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Animali in condominio


Impossibile convivere senza rispetto reciproco e senso civico
Animali in condominio

L'Italia è uno dei Paesi in cui la presenza degli animali da compagnia è in continuo aumento. Nel nostro paese, sono oltre 60 milioni gli animali che vivono all'interno dei condomini, di cui la maggioranza (55.6%) sono cani, seguiti a ruota dai gatti (49.7%). L'aumento degli animali domestici ha fatto crescere esponenzialmente le discussioni e le controversie condominiali.

Questi numeri non potevano rimanere inosservati agli occhi del legislatore, il quale, in occasione dell’entrata in vigore dell’art. 16 della Legge 11/12/2012, n. 220 - nota come la Riforma del Condominio – ha stabilito che: “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”.

Questa norma imperativa sembrerebbe non lasciare spazio ad alcun dubbio in materia di possesso e/o detenzione di animali domestici all’interno del condominio, tuttavia, a ben vedere rimangono ancora aperte alcune dispute in materia.

 

IL CONCETTO DI ANIMALE DOMESTICO

In primo luogo, già la definizione di “animale domestico” non è ben chiara. Infatti, se nessuno ha dubbi sulla definizione semantica di animali da compagnia riferita a cani e gatti, possono invece sorgerne parecchi per altri animali quali cincillà, furetti, ma anche per specie più esotiche quali serpenti, ragni e anche maialini. L’utilizzo del termine “domestico”, determina sicuramente notevole incertezza allorché si consideri che la Corte di Cassazione  ha stabilito, con la Sentenza n. 2598 del 2004, che: “a prescindere dalla classificazione in uso alla scienza zoologica, la fauna è da ritenersi assimilabile alla fauna selvatica quando si ricovera, si riproduce e si alimenta indipendentemente dall'uomo; per converso è da assimilarsi alla fauna domestica quando si ricovera, si alimenta e si riproduce sotto il governo dell'uomo”. In aggiunta l’art. 1 della Legge 241/2010, in recepimento della Convenzione Europea dei Diritti degli animali stabilisce che “si definisce animale domestico qualsiasi animale tenuto o destinato ad essere tenuto dall'uomo per compagnia o comunque nel suo alloggio domestico”.

Giova, chiarire tuttavia che, l’unico caso in cui un soggetto potrà vedersi vietata la detenzione di un animale domestico si verifica quando tale divieto è previsto dal contratto di locazione dell’appartamento (il divieto in questo caso ha natura contrattuale).

 

COSA FARE IN CASO DI PRESENZA O INTRODUZIONE DI DIVIETI

Abbiamo detto che un regolamento condominiale non può stabilire limiti ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva e, quindi, non può vietare di possedere animali domestici. Qualunque delibera condominiale che contenga disposizioni a discpito dell'animale (ad esempio vietare l’uso dell’ascensore o delle scale), può essere annullata presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 gg. dalla data della deliberazione (per i dissenzienti o gli astenuti) o dalla data di ricevimento del verbale per gli assenti all’assemblea condominiale.

Nel caso nel corso dell’assemblea condominiale il divieto contro l’animale non fosse stato discusso come argomento all’ordine del giorno, ma nelle “varie ed eventuali”, la delibera è già considerata nulla (cioè non produce alcun effetto) ed è sufficiente inviare una raccomandata A/R all’Amministratore.

 

DISTURBO ALLA QUIETA PUBBLICA E IGIENE

Premesso, quindi, che non è più consentito inibire la presenza degli animali domestici nel condominio mediante i regolamenti interni, la coabitazione tra gli stessi animali e gli altri abitanti dello stabile che non siano i relativi proprietari diviene difficile quando, questi ultimi, non si curano di assumere tutte quelle necessarie precauzioni tali da non rendere la presenza dell’animale di disturbo. Rumori molesti, odori sgradevoli, disturbo al riposo notturno, rilascio di deiezioni negli spazi condominiali ma anche nei balconi e terrazzi privati possono verificarsi sia per la negligenza che per il malvezzo del padrone dell’animale.

Come difendersi? A chi rivolgersi?

Nel caso delle cosiddette immissioni (rumori molesti, odori sgradevoli, ecc.), vale quanto stabilito genericamente dall’art. 844 del codice civile e quindi il singolo condomino potrà richiedere all’autorità giudiziaria la cessazione della turbativa soltanto quando questa superi la cosiddetta “normale tollerabilità”.
Avvalendosi di un consulente tecnico d’ufficio per gli accertamenti, il Giudice potrà inibire l’attività contestata, o imporre, se tecnicamente possibile, gli accorgimenti che ne riducano il fastidio. Il trasgressore potrà essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti di coloro che hanno dovuto subire i disagi sopra richiamati. In ogni caso, va sottolineato che raramente si procede all’allontanamento dell’animale.
Un discorso a parte merita il rumore, in quanto la tutela contro le immissioni rumorose è prevista anche dal Codice penale che prevede come ipotesi di reato il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone. Per quanto riguarda il disturbo della quiete, i cosiddetti orari sensibili e le regole per i rumori molesti valgono per l’abbaiare di un cane come per la musica di uno stereo o per gli schiamazzi.

È importante precisare che il disturbo, anche se denunciato da più persone, deve essere dimostrato da una perizia, ovvero dal monitoraggio di personale abilitato (ad esempio i vigili, le ASL, ma anche tecnici privati incaricati dal condominio) dal quale risulti che sono state quantitativamente violate le norme sull’inquinamento acustico.

Quindi, per poter denunciare un condomino per rumori definiti molesti, è necessario che tale disturbo sia dimostrato e:

  • continuato: il caso in cui un cane abbaia occasionalmente, non è considerabile fatto molesto come invece un abbaiare insistente, continuo e violento;
  • supportato da testimoni disposti anche a comparire davanti a un giudice;
  • causa di problemi psico-fisici: è passabile di denuncia un vicino che crei (o non impedisca il generare) un rumore in grado di creare una patologia ad altra persona.

Infine, va segnalato che gli animali non possono essere lasciati senza vigilanza per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni perché si potrebbe ipotizzare il reato di omessa custodia.

 

GLI ANIMALI DOMESTISCI NEGLI SPAZI CONDOMINIALI

Il buon senso deve sempre accompagnare il condomino nella gestione del suo animale domestico, pertanto la buona educazione impone che si debbano rispettare con grande cura gli spazi comuni. Il condomino deve fare in modo che il suo cane non arrechi un danno agli altri, quindi deve adottare tutte le misure cautelari necessarie. A tal proposito, il cane che viene fatto circolare liberamente nelle aree comuni di un condominio dev'essere sempre munito di guinzaglio non più lungo di 1,5 metri in modo tale che il padrone abbia la massima autorità e capacità di intervento in caso di bisogno.

Diverso è il discorso della museruola, perché il cane non è tenuto a portarla sempre ma il suo conducente è obbligato ad averla sempre con sé per utilizzarla in caso di necessità. Inoltre, il suo utilizzo è obbligatorio in alcuni contesti specifici, come gli spazi chiusi e di ridotte dimensioni in cui possono essere presenti anche altre persone: l'esempio più comune è l'ascensore, dove il cane, di qualunque razza, è per norma obbligato a indossare la museruola secondo l'ordinanza 6.8.3023 Gazzetta Ufficiale 6.09.13 del Ministero della Salute. Solo se il cane è inserito nell'elenco delle razze pericolose è obbligatorio che indossi la museruola sempre e comunque quando si trova nelle aree comuni.

Queste sono le disposizioni di sicurezza a cui è tenuto il conduttore di un animale domestico per la civile convivenza all'interno di un condominio. Qualsiasi forma restrittiva che impedisca all'animale, dotato delle opportune misure cautelari, di frequentare le aree comuni non ha alcun valore legale e può essere annullata dal tribunale.


 

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