Architettura e paesaggio in Toscana


Architettura vernacolare e minimalismo a tutela del paesaggio rurale?
Architettura e paesaggio in Toscana
La mia attenzione per le campagne, per il paesaggio, per i poderi della Maremma è iniziata ben prima della esperienza professionale quando con mio padre Sergio andavo per fattorie di amici e clienti.
Questo ha generato successivamente un’attenzione particolare nelle mie esperienze professionali di "architetto di campagna" e mi ha consentito di capire meglio il veloce succedersi delle "stagioni urbanistiche" durante le quali si è passati da una attività edificatoria libera ante 1967 alla moltitudini di regolamenti e piani paesaggistici oggi vigenti; e di vivere il passaggio incredibilmente rapido che ha portato dalla considerazione del fabbricato rurale come bene strumentale dell’attività agricola senza valore proprio, fino alla supervalutazione finalizzata alla realizzazione di residenze esclusive.
Ho anche vissuto anni di esperienze di commissioni edilizie ed ambientali in cui ho spesso assistito ad una proporzione inversa tra il proliferare e l’affinarsi di norme e regolamenti e la qualità complessiva del progettato e del costruito, all’anarchia di stili e di modelli di riferimento, al proliferare di forme vernacolari più o meno paradossali, sostanzialmente ad un degrado effettivo del paesaggio in barba a quelle stesse norme che così puntualmente si erano prefissate di conservarlo.
Allora che fare!!!
Quante volte mi sono posto questa domanda prima di intraprendere qualsiasi iter progettuale di ristrutturazione o nuove costruzioni di annessi, cantine, agriturismi, abitazioni, e di come cercare fin da subito di "educare" il committente a quella che io consideravo, a prescindere dai regolamenti, la soluzione più "logica" per quello specifico contesto rurale.
Già più logico! Perché la vera debolezza dei regolamenti sta nell’appiattimento delle soluzioni precostituite, nell’errore di scala per cui a livello di pianificazione territoriale si ha spesso la presunzione di disporre qualsiasi intervento, quando invece ogni variabile del contesto circostante rende ogni intervento necessariamente diverso dagli altri togliendo così alla fase progettuale il ruolo essenziale della scelta e di fatto deresponsabilizzando progettista e commissione edilizia da qualsiasi valutazione sulla qualità e sull’opportunità di questo o di quell’ intervento.
In un quadro così incerto e sostanzialmente di bassa qualità progettuale anche in un territorio di indubbio valore paesaggistico, conciliare un nuovo inserimento con le esigenze economiche dell’imprenditore agricolo dalla scarsa sensibilità e cultura del progetto e con un quadro di riferimento non certo esaltante degli interventi contemporanei, non è facile.
Nel Congresso Internazionale di Studi di Collemassari del mese di Ottobre 2007, "Architettura contemporanea nel paesaggio toscano" si è evidenziata l’importanza della ricerca progettuale e dell’inserimento nel paesaggio di una nuova architettura contemporanea capace di portare innovazione e qualità.
Il tutto appare sinceramente auspicabile ma gli esempi citati si riferiscono sempre ai pochi casi di eccellenze nati dall’incontro di ottimi progettisti con committenti illuminati e con potenzialità economiche sopra la media, e come tali potranno fare "tendenza", come si dice, ma non rappresentano la soluzione definitiva del problema, nè forse potranno mai rappresentarla.
In questo contesto contemporaneo così incerto e per certi versi privo di un effettivo riferimento stilistico, ritengo "interessante" presentare un intervento che potremmo definire "iper minimalista" e che la critica convenzionale in modo a volte sprezzante definisce "vernacolari".
Qualche anno fa ho realizzato un edificio rurale ad uso abitazione ed annessi agricoli che ripropone un vecchio casale senza tempo, realizzato in una zona davvero di particolare valore ambientale nella vallata tra Buriano e Vetulonia a mezza costa; uno di quegli interventi che si realizzano con il Piano Aziendale e che va in deroga alle maglie strette della pianificazione territoriale.
La passione dei proprietari per la campagna, per le piante, per il bello, la mia sensibilità e capacità di coordinare le loro idee unita alla indubbia capacità di tutti gli artigiani che hanno realizzato l’opera che va vista per essere apprezzata .
Il podere è stato completato nel 2005, per me non ha età, non doveva averla e non la si vede; la qualità e l’amore per tutto ciò che è stato realizzato si.

Architetto Alessandro MARRI

Articolo del:



Non è presente nessuna recensione!


Aggiungi ai tuoi preferiti e visualizza in seguito

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Cerca nella tua città o in una città di tuo interesse

Altri articoli del professionista

Note critiche sul concetto di consumo di suolo

Il caso di Grosseto sull'applicazione del principio del contenimento del consumo di suolo

Continua

Grosseto e l’urbanistica

Il caso di Grosseto: riflessioni in ordine sparso sullo sviluppo urbano di Alessandro Marri

Continua