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Cane che abbaia: è considerato un reato?


Il cane che abbaia troppo potrebbe rendere il padrone colpevole del reato di disturbo della quiete pubblica?
Cane che abbaia: è considerato un reato?

Il cane che abbaia troppo potrebbe rendere il padrone colpevole del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, meglio conosciuto come disturbo della quiete pubblica. Ma quando si verifica esattamente? 

I cani, e più in generale gli animali domestici, sono dei fedeli compagni e senza dubbio riescono a migliorare la vita dei loro padroni, diventando a tutti gli effetti veri e propri membri della famiglia. Ci sono però alcune regole da rispettare per evitare spiacevoli sorprese. Soprattutto chi vive in città, quindi a stretto contatto con i vicini e con altri condomini, deve evitare che il cane sia troppo rumoroso. Sentire abbaiare di continuo, infatti, potrebbe essere fastidioso, soprattutto in alcuni orari.

Se da un lato è impossibile impedire ad un cane di abbaiare, dall’altro la legge italiana considera il padrone responsabile per i comportamenti dell’animale. Per la giurisprudenza, infatti, il padrone che non rimedia al continuo abbaiare dell’animale può essere colpevole del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, come previsto dall’art. 659 del codice penale. La norma punisce "Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309".

In sostanza viene tutelato il diritto di riposo delle persone, pertanto è necessario impedire al proprio animale di disturbare la quiete in orari non consoni. Va specificato, comunque, che il reato scatta soltanto se il cane che abbaia reca disturbo a più persone, ovvero il fastidio non deve essere limitato ai vicini di casa, ma il rumore deve essere esteso ad una parte consistente degli occupanti del condominio o di una zona. Deve esserci dunque, una diffusa attitudine offensiva e un disturbo della quiete pubblica, come precisato dalla sentenza n. 23529 del 2014, della Cassazione.
L’obiettivo del legislatore è quello di tutelare la pubblica quiete, per questo motivo il cane che abbaia deve essere sentito da un numero indeterminato di persone, per parlare di rearto, anche se solo alcune decidono di lamentarsi.

Riassumendo, quindi, il padrone di un cane che abbaia troppo, risponde penalmente quando:

  • I latrati sono eccessivi e molto rumorosi, in modo particolare durante le ore di riposo;
  • Il rumore è tale da disturbare, anche potenzialmente, molte persone, ovvero la quiete pubblica.

 

Il disturbo alla quieta pubblica

Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo, meglio conosciuto come “disturbo della quiete pubblica”, rientra tra le contravvenzioni previste nel codice penale ed ha lo scopo di tutelare l’ordine pubblico, ovvero la tranquillità e la quiete delle persone. Ad ogni modo i rumori non devono arrecare un semplice fastidio, ma deve superare il limite della normale tollerabilità per fare scattare la responsabilità penale e  deve essere sentito da molte persone, ovvero deve propagarsi disturbando una pluralità indefinita di individui. Se, invece, il rumore viene sentito soltanto dai vicini, non si parla di reato, ma nulla vieta agli interessati di agire civilmente per chiedere la cessazione delle turbative e un risarcimento danni. Secondo il codice civile, infatti, tutti i soggetti sono tenuti a rispondere delle immissioni rumorose che provengono dalla loro proprietà. Quando queste sono intollerabili può essere chiesto al giudice che venga ordinata la cessazione del disturbo e può esser chiesto un risarcimento danni.

L’art. 844 c.c, afferma:

Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.Nell'applicare questa norma l'autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso.

Anche in questa circostanza, comunque, il cane che abbaia, per fare scattare la responsabilità civile deve risultare non un semplice fastidio, ma intollerabile. Ci devono essere continui ed eccessivi versi e non rumori sporadici. L’abbaiare dei cani viene considerato normale se fa parte dei rumori di fondo, quindi di latrati occasionali, magari stimolati dal passaggio di automezzi o di pedoni vicino alle recinzioni della proprietà.

Il cane che abbaia troppo, ad ogni modo, può causare conseguenze al padrone soprattutto negli orari adibiti al riposo, ma quali sono esattamente? 

Nelle realtà condominiali, ad esempio, solitamente i rumori fastidiosi sono concessi dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 21. Nelle altre fasce orarie possono scattare lamentele da parte di altri condomini. Ad ogni modo nel regolamento di condominio possono anche essere disposti orari e regole diversi.

In alcuni casi, se il cane che abbaia reca grave disturbo alla quiete di molte persone, si può anche procedere con il sequestro preventivo dello stesso da parte delle autorità, come ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 54531 del 22 dicembre 2016.

Ciò avviene quando non è possibile attendere i tempi, a volte lunghi, del processo, ed è necessario risolvere in fretta la situazione.

Il sequestro preventivo, infatti, è una misura cautelare, che può essere disposta quando la libera disponibilità di una cosa, legata al reato, può aggravare lo stesso e creare delle conseguenze peggiori. 

L’art. 321 del codice di procedura penale afferma infatti che: Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato.

Di fatto viene tolta al proprietario la custodia dell’animale. 

Tale presupposto si basa sul fatto che, con il sequestro preventivo si produce la minore sofferenza possibile all’animale, considerando che non viene maltrattato o ferito, ma solo trasferito in un luogo diverso.

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