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Cambiamenti allo sportello


Quanto cambia, e come, il rapporto del cliente con la filiale tradizionale con l'avvento delle nuove tecnologie?
Cambiamenti allo sportello
Negli ultimi anni in Italia, come ci ricordano anche i casi più recenti di nomi famosi nel panorama bancario, stiamo assistendo alla scomparsa della tradizionale "filiale di banca": sempre meno filiali e sportelli dunque, un trend che sembra non diminuire ma ormai in atto da tempo.
Secondo le più recenti analisi di settore, le colpe sembrerebbero ricadere non solo sulla recente crisi economica, che ha come inevitabile e diretta conseguenza il contenimento dei costi di gestione, ma anche su una significativa variazione nel rapporto tra le abitudini dei consumatori e l'uso delle nuove tecnologie, a cui fa seguito una evidente riduzione degli accessi agli sportelli bancari.
Le nuovi soluzioni offerte dalle banche Hi-Tech, che oggi ci garantiscono la possibilità di effettuare tutte le normali operazioni bancarie senza doversi recare fisicamente presso lo sportello, ci restituiscono nella sostanza la totale flessibilità nella gestione dei propri prodotti e dei servizi collegati; ed il consumatore finale sembra aver accettato in maniera positiva questa nuova evoluzione, percepita come una conseguenza naturale certamente più conveniente ed economica. Si potrebbe, dunque, dire che la direzione nella scelta per la "banca del futuro" non può più prescindere dalle nuove tecnologie, il cui utilizzo diventa semplice ed intuitivo (soprattutto per le nuove generazioni), ma anche nella garanzia di una riformulazione di commissioni e costi, oltre che certamente di una maggiore rapidità; la nuova tecnologia dei bancomat evoluti, ad esempio, garantisce l'automatismo di tutte le principali operazioni ordinarie normalmente svolte dagli sportellisti che, costretti ad un avanzamento della loro posizione, diverranno nel prossimo futuro dei consulenti sempre più attenti nel servizio per il cliente.
Un ruolo diverso quindi, quello di una figura specializzata, formata nel rispetto delle esigenze del consumatore, un professionista esperto più disponibile, che ci accompagna nella scelta delle soluzioni e le prospetta in modo più consapevole. Anche perchè, secondo quanto ci dicono i recenti rapporti sull'alfabetizzazione finanziaria, il nostro paese si piazza solo nelle ultime posizioni tra le economie dei paesi G7 per "capacità e comprensione nella valutazione e nell'analisi del prodotto finanziario" e dei rischi naturalmente connessi ad esso.
L'Italia sembrerebbe incapace di gestire la sua ricchezza (e non saranno da meno le generazioni future) e questa evidenza ci porta a doverose considerazioni sulla frammentazione delle iniziative, nel settore pubblico così come nel privato, promosse per affrontare "l'ignoranza economica": essa produce costi sociali e ci costringe a fare i conti con una conseguenza potenzialmente pericolosa perchè le risorse finanziarie ci sono, ma il sistema di investimento privilegiato resta sempre, e purtroppo, quello del "fai da te".
Ecco perché, oggi più che in passato, risulta cruciale la scelta consapevole di una figura professionale a cui affidare in toto la gestione del proprio patrimonio, senza lasciare che la scelta nelle nostre decisioni ricada sulle banche, ma ricercando invece in maniera sempre più attiva un consulente in grado di dare la giusta attenzione alle nostre necessità.

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