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Animali da compagnia: un investimento in amore


Nei megatrend a prova di recessione c’è l’economia degli animali domestici
Animali da compagnia: un investimento in amore

E se vuoi un amico, prenditi un cane

Suonava così, in italiano, la frase che Gordon Gekko (Michael Douglas) urlava al suo pupillo Bud Fox (Charlie Sheen). 

È assolutamente vero: per molti di noi, il nostro migliore amico è e rimarrà il nostro animale domestico, cane, gatto, coniglio o quant’altro. Ormai, i nostri animali sono parte integrante della famiglia: spesso i più coccolati e anche quelli con maggiori attenzioni. Eppure, possono anche essere un Business, un affare economico che ha alle spalle numeri inaspettati.

Partiamo dai dati spiccioli che rimangano impressi: nella parte più ricca del mondo, ci sono 1,3 animali da compagnia per due persone. Negli USA 95 milioni di famiglie hanno almeno un animale. In Italia, su 61 milioni di abitanti, ci sono oltre 40 milioni di animali domestici.  Solo in USA, si spendono all’anno per cibo per gli animali 31 miliardi di dollari, 16 miliardi per le cure veterinarie, 22 miliardi per gli accessori, altri 20 per i giochi e le cose che li fanno vivere meglio, il cosiddetto “wellness”. Per la copertura sulla loro salute gli americani lo scorso anno hanno speso 2,5 miliardi di dollari in premi assicurativi. In Europa, pur non avendo un dato complessivo, il comportamento è identico.

Di fatto:

Stiamo umanizzando i nostri animali domestici. I proprietari di animali domestici spesso pensano ai loro animali domestici come farebbero con i loro figli.

Stiamo "premiando" la cura degli animali domestici. I proprietari di animali domestici stanno sviluppando un’attenzione sempre maggiore alla qualità del cibo dei loro animali paragonabile a quella che prestano al loro, se non addirittura con maggiore attenzione.

Stiamo fornendo agli animali domestici un'assistenza sanitaria paragonabile alla nostra e, di pari passo, i progressi nell'assistenza sanitaria veterinaria e la ricerca scientifica sulle cure dei loro mali sono allo stesso livello di quello per gli esseri umani.

Inoltre, nei momenti di difficoltà economica, il comportamento dei proprietari è quasi unanimemente quello, di fronte ad una scelta personale, di privilegiare il bene del proprio animale piuttosto che il proprio, soprattutto sul fronte alimentare e sanitario.

Un dato su tutti: il settore che ruota attorno agli animali domestici è cresciuto il triplo rispetto al PIL periodale e questo ha ancora più valore soprattutto nei dati che vanno dal 2008 al 2012, il periodo della grande recessione mondiale, dove l’unico comparto in crescita è risultato proprio quello per gli animali da compagnia.

L’impatto sul mondo del risparmio non si è fatto attendere: ormai da 3 anni esiste un indice ufficiale del settore “pet wellness and care”, e sono in commercio ETF specifichi su questo settore ed anche fondi comuni di investimento con un approccio attivo. A coloro che ancora rimangono scettici, ecco i nomi di alcune delle aziende facenti parte dell’indice e verificate il loro andamento dal 2008 ad oggi: Zooplus AG, Freshpet Inc, CVS Group plc, Elanco Animal Health Inc, Pets at Home Group plc, Dechra Pharmaceuticals plc, IDEXX Laboratories Inc, Animalcare Group plc, Trupanion Inc, IDEXX Laboratories Inc.

In cconclusione il mercato globale dei prodotti e dei servizi legati al mondo degli animali da compagnia cresce del 7% all’anno, e le ricerche indicano che questo trend è destinato a continuare. Tale mercato, a mio avviso è a prova di recessione: quando un animale si ammala gli vengono fornite le migliori cure possibili, indipendentemente dal contesto economico. Tutti amano gli animali, dagli anziani ai millennial, ai Boomer. Alcune società offrono addirittura la possibilità di tenere un cane o un gatto in ufficio come incentivo per attrarre giovani talenti.

Acquisire questo settore nel proprio portafoglio permetterà all’acquirente di inserirsi in un megatrend di lungo periodo con un’alta differenziazione con un rendimento competitivo, a forte tenuta anche nelle fasi ribassiste del mercato.

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