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Avversi al cambiamento, ma cambiare è sempre negativo?


La storia dell'uomo ci insegna che i cambiamenti spaventano. Ecco qual è il ruolo del consulente finanziario oggi
Avversi al cambiamento, ma cambiare è sempre negativo?

Da poco meno di due mesi la nostra vita è stata completamente rivoluzionata rispetto alle normali abitudini. Da un giorno all'altro milioni di studenti non hanno avuto più la routine giornaliera della scuola e i loro rispettivi professori si sono dovuti attivare su piattaforme online, cercando di attirare l'attenzione di uno schermo oscurato.

Molte attività si sono trovate dall'oggi al domani a non poter più svolgere l'occupazione che consentiva un flusso economico.  Altre si sono attivate con consegne online, ampliamento dei contatti e delle informazioni social, riunioni e aggiornamenti in videoconferenza; i più fortunati hanno potuto proseguire la propria professione in totale sicurezza senza variare la normale routine.

Forse un giorno, tra qualche anno, ricorderemo con memoria appannata come ci ha stravolto questo periodo; sono certa che, però, troveremo alcuni aspetti che potranno essere precursori di nuove abitudini. Del resto nell'epoca in cui era normale spostarsi in cavallo o in carrozza, chi avrebbe mai pensato che in futuro ci sarebbero stati milioni di automobili e che il cavallo sarebbe stato un compagno di passeggiate?
O chi avrebbe mai pensato nel dopoguerra che in ogni casa ci sarebbe stato un frigorifero e addirittura uno o più televisori??
O che i medici avrebbero operato a distanza con le connessioni in remoto, che si sarebbe stampato in 3d, che il telefono non avrebbe più avuto il filo?

Anche i nostri modi di investire sono cambiati nei decenni: prima si sottoscrivevano i titoli di stato, i tassi erano molto interessanti e l’investimento andava agevolmente in scadenza pronto a maturare quanto ci si aspettava.

Poi il cambiamento ha interessato anche questo campo, il mondo economico finanziario è fiorito di tanti nuovi strumenti, che non sono né migliori, né peggiori, solo completamente diversi.

Il consulente finanziario, davanti a questo universo nuovo, non deve più venire associato al guru della finanza che dà le dritte giuste per avere un buon rendimento, ma deve svolgere innanzitutto il proprio ruolo sociale.  Abbiamo il dovere di essere intersezione tra il contesto odierno e l’individuo, perché pensare al benessere e alla sicurezza economica di un individuo e di una famiglia migliora l’intero sistema economico della società.

In momenti di crisi e ampia volatilità la sicurezza risiede nel poter attingere, senza essere penalizzati, alle nostri fonti di risparmio per le eventuali emergenze. Le emergenze e i momenti di crisi si affrontano non sul momento, con una corretta pianificazione di ciò che riguarda il patrimonio globale del cliente e anche la gestione di eventuali rischi.

Tutto ciò che non si conosce spaventa, a livello antropologico la nostra zona di comfort è quella di salvezza; l'uomo delle caverne inizialmente temeva il fuoco e non si allontanava dalla propria caverna per cacciare, perché lì avrebbe trovato riparo e protezione. I cambiamenti non sono evolutivamente accettati dal nostro istinto di conservazione, eppure, nonostante le resistenze, l’evoluzione è avvenuta proprio grazie a pochi pionieri che hanno avuto il coraggio di cambiare. Inizialmente accusati di pazzia o eresia, sono stati proprio loro a segnare una strada inesplorata che ha permesso grosse scoperte e innovazioni.

La nostra comunicazione sarà per molto tempo modificata, come i nonni si sono evoluti e hanno imparato ad usare la videochiamata per vedere i nipoti, allo stesso modo gli appuntamenti e gli aggiornamenti saranno online per molto tempo, impareremo ad essere distanti, ma più a nudo nelle nostre case e nelle nostre T-shirt, impareremo a godere di ogni singolo momento di normalità, a trattenere il nostro istinto di darci la mano, un abbraccio, una carezza.

La cosa che non deve cambiare, a maggior ragione, è la nostra scala di valori: etica, trasparenza, affetti, correttezza. Pensare in ogni momento al bagaglio che i nostri assistiti ci hanno così preziosamente affidato, come un buon padre di famiglia, acquisendone non solo la cura, ma sollevandone anche l’onere in momenti di turbolenza. Avere cura significa anche assumere la responsabilità dei momenti negativi, senza dimenticare la consapevolezza di ciò che abbiamo programmato insieme.

Avere consapevolezza delle nostre scelte ci aiuta a focalizzarci verso l’orizzonte e ad affrontare in modo più saldo i banchi di nebbia che possiamo trovare sul nostro cammino.

 

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