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Ascolto, coaching e vita


Quanto è importante l'ascolto di sè e dell'altro nella nostra vita e nel coaching?!
Ascolto, coaching e vita

Cosa significa per te ascoltare? Come ascolti? Chi scegli di ascoltare?

Ascoltare è il significato simbolico di capire, afferrare il senso.

Il dizionario definisce così la parola ASCOLTARE: "Trattenersi volontariamente e attentamente a udire, prestare la propria attenzione o partecipazione a qualcuno o qualcosa in quanto informazione o motivo di riflessione".

Mi chiedo percio se è facile ascoltare l'altro, liberare la mente da ogni pregiudizio per guardare con i suoi occhi e sentire il suo cuore. Tutte queste domande mi portano ad una riflessione, ma nell'ascolto si inserisce anche l'empatia?

EMPATIA, etimologia dal greco IN-DENTRO, PATHOS-SOFFRIRE/SENTIRE, che vuol dire provare le stesse sensazioni/emozioni dell'altro.

Si è in empatia con un'altra persona nel momento in cui ci si cala nei suoi stessi panni e si percepisce allo stesso modo la realtà. Essa è parte fondamentale dell'Intelligenza Emotiva, la quale sta diventando una parte importante delle competenze di un lavoratore a qualsiasi livello e quando si parla di soft skill si parla anche di Intelligenza Emotiva, perciò di empatia e, quindi, di capacità di ascolto.

"L'ascolto è un atto intenzionale, voluto, il cui obiettivo è comprendere l'altro. Si tratta, essenzialmente, di un atto libero. (...) Noi non ascoltiamo per caso, ma ascoltiamo perchè abbiamo preventivamente desiderato di ascoltare." (Torralba, 2008, p.15)

"L'arte di saper ascoltare richiede tempo. Non possiamo ascoltare con il cronometro in mano o sbirciando di soppiatto le lancette dell'orologio. Come ogni arte che si rispetti, l'apprendistato dell'ascolto esige sforzo, costanza, dedizione, un'immensa dose di pazienza: al punto che solo colui che è disposto a fallire a più riprese imparerà ad ascoltare correttamente" (Torralba, 2008, p. 27)

In un rapporto di coaching, la capacità di ascolto del Coach è una competenza essenziale perchè da un lato favorisce la raccolta delle informazioni e dall'altro consente di assumere il punto di vista del Coachee ed i suoi obiettivi.

In un rapporto di coaching con sè stessi però la capacità di ascolto è ancora più una condizione necessaria per poter, con il profondo silenzio, riflettere e creare così lo spazio affinchè il "Sè che fa", da solo difronte ai propri pensieri, possa avanzare nel suo processo di autocomprensione, autodeterminazione e, quindi, di sviluppo personale, creando una condizione di distacco da sè stessi tale per cui riusciamo a vederci dal di fuori come se fossimo seduti su una poltrona a guardare il film della nostra vita. In questo modo acquisiremo con chiarezza i motivi del nostro disorientamento ed innescheremo quel processo di formulazine di domande che serviranno a superare quella condizione di malessere, e lentamente ci porterà non solo a non giudicarci in modo negativo ma ad accettarci per quello che siamo ed a valorizzare i nostri "talenti".

La modalità di ascolto di cui abbiamo parlato fino ad ora si chiama ASCOLTO ATTIVO.

Ma che cos'è l'ascolto attivo? E' un'abilità comunicativa che si basa sull'empatia e sull'accettazione, sulla creazione di un rapporto positivo all'interno di un clima non giudicante.

Come si procede per un ascolto attivo? Si personalizza l'informazione attraverso:

1. La predisposizine all'attenzione dell'ascolto attivo;

2. Il chiarire cosa la persona sa già e cosa la persona è in quel momento in grado di recepire;

3. Il facilitare l'esplicitazione di dubbi, lasciando la possibilità di porre domande e ottenere ulteriori chiarimenti;

4. Il valutare le emozioni e le implicazioni di ciò che viene detto;

5. Il rispettare i tempi della persona;

6. Il verificare quanto e cosa la persona ha compreso;

7. Il riassumere concludendo il collocquio.

Voi cosa ascoltate?

Solitamente ciò che si ascolta sono:

1. I contenuti di ciò che l'altro dice con le parole (verbale) e ciò che non dice con il silenzio, l'ascolto/osservazione delle tonalità utilizzate, di come lo dice (paraverbale), ascolto/osservazione degli sguardi e della gestualità (non verbale) di come l'altro si presenta e si muove.

2. Il contesto in cui la persona vive, familiare, sociale, lavorativo, scolastico, dei vissuti, degli schemi di riferimento culturali, dei valori, "della sua narrazione".

3. L'operatore di sè stesso, ascolto delle sue emozioni, ascolto del proprio contesto di riferimento, ascolto di quanto attribuisce all'altro di ciò che appartiene a sè stesso (processo di consapevolezza).

Qual è la tecnica base dell'ascolto attivo? 

E' il rispecchiamento empatico attraverso la riformulazione, la delucidazione, l'abilità di porre le domande, l'uso dei messaggi in prima persona con "Io penso che..." o "Secondo me..." (comunicazione assertiva).

La RIFORMULAZINE altro non è che una tecnica comunicativa che consiste nel ridire ciò che l'altro ha appena detto utilizzando le stesse parole o in maniera più concisa con altri termini, non aggiungendo nulla di proprio al contenuto, evitando in tal modo l'interpretazione. Attraverso questa tecnica l'operatore può ottenere l'accordo da parte della persona e la persona ha la conferma che è stata ascoltata.

Quando utilizzare questa tecnica? 

Quando la persona è alla fine di un periodo per riprendere ciò che è stato appena comunicato utilizzando frasi quali "Mi sta dicendo che ...", "Lei vuol dire che ...", "In altre parole ...", "A suo avviso perciò ... ", "Così, secondo lei ...". In questo modo la persona, se si riconosce nella riformulazione, è sicura di essere stata ascoltata e compresa e così è portata a esprimersi ulteriormente e a collaborare. E' inoltre facilitata a rimanere concentrata sul problema e su come lo vive.

La DELUCIDAZIONE agevola l'auto-comprensione, sottolineando anche le emozioni che accompagnano il contenuto. Si può cogliere dal verbale e dal non verbale. Le frasi che possono essere utilizzate sono "Mi sembra di cogliere dal suo sguardo uno stato di preoccupazione", "Dalle sue parole ho l'impressione di cogliere delle perplessità circa ...!".

Ecco quindi le sette regole dell'arte di ascoltare:

1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il suo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perchè incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassione ossia la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare l'umorismo viene da sè.

Tuttuo quanto scritto sono solo spunti di riflessione su questo immenso atto che è l'ASCOLTARE.

Vi lascio con una domanda: 

"Che cosa ha attirato o solleticato maggiormante la vostra attenzione?"

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