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Assegno divorzile: analisi delle nuove regole per l'assegno all'ex coniuge


La Camera dei Deputati approva il disegno di legge che cambia la struttura dei presupposti per concedere l'assegno divorzile introducendo rilevanti novità
Assegno divorzile: analisi delle nuove regole per l'assegno all'ex coniuge

Il 14 maggio scorso la Camera dei Deputati ha approvato il Disegno di Legge di riforma dell’assegno di divorzio recante “Modifiche all’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898 in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell’unione civile”.

Il Disegno di Legge si compone di soli due articoli e in sostanza codifica i recenti principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione con le famose pronunce n. 11504/2017, con cui la Corte aveva ritenuto superato il riferimento a tenere inalterato il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, e la n. 18287/2018 con cui veniva chiarita la funzione assistenziale, compensativa, come pure perequativa, dell’assegno di divorzio, con necessario accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge medesimo e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni di natura oggettiva.

Nella determinazione dell’assegno divorzile saranno, dunque, tenuti presenti altri fattori, rispetto a quelli che hanno caratterizzato le pronunce emesse sino ad ora, quali l’età dei coniugi e la durata del matrimonio.

Oltre al reddito verrà, inoltre, valutato anche il patrimonio di entrambe le parti e l’effettività di un guadagno autonomo.

Una novità rilevante è data dal fatto che l’assegno potrà anche essere “a tempo”; in questo caso sarà compito del Giudice stabilire una eventuale decadenza dello stesso se l’ex coniuge che lo percepisce risulti in grado di guadagnare autonomamente.

Il nuovo Disegno di Legge, infine, cristallizza un principio già peraltro adottato da tempo dai Giudici, secondo cui perde il diritto al mantenimento chi convive con una nuova persona o contrae nuove nozze, o anche in presenza di unione civile e nei casi di “convivenza continuativa”.

E, così, se l’ex coniuge in futuro dovesse tornare ad essere libero, per la fine della convivenza o del nuovo matrimonio, ovviamente non potrà pretendere di proporre domanda per la concessione dell’assegno.

In attesa di capire i tempi in cui si concluderà questo importante percorso legislativo, dall’analisi delle pronunce emesse nei vari procedimenti di cessazione degli effetti civili del matrimonio, emerge già chiaramente questo cambio di rotta dei Tribunali italiani verso un nuovo modo di determinazione dell’assegno divorzile all’ex coniuge non più ancorato al solo presupposto della debolezza economica di una delle parti.

L’art. 2 della proposta di legge contiene, infatti, una norma transitoria in base alla quale le  nuove norme sulla determinazione dell’assegno divorzile possono essere applicate anche ai procedimenti in corso e, quindi, non solo a quelli futuri.

 

 

 

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