Ansia: come affrontarla al meglio


Il disturbo d'ansia assume diverse forme e soffrirne è molto frequente. Scopriamo in questo articolo come gestire al meglio il disagio che provoca.
Ansia: come affrontarla al meglio
L'ansia è un'emozione comune: tutti, nella vita, la proviamo o la abbiamo provata. E' di per sè un'emozione positiva, in quanto permette a chi la prova di attivarsi, di entrare in uno stato di allerta, di tensione, per sfuggire o per fronteggiare una situazione pericolosa o almeno potenzialmente pericolosa.
Talvolta però il livello dell'ansia sale e diventa faticoso, per chi ne soffre, gestirla, in quanto interferisce con la propria quotidianeità e con le attvità di tutti i giorni, alterando la propria capacità di pensiero e di azione. Ci si sente immobilizzati, schiacciati e dominati, i pensieri vanno in corto circuito, o vanno in circolo in modo disordinato e veloce, senza più controllo. Le forme con cui si manifesta l'ansia sono le più diverse: alle volte si tratta di agitazione, nervosismo, altre volte si vivono piccoli o più importanti attacchi di panico, altre volte si tratta di un disturbo generalizzato. I pensieri più frequenti che nascono quando l'ansia diventa eccessiva sono diversi; tra questi i più comuni sono la paura di morte, la paura di restare chiusi (claustrofobia), la paura di soffocamento. La paura di base sottostante è quella di perdere il controllo su una determinata situazione.
Ecco qualche consiglio per gestire al meglio gli attacchi d'ansia:
1- Innanzitutto, individuare QUANDO ci si sente più in ansia (momenti ricorrenti, magari in concomitanza di qualche evento o un momento specifico durante la propria giornata o magari sempre in un determinato contesto o con determinate persone)
2- Automonitorare sè stessi, i propri pensieri e i propri comportamenti (può essere utile tenere un diario dell'ansia in cui si registra la situazione che ha innescato lo stato ansioso, il pensiero dominante e la reazione/comportamento messo in atto)
3- Valutare l'intensità delle proprie emozioni: quanto ci si è sentiti in ansia in quella situazione? E' utile in questo caso il termometro dell'ansia, una scala numerica da 1 a 10 dove 1 equivale a "per niente in ansia" e 10 a "moltissimo, ansia ingestibile". Dare un valore numerico serve a relativizzare il malessere e a capire in quali situazioni e contesti si sta più male.
4- Fare una scansione corporea, ovvero fermarsi in un luogo tranquillo e focalizzarsi lentamente su ogni singola parte del proprio corpo: dove si avverte più ansia e più malessere in una situazione disturbante? Dove si sente l'ansia nel corpo?
5- Individuare delle strategie possibili: qual è quella meno peggio delle altre? Quale la più attuabile? Come ci fa sentire l'idea di realizzarla? Abbiamo gli strumenti e le competenze necessarie per metterla in atto? Spesso la soluzione ideale non sarà praticabile, per vari motivi, ma ce ne sarà sempre una "meno peggio" delle altre!
6- Individuare i fattori scatenanti di una situazione ansiosa e imparare a prevederli, per fare qualcosa prima che l'ansia si presenti, diminuendo sempre di più l'esposizione a situazioni stressanti e quindi la propria sofferenza. Questa è una competenza che si acquisisce con il tempo, spesso dopo un percorso di psicoterapia, imparando ad essere consapevoli dei propri modi di funzionare.
7- Imparare a chiedere aiuto: avere delle figure di riferimento a cui supporto, affetto e vicinanza e che supportino nell'imparare a convivere e a gestire situazioni in cui l'ansia si manifesta con prepotenza.
8- Chiedere l'aiuto di uno psicoterapeuta se il vissuto d'ansia interferisce all'interno delle proprie attività quotidiane e riduce la qualità della propria vita.
La psicoterapia ha un duplice potenziale: da un lato, in primis, aiuta a conoscersi e rendersi consapevoli del proprio funzionamento e del significato che l'ansia, diverso per ciascuno sulla base delle proprie esperienze di vita vissute, dello stile di attaccamento e dei propri modelli operativi interni. L'ansia, inoltre, ha dei vantaggi secondari per chi ne soffre, ovvero è stata una reazione che, inconsciamente, ha permesso di stare meglio e di funzionare meglio in alcune situazioni (come fosse stata una "medicina"): questi vantaggi secondari in realtà vanno smascherati e resi consapevoli, solo allora si potrà "abbandonare" il sintomo ansioso. Infine, chi soffre d'ansia, sente in qualche modo di non poter sperimentare alcune altre emozioni, che nel corso delle sue esperienze di vita ha sentito essere inaccettabili e inadeguate, o addirittura pericolose. Lavorare sul sintomo ansioso può significare finalmente dare via libera all'espressione di quelle parti di sè più autentiche e sane fino a quel momento tenute sotto controllo dal sintomo ansioso.



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di Dott.ssa Signorelli

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