Avvocati, obbligo del contributo integrativo alla gestione separata Inps?


La responsabilità dell’avvocato e l’obbligo alla gestione separata Inps. Una lotta continua…
Avvocati, obbligo del contributo integrativo alla gestione separata Inps?

E’ dall’anno 2011 circa ad oggi che circa 800.000 professionisti – di cui buona parte avvocati – sembrano essere saccheggiati dall’operazione “POSEIDONE”, messa in atto dall’INPS per finanziare le sue gestioni deficitarie, come recitato dalla Corte dei Conti in una sua relazione del 2017, dove si legge che: “a livello sistematico, la Gestione Separata continua a svolgere il ruolo di finanziatore dei fabbisogni delle gestioni deficitarie…I professionisti colpiti dalle iscrizioni d’ufficio alla G.S. INPS e dalla iscrizione obbligatoria alla Cassa forense disposta ex L.P. 247/2012 hanno e stanno reagendo rivolgendosi alle autorità giudiziarie competenti ciascuno nel suo territorio”.

Appellandosi all’art. 2 comma 26, della legge 8 agosto 1995 n. 335, si interpreta nel senso che: “I soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’scrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agi enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11.”

Il Legislatore a tal proposito, con l’articolo 2 comma 26 della Legge 335/1995, ha fornito un’interpretazione anticipata con l’efficacia retroattiva della norma istitutiva, precisando che sono tenuti all’iscrizione presso la gestione separata esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui servizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi.

Il professionista, quindi, versa il suo contributo alla Cassa previdenziale di categoria nella misura da essa stabilita e solo ad essa spetta esigere il relativo credito.

Ma nonostante tale chiarimento e le molteplici sentenze di accoglimento emesse dai Giudici di merito, l’INPS continua a resistere fino alla Cassazione, sempre a spese dei contribuenti. Insistono ancora le sentenze a Sezioni Unite Lavoro del 18.12.2017 che non sposano le istanze dei professionisti.

A questo punto ci si domanda se in capo al professionista sussiste un obbligo verso l’Istituto di Previdenza con conseguente responsabilità e, soprattutto, se ci sarà una soluzione a questa annosa controversia.

Una speranza nel senso è rappresentata dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 27950 del 31.10.2018, che riconosce ai professionisti ricorrenti l’accoglimento dell’eccezione sulla prescrizione.

Quindi, l’Avvocato sarebbe obbligato al versamento del contributo “INTEGRATIVO” solo ed esclusivamente alla Cassa forense.

Concludendo, per dirimere la spinosa questione si auspica in un deciso intervento del Legislatore che, oltre ad interpretare l’art. 2 comma 26 della già citata Legge n. 35/95, si pronunci sull’obbligatorietà o meno dell’iscrizione alla c.d. gestione separata INPS.

 

 

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di Avv. Anna Perrotta

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