Aprire un`attività all`estero


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Aprire un`attività all`estero
Un imprenditore italiano può decidere (per vari motivi) di aprire un’attività all’estero. Il consiglio è quello di conoscere bene a monte come è trattato fiscalmente un reddito prodotto all’estero da un soggetto residente in Italia. E’ necessario fare riferimento al cd. "worldwide taxation", il quale prevede che in capo al soggetto fiscalmente residente nel territorio dello Stato, sono imponibili tutti i redditi posseduti, anche se prodotti all'estero, inclusi quelli rientranti nella categoria dei redditi d'impresa.

In base all’art. 2 del Testo Unico delle imposte sui redditi (Tuir), per essere considerato fiscalmente residente all'estero, un cittadino italiano deve risultare, per la maggior parte del periodo d'imposta, non residente né domiciliato, iscritto all’ Aire (Anagrafe degli italiani residenti all'estero), e inoltre che all’estero abbia il centro principale dei propri affari. Eventuali redditi esteri percepiti da un residente in Italia potrebbero essere soggetti anche alla tassazione concorrente dello Stato in cui questi redditi sono prodotti, con il rischio di doppia imposizione.

Al fine di limitare questo fenomeno, è possibile servirsi delle convenzioni contro le doppie imposizioni siglate tra i due Stati interessati (quello di residenza del percettore e quello della "fonte" del reddito), oppure, qualora neanche tali strumenti riescano ad annullare il duplice pagamento dell'imposta, è possibile ricorrere all'istituto del credito per le imposte pagate all'estero, il così detto foreign tax credit.

L’attività d'impresa svolta all'estero da un soggetto fiscalmente residente in Italia produce reddito imponibile - oltre che in Italia - anche nello Stato estero mediante una stabile organizzazione o una sede fissa d'affari in quel territorio. Nell'ipotesi in cui, invece, l'attività venga svolta all'estero tramite un semplice "ufficio di rappresentanza", i relativi redditi saranno imponibili solo in Italia, e non anche nello Stato estero.

I redditi prodotti nello Stato estero dovranno essere assoggettati a imposizione in Italia secondo le regole ordinarie, ai fini Irpef, mentre non saranno imponibili ai fini Irap, per carenza del presupposto territoriale che contraddistingue tale tributo. L'impresa, oltre a essere classificata e registrata presso tutte le competenti autorità come "stabile organizzazione" dell'impresa italiana, dovrà tenere una propria contabilità e presentare la dichiarazione dei propri redditi locali. L'imprenditore che istituisce sedi secondarie con rappresentanza stabile all'estero deve, entro trenta giorni, chiederne l'iscrizione al registro imprese della Camera di Commercio nella cui circoscrizione si trova la sede legale. Per quanto riguarda gli aspetti contabili/fiscali, una «stabile organizzazione all'estero di impresa italiana», deve dotarsi di autonoma contabilità, ben distinta da quella della società madre, determinando separatamente i risultati dell'esercizio relativi a ciascuna di esse.

Da ciò ne consegue di dover predisporre un doppio bilancio, uno per la sede principale e uno per la stabile organizzazione. Nell’integrare i due risultati è necessario eliminare eventuali conti reciproci con la sede italiana. La stabile organizzazione dovrà poi dotarsi di una nuova partita Iva secondo i codici del paese dove andrà ad operare in modo da assolvere l’imposta sul valore aggiunto nel paese in cui svolge la propria attività.

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di Dott. Riccardo Veneziano

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