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Cassa integrazione in regola: finisce l’incubo giudiziario per un imprenditore ostunese


Cassa Integrazione. Imprenditore assolto ed Ordinanza Ingiunzione annullata
Cassa integrazione in regola: finisce l’incubo giudiziario per un imprenditore ostunese

Cassa integrazione in regola: finisce l’incubo giudiziario per un imprenditore ostunese. Soddisfazione della difesa

Nessuna procedura irregolare dei propri dipendenti durante la cassa integrazione: dopo l’assoluzione in sede penale, ora anche la vittoria giudiziaria in ambito civile per un imprenditore della Città bianca. OMISSIS, difeso dagli avvocati Vito Cellie e Cosima Damiana Baccaro, ha visto accolto il suo ricorso contro l’Ispettorato del lavoro ed annullata l’ordinanza d’ingiunzione.

La vicenda ha avuto inizio nel 2011  da un accertamento da parte degli Ispettori del Lavoro unitamente ai Carabinieri. A seguito dei controlli era stato contestato all’imprenditore della Città bianca l’aver usufruito del trattamento della cassa integrazione in deroga per i suoi dipendenti, nonostante quest’ultimi continuassero a lavorare .Questa la tesi dell’accusa. Ipotesi che non ha trovato, però, riscontri in fase dibattimentale con l’accoglimento del ricorso per gli avvocati di OMISSIS.

Nel frattempo, però, gli accertamenti ed i provvedimenti nei suoi confronti avevano determinato una serie di gravi conseguenze al titolare dell’azienda, tra cui un processo penale ed effetti negativi amministrativi ed economici (cartelle Equitalia, blocco del Durc, sospensione della stessa cassaintegrazione in deroga, accesso alle gare di appalto pubbliche e private e la perdita del mandato “Service Volkswagen e Fiat”). A nulla era valsa la collaborazione di OMISSIS nel cercare di far emergere queste incongruenze in fase di verifiche da parte dei delegati del ministero del lavoro, in merito anche alle accuse delle violazioni delle normative in merito alla gestione del Lul (Libro unico del Lavoro).

Durante la fase di accertamenti è stato dimostrato dai legali dell’uomo, Baccaro e Cellie, che i lavoratori durante il periodo di cassaintegrazione, non hanno offerto la loro prestazione lavorativa all’interno dell’officina e, quindi, hanno potuto percepire il loro indennizzo pubblico, secondo i canoni prestabiliti, senza provocare alcuno danno erariale allo stato. Importante nella ricostruzione degli avvocati, e riconosciuto anche dal tribunale di Brindisi, ed in particolare dal giudice Maria Forastiere che ha accolto il ricorso di OMISSIS, l’assenza di una diretta correlazione tra l’utilizzo del sistema informatico nella gestione delle auto che arrivano nell’officina e la presenza dei dipendenti che utilizzavano la cassaintegrazione. Una sentenza che segue l’assoluzione con formula piena già ottenuta dall’imprenditore nel 2016, quando per questa vicenda era accusato di truffa aggravata continuata, insieme a due suoi dipendenti.

Ora dopo che anche il giudice del lavoro ha riconosciuto l’esatta condotta da parte del titolare della azienda ostunese, non è escluso che l’uomo possa chiedere un’azione risarcitoria per non aver potuto in questo periodo lavorare in sinergia con i service dei grandi marchi automobilistici e le pubbliche amministrazioni, a causa degli illeciti contestati dall’Ispettorato del lavoro, che non hanno trovato conferma nella sentenza del Tribunale di Brindisi.

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