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Alla CGUE il quesito circa la compatibilità comunitaria dell’art. 26 del D.L. n. 91 del 2014


La previsione di legge incide in senso peggiorativo sulle convenzioni già sottoscritte con il GSE?
Alla CGUE il quesito circa la compatibilità comunitaria dell’art. 26 del D.L. n. 91 del 2014

Con l’ordinanza 20 novembre 2018 n. 11206 il T.A.R. del Lazio ha sottoposto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il seguente quesito interpretativo: “Se il diritto dell’Unione europea osti all’applicazione di una disposizione nazionale, come quella di cui all’art. 26, commi 2 e 3, del d.l. n. 91/2014, come convertito dalla legge 116/2014, che riduce ovvero ritarda in modo significativo la corresponsione degli incentivi già concessi per legge e definiti in base ad apposite convenzioni sottoscritte dai produttori di energia elettrica da conversione fotovoltaica con il Gestore dei servizi energetici s.p.a., società pubblica a tal funzione preposta; in particolare se tale disposizione sia compatibile con i principi generali del diritto dell’Unione europea di legittimo affidamento, di certezza del diritto, di leale collaborazione ed effetto utile; con gli artt. 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; con la direttiva n. 2009/28/CE e con la disciplina dei regimi di sostegno ivi prevista; con l’art. 216, par. 2, TFUE, in particolare in rapporto al Trattato sulla Carta europea dell’energia”.

 

In particolare il T.A.R. ha osservato che l’art. 26 del D.L. n. 91 del 2014, che incide sulle convenzioni stipulate con il GSE per la determinazione degli incentivi connessi alla produzione di energia elettrica da conversione fotovoltaica, rischia di porsi in contrasto con i principi generali del legittimo affidamento e della certezza del diritto, in quanto modifica unilateralmente le condizioni giuridiche sulle cui basi le imprese interessate hanno impostato la propria attività economica.

 

Secondo il T.A.R. la disposizione rischia di porsi in contrasto anche con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e, segnatamente, con gli articoli 16 (libertà d’impresa) e 17 (diritto di proprietà), in quanto altera le misure di sostegno economico già accordate, determinando una ingerenza nel diritto a impostare e condurre la propria attività economica sulla base di posizioni contrattuali predeterminate e riducendo il diritto a percepire le misure di sostegno economico già accordate. Il T.A.R. ha aggiunto la disposizione presenta possibili profili di incompatibilità anche con la direttiva 2009/28/CE, la quale, nel porre la disciplina per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, impone agli Stati membri l’obbligo di adottare misure efficaci al fine del raggiungimento della propria quota di energia da fonti rinnovabili (art. 3, par. 2) e, tra dette misure, indica i regimi di sostegno (art. 3, par. 3, lett. a).

 

Nel sostenere il ruolo di tali regimi, la direttiva ne sottolinea i necessari caratteri di stabilità e certezza giuridica, riconoscendo la necessità di “creare la stabilità a lungo termine di cui le imprese hanno bisogno per effettuare investimenti razionali e sostenibili nel settore delle energie rinnovabili” (considerando n. 8); afferma inoltre che “la principale finalità di obiettivi nazionali obbligatori è creare certezza per gli investitori” (considerando n. 14) e che “uno strumento importante per raggiungere l’obiettivo fissato dalla presente direttiva consiste nel garantire il corretto funzionamento dei regimi di sostegno nazionali […] al fine di mantenere la fiducia degli investitori” (considerando n. 25).

 

Il T.A.R. ha anche osservato che principi analoghi, in merito alla certezza dell’investimento, vengono richiamati nel Trattato sulla Carta europea dell’energia, che all’art. 10 stabilisce che ogni parte contraente “incoraggia e crea condizioni stabili, eque, favorevoli e trasparenti per gli investitori […] gli investimenti godono inoltre di una piena tutela e sicurezza e nessuna Parte contraente può in alcun modo pregiudicare con misure ingiustificate e discriminatorie la gestione, il mantenimento, l’impiego, il godimento o l’alienazione degli stessi”.

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