Attacchi di panico e fobie


Da dove partono questi malesseri così intensi da far sembrare l'inizio della morte? Come funzionano le nostre difese interiori?
Attacchi di panico e fobie
L’arrivo al pronto soccorso è repentino, il dolore al petto lancinante, un senso di soffocamento, la sensazione di morire è imminente. Tutto fa sembrare un infarto in corso. Ma un paio di esami clinici ne escludono la possibilità e portano ad una diagnosi precisa: attacco di panico.

A volte il panico arriva in modo improvviso senza una ragione, altre volte scatenato da qualcosa che si vede.

Ma perché la vista di una macchina rossa, per niente pericolosa, può scatenare il panico? Come può essere che un rumore di elicottero, della pioggia, o il sibilo del vento attivino uno stato di allerta talmente intenso da innescare una serie di reazioni fisiologiche esagerate, da essere scambiate per una malattia prossima alla morte?

Queste reazioni hanno un inizio comune: all’interno della miriade di stimoli che noi riceviamo in ogni momento e che nella quasi totalità scartiamo dalla nostra attenzione perchè non rilevanti, ci può essere un particolare che rievoca invece situazioni passate di pericolo.

Così come una musica ci evoca immediatamente un’emozione passata, nello stesso modo un dettaglio percepito ci riporta allo stato emotivo vissuto nel passato.

La conseguenza è che quando una persona, consciamente o inconsciamente, riconosce gli stimoli che attivano il panico cercherà di evitare le occasioni che suscitano questi effetti; in alcuni casi si arriva fino a comportamenti di evitamento cosi forti da diventare fobie.

La questione critica nasce particolarmente quando gli elementi che attivano l’ansia sono sotterranei e non apertamente ricollegabili, oppure i traumi sono così remoti e lontani nel tempo da non permettere un collegamento razionale con il qui ed ora. Alla persona risulta solo una sensazione non collegata coscientemente e per questo non riconosciuta, che però attiva l’ansia, il malessere, il dolore, finanche senso di soffocamento o dolori intercostali simili ad un infarto in atto.

Il risultato finale è un episodio di panico razionalmente inspiegabile, con una reazione fisiologica fortissima e potente: spesso si pensa di morire, di soffocare, di sentire che il cuore scoppierà. Si perde il controllo.

Non c’è una ragione in quello che succede attorno per spiegare il panico. Proprio per questo diventa ancor più inquietante e fonte di un ulteriore input di pericolo: si instaura la paura della paura.

La gestione nell’immediato è di assumere un ansiolitico che attenua i sintomi ma alla lunga può creare dipendenza e non fa affrontare la reale causa del problema.

A tal riguardo diventerebbe più opportuno un percorso psicoterapeutico che permetta di integrare quegli elementi di ricordo non funzionali, fuori controllo e particolarmente dolorosi.

Il caso di Paolo
Un uomo di 40 anni si presenta perché gli è insorta una fortissima paura di prendere l’aereo, per lavoro organizza degli eventi sportivi negli Stati Uniti e deve andarci almeno 4 volte all’anno. Prendere l’aereo suscita in lui un fortissimo senso di angoscia, tachicardia, senso di soffocamento, agitazione, è costretto a stordirsi di ansiolitici. Cosa strana ha volato per 20 anni senza nessun problema ora è una fatica assurda.

Abbiamo cercato di capire cosa in particolare dell’aereo scatenasse il panico, ed è risultato che il fattore di attivazione di panico era il fruscio, quel rumore di sottofondo a cui non si fa caso quando un aereo è in volo.

Successivamente ho proposto un lavoro di associazione in stato di rilassamento. Paolo ha fatto una associazione e gli è emerso un ricordo di un episodio avvenuto qualche anno prima: "abitavo con la moglie in un luogo di montagna, ero spesso via per lavoro, un giorno mentre tornavo a casa ho assistito a una scena di un tetto di lamiera di una casa che è stato divelto dal vento ed è volato via, mi sono spaventato un po’ e ho pensato cosa sarebbe successo se fosse capitato a mia moglie che era in quel momento incinta e a casa, c’era un vento forte in quel momento. Razionalmente non sarebbe mai potuto accadere alla mia casa visto che non avevo i tetti in lamiera ma in cemento."

Lavorando con la tecnica dell’EMDR su questo trauma il problema dell’aereo si è risolto in breve tempo, ha ripreso a volare nel giro di un mese. A distanza di 5 anni non si è più verificato il panico del volo.

La cosa che colpisce è come questo trauma non avesse nessuna relazione con gli aerei ma soltanto con un pezzetto di percezione sensoriale percepita nell’aereo e come questo pezzetto di percezione sia stato sufficiente a far rivivere alla persona lo stato di panico dormiente di una esperienza passata.

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