte delle forze dell'ordine ha suscitato forti discussioni a seguito di situazioni in cui l'interessato sosteneva di non aver ricevuto l'avvertimento in parola.

A tal proposito va ricordato che il verbale redatto dagli agenti fa piena prova privilegiata di quanto contenuto fino a querela di falso.

Qunidi, la mancanza dell'avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'accertamento si sposta sul terreno della prova di ciò; prova che appare essere diabolica nel caso in cui sia stato dato atto nel verbale del compimento del suddetto atto, ovvero dell'informazione su tale facoltà.

La questione assume i contorni di una lotta impari, laddove l'interessato non sia stato informato della propria facoltà di assistenza da parte del difensore, ma comunque sul verbale appaia che tale formalità sia stata espletata.

Va osservato che sui moduli utilizzati per compiere l’accertamento tecnico, vi è una casella da barrare per indicare il suddetto avviso e che, nell’arco di breve tempo possono essere sottoposte ad accertamento diverse persone.

In tal caso, nulla quaestio circa la buona fede da parte degli agenti accertatori nell'errore dell'omesso avvertimento, ma vale la pena rilevare che sul verbale possono apparire una serie di contraddizioni (ad es. sugli orari di espletamento delle prove) che devono indurre il giudicante ad una serena ed attenta valutazione circa la concretezza del suddetto avvertimento.

Si segnala un’interessante pronuncia del Tribunale di Udine - Ufficio GIP- n. 155/2005, nella quale il giudicante in sede di rito abbreviato, presta attenzione alle circostanze sintomatiche evidenziate dagli agenti accertatori per sottoporre il conducente ad accertamento tecnico del tasso alcolemico e alla documentazione in atti che non riportava l’avviso della facoltà di farsi assistere: "…Si noti, peraltro, che detto dovere di informazione non comporta il dovere di avvisare anche il difensore ovvero di attendere necessariamente l’arrivo del difensore. In sostanza è facoltà del difensore intervenire quanto prima per eventualmente assistere all’atto….Il verbale di accertamento tecnico di data 14.09.2003 (ore 15.35) indicava l’orario delle misurazioni alle 15.30 e 15.45….Il successivo verbale di identificazione veniva redatto alle 15.45, anch’esso senza nulla riferire circa le facoltà difensive della parte (peraltro già consumate)".

Per completezza vale la pena sottolineare che nel caso di sinistri stradali, la questione dell’avvertimento della facoltà di farsi assistere cambia di significato: "In tema di guida in stato di ebbrezza, il prelievo ematico compiuto nell’ambito dell’esecuzione di ordinari protocolli di pronto soccorso al di fuori della emersione di figure di reato e di attività propedeutiche al loro accertamento non rientra nel novero degli atti di cui all’art 356 del cpp, sicchè non sussiste alcun obbligo di avviso, ex art. 114 delle disposizioni di attuazione del cpp, all’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia (Così Cass. pen. sez. IV n. 26822/13)"

 

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