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Bond Venezuela “tossici”: come tutelarsi


La crisi economica del Venezuela sta avendo ripercussioni sui titoli emessi in Italia; come nei bonds Argentina il risparmiatore potrà adottare alcune misure di tutela
Bond Venezuela “tossici”: come tutelarsi

 

In Venezuela il regime Maduro è sanzionato dagli USA e c’è il blocco delle transazioni.

La crisi economico-politico-istituzionale nella quale si trova oggi il Venezuela è in grado di recare gravissimi danni alle finanze di migliaia di risparmiatori italiani che non percepiscono più interessi sui titoli obbligazionari venezuelani sin dal 2017.

I detentori dei titoli del Venezuela scaduti, ad oggi, non hanno ancora ricevuto il rimborso del capitale e coloro che detengono i bond ancora in essere rischiano di non vedersi liquidare i propri titoli “tossici” – se non privatamente a prezzi inferiori al 6% del valore nominale – a causa della sospensione delle negoziazioni sul mercato secondario da oltre in un anno.

Inoltre, si prospetta che i futuri rimborsi delle suddette obbligazioni avverranno con valori nominali bassissimi. Sul punto si stima che una percentuale di recupero sarà non superiore al 15% del valore nominale dei titoli.

Il governo Venezuelano potrebbe adottare un modello di ristrutturazione del prestito obbligazionario già al tempo adottato dall’Argentina, che ha rimborsato complessivamente circa il 30% del valore nominale dei bond in default in quasi 15 anni.

Dinanzi ad situazione così delicata, il risparmiatore italiano potrà tutelarsi rivolgendosi all’Acf, l’Arbitro per le controversie finanziarie, o direttamente all’Autorità giudiziaria per rivalersi contro le banche intermediarie per mancato rispetto delle regole Mifid al momento del collocamento. 

Infatti, in Italia è possibile che le banche intermediarie abbiano venduto le obbligazioni del Venezuela al pubblico dei risparmiatori senza valutare attentamente gli interessi di questi ultimi. Ciò facendo tali intermediari potrebbero aver agito in violazione degli obblighi di diligenza posti dalla normativa nazionale ed europea a carico degli intermediari finanziari.

Tali titoli, emessi da uno stato straniero in via di sviluppo e notoriamente instabile a livello politico ed economico, erano caratterizzati da una molteplicità di rischi, trai quali il rischio emittente, il rischio paese, il rischio valutario, ed erano classificati come titoli “non investment grade”, dunque speculativi e molto rischiosi, già molto prima del default e non si confacevano assolutamente alla maggior parte dei profili dei clienti retail.

Da ciò la possibilità per il risparmiatore di trovare ristoro laddove sia accertata la mancata verifica da parte dell’intermediario al momento del collocamento del titolo dell’adeguatezza e appropriatezza dell’investimento con riguardo al profilo di rischio del Cliente.

 

Si rimane a disposizione per ogni ulteriore necessità.

Avv. Vincenzo Scaglione

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