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Ansia: sintomi e cura


Quando l’ansia da legittima tensione diventa uno stato di paura? Ecco come arginarla prima che la sua spirale si allarghi e varchi il limite tra fantasia e realtà
Ansia: sintomi e cura

Che cos’è l’ansia?

Chi di noi può dire di non aver mai sperimentato uno stato d’ansia?
Come la si potrebbe definire? Una legittima tensione verso avvenimenti che potrebbero accadere, suscitando in noi preoccupazione. Oppure anche un’impaziente attesa di un accadimento positivo o della realizzazione di un desiderio. Una cosa è certa: l’ansia ci proietta verso il futuro, ma il futuro per sua natura non sempre è facilmente prevedibile, ed eccoci allora sconfinare inavvertitamente nel campo delle ipotesi e delle fantasie.

Ma è possibile dominare ipotesi e fantasie?

Certamente, quando ci basiamo su uno stato interiore equilibrato, sereno e razionale.

Quando, invece, sono le ipotesi e le fantasie a impossessarsi di noi, allora l’ansia perde i suoi connotati di normalità. Prendono piede emozioni spiacevoli, uno stato di paura e di insicurezza e pensieri vaghi, difficili da accettare e da elaborare: l’ansia, che sembrava predisporci ad affrontare cambiamenti, si è trasformata in una morsa paralizzante.

La sensazione prevalente è allora quella di aver abdicato alla propria zona di potere, cioè di non possedere gli strumenti necessari per affrontare la specifica situazione che paventiamo. Nello stesso tempo emerge un’inquietante sensazione che la percezione della nostra inadeguatezza si stia allargando fino a trasformarsi in uno stato d’animo di incertezza generalizzata.

Ad esempio, una situazione tipica, che abbiamo più o meno tutti vissuto, è quella sottile sensazione sgradevole che proviamo quando constatiamo che un nostro messaggio su Whatsapp è stato letto da qualche ora, ma non abbiamo ricevuto risposta: prendono corpo ipotesi e pensieri riguardo al possibile deterioramento della relazione o, peggio, il dubbio di aver determinato in qualche modo il raffreddamento dei rapporti.

 

Sintomi fisici e psicologici

Anche il nostro corpo ci segnala che qualcosa non sta andando come dovrebbe: iniziano “strani” sintomi, sia fisici che psicologici, come spie d’allarme. Tra i segni più comuni possiamo riconoscere:

•    disturbi del sonno

•    disturbi gastrointestinali

•    sensazione di spossatezza

•    tensione muscolare

a cui si aggiungono:

•    stato di allarme

•    difficoltà di concentrazione

•    difficoltà a rilassarsi

•    tendenza ad aspettarsi il peggio

•    preoccupazioni incontrollabili

 

L’intervento del Counselor

In casi di ansia prolungata, ma non ancora patologica, può essere risolutivo l’intervento del Counseling, perché offre un percorso di tipo cognitivo-comportamentale.

Particolarmente utile si rivela il Counseling a orientamento analitico transazionale, basato sull’analisi degli Stati dell’Io, che sono le funzioni della personalità da cui derivano corrispondenti e specifici modelli di comportamento: Genitore, Adulto, Bambino.

Sono nello Stato dell’Io:

•    Genitore, quando mi comporto o interpreto gli eventi come ho visto fare dai miei genitori/persone di riferimento, o come loro si aspettavano che io facessi;

•    Adulto, quando vivo oggettivamente la realtà e utilizzo nel “qui e ora” le mie facoltà razionali e intellettuali per affrontare le situazioni che mi si presentano;

•    Bambino, quando mi comporto e reagisco proprio come facevo io da bambino.

Nel momento in cui il Cliente arriva a rendersi conto di qual è il suo Stato dell’Io prevalente e in quale Stato dell’Io si trova, quando è in ansia, questa analisi razionale della situazione depotenzia la carica emotiva alla base della tensione. È possibile di conseguenza prendere via via consapevolezza di una serie di credenze, spesso disfunzionali, su di noi (es. “Non sono abbastanza bravo”, “Devo fare da solo”), sugli altri (es. “Gli uomini sono dei mascalzoni”, “Le donne non sono in grado di svolgere mansioni di responsabilità”) e sul mondo (es. “Chi ha i soldi è sicuramente disonesto”, “Non c’è giustizia a questo mondo”), che abbiamo assorbito fin dalla primissima infanzia.

Ma di queste credenze quante sono solo frutto dei condizionamenti che abbiamo ricevuto e quante invece rispecchiano veramente il nostro sentire profondo?

Solo dopo un percorso di autoconoscenza e consapevolezza, favorito da opportune domande poste dal Counselor, è possibile comprendere quali credenze siano vere per noi e quindi, avvalorabili, e rinforzabili, e quali invece non siano più accettabili, perché ormai anacronistiche e chiaramente disfunzionali.

Occorre allora liberarsi da queste inutili zavorre, prendendo atto fino in fondo che si tratta di pensieri, e i pensieri, come amava ripetere Louise Hay, possono essere cambiati.

In effetti, l’ansia è uno stato emotivo, ed ogni emozione, anche se spesso a livello inconscio, è collegata a un preciso pensiero: ecco perché portare alla luce il pensiero disfunzionale significa indebolire e, quindi, dissolvere la relativa emozione. Il percorso cognitivo ci porta ad acquisire consapevolezza delle motivazioni dello stato ansioso e lo depotenzia. È importante decodificare e depotenziare un’emozione disfunzionale, perché essa è destinata a generare pensieri spiacevoli, che a loro volta genereranno emozioni disfunzionali, ampliando la spirale dell’ansia.

A questo punto entra in gioco la parte comportamentale costituita da un insieme di buone pratiche, che contribuiscono alla soluzione dello stato ansioso:

•    Respirazione diaframmatica

•    Tecniche di visualizzazione

•    Tecniche di rilassamento

•    Meditazione

•    Imparare a porsi una serie di domande finalizzate alla sdrammatizzazione: es.  “È realistica la mia preoccupazione?”, “Qual è la cosa peggiore che mi può capitare, se ciò che pavento accade?”, “In che misura questo mi impedirebbe di essere me stesso e di conservare i miei valori?”

L’intervento del Counselor a orientamento analitico transazionale porta il Cliente ad energizzare il proprio Stato dell’Io Adulto e, quindi, a porsi la domanda cardine: “Qual è la reale condizione di pericolo nel qui e ora che sto vivendo?”

Questa, in sintesi, la “mappa” del percorso; la presenza del Counselor permette l’esplorazione del territorio.

 

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