Assegno di mantenimento e nuovo art. 570 bis c.p.


Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio: sanzioni penali per il coniuge inadempiente
Assegno di mantenimento e nuovo art. 570 bis c.p.
Lo scorso 6 Aprile è entrato in vigore il nuovissimo articolo 570 bis c.p., disposizione a completamento del sistema di tutele penali previste in favore della famiglia. La norma in questione, rubricata "Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio", prevede, invero, sanzioni penali quali la reclusione fino ad un anno o una multa fino a € 1.032,00, a carico del coniuge che si sottrae all’obbligo di pagare, in favore dell’altro e/o dei figli, quanto pattuito in sede di separazione o divorzio.
Accade spesso, infatti, che, nonostante la presenza di un provvedimento giudiziario, provvisorio o definitivo, gli assegni di mantenimento non vengano costantemente corrisposti dal coniuge onerato.
L’obbligazione che sorge in capo al coniuge onerato, a seguito di separazione o divorzio, era già garantita dall’ordinamento giuridico attraverso diversi strumenti coercitivi.
Invero, l’inadempimento del coniuge obbligato, che si sottrae agli obblighi fissati a seguito della separazione o del divorzio, può avere rilevanza sia in sede civile, ex art. 156 c.c., che in sede penale, ex artt. 570 e, da quasi un mese ormai, anche dall’art. 570 bis del c.p.
Ai sensi del comma 6 dell’art. 156 c.c., infatti, gli strumenti civili a disposizione del coniuge beneficiario dell’assegno, o dei figli, sono l’ordine di pagamento diretto e il sequestro. Nel primo caso, il coniuge beneficiario dell’assegno non corrisposto può chiedere al giudice di ordinare a terzi, solitamente l’INPS o il datore di lavoro, quali debitori "periodici" del coniuge inadempiente, di distrarre parte della somma dovuta direttamente in proprio favore.
In alternativa, è prevista la possibilità per il giudice, su istanza del beneficiario e verificata l’effettiva possibilità di far fronte all’obbligazione (l’onere della prova in senso contrario spetta, in tal caso, all’obbligato) di ordinare il sequestro dei beni dell’obbligato, al fine di garantire il pagamento dell’assegno.
Quanto alla tutela penale, il d.lgs. n. 21/2018, in vigore dal 06 aprile 2018, è finalmente intervenuto, con l’introduzione dell’art. 570 bis c.p., in favore di un ampliamento delle condotte integranti gli estremi del reato e sopperendo alla carente e non felice formulazione dell’art. 570 c.p.. Tale ultima norma, in effetti, circoscriveva la pena ai casi in cui il genitore facesse mancare, genericamente, "i mezzi di sussistenza ai propri discendenti", rimettendo poi al giudice la valutazione della gravità dell’inadempimento e l’inflizione della pena.
Il nuovo art. 570 bis c.p., che testualmente cita "Le pene previste dall’art. 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli", ha esteso il campo di azione del 570 c.p. al coniuge che si sottrae, con qualsiasi condotta, all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio.
Una tutela rafforzata, dunque, nei confronti del coniuge "debole" e dei figli, al fine di ottenere una tempestiva e periodica corresponsione delle somme necessarie, onde evitare conseguenze pregiudizievoli per gli stessi.
Si attende, ora, che il legislatore provveda ad ampliare ulteriormente tale tutela, ancora non estesa alle coppie di fatto ed a quelle omosessuali, a causa dell’espresso richiamo al "matrimonio" nella formulazione normative.
Fermo quanto sopra, in assenza di ulteriori chiarimenti e/o rettifiche, provvederà di certo la giurisprudenza, e cioè l’esperienza sul campo, a sopperire a siffata grave mancanza.

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di avv. Raffaele Ambrosca

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