Cento anni di Relatività e di miti su Einstein


La teoria della relatività generale compie 100 anni. Concetti e pensieri che non smettono di affascinare
Cento anni di Relatività e di miti su Einstein
A marzo la sua "Die Grundlage del Allgemeinen Relativitästheorie" ha compiuto un secolo e i concetti in essa presenti fanno fatica ad esser smentiti. Un recente studio giapponese, infatti, partendo dal presupposto che l'universo si stia espandendo a ritmo accelerato (e come lo stesso Einstein asseriva, non è dato sapere il motivo) ha tentato di scardinare il contributo scientifico della suddetta teoria, studiando il comportamento di 30 mila galassie distanti 13 miliardi di anni luce. (...)
Oggi vogliamo provare a riportare i falsi storici e le "voci di corridoio" che fanno di Einstein il personaggio che tutti conosciamo, mentre proviamo a spiegarci cosa realmente abbia regalato al Mondo, o meglio all'Universo e all'umanità.
I fisici si prefissano lo scopo di indagare le regole che dominano il mondo fisico conoscibile, osservabile e anche quello deducibile con lo scopo ben preciso di arrivare, un giorno non molto lontano, a ritrovare la causa, l'origine motrice, la regola-costante o formula unificatrice del tutto. Una sola formula che spieghi il tutto. In questo ruolo un po' mistico Einstein è quello che più s'è avvicinato allo scopo e a dimostrarlo c'è il fatto che per tutto il resto della sua vita fino all'attimo prima di morire si sia preoccupato di tentare di correggere la Teoria della Relatività Generale in modo che potesse adeguarsi a ciò. Ma chiaramente non fu così.
Un po' di curiosità:
Quando alla sua morte, nel 1955, benché avesse dato disposizioni per esser cremato, l'anatomopatologo Thomas Harvey ne estrasse senza alcun tipo di autorizzazione, il cervello, con il preciso intento di studiarne le caratteristiche biologiche data la sua ineguagliabile superiorità intellettuale. Tuttavia una volta scoperto la famiglia si oppose, ma solo inizialmente, perché poi acconsentì a ché venisse tagliuzzato in centinaia di fettine. Negli anni seguenti lo studio benché pregevole non produsse alcun tipo di risultato. La teoria della Relatività Generale non fu accettata dalla comunità scientifica contemporanea, perché affermava l'inadeguatezza della fisica newtoniana, fino a quel momento unica matrice di conoscenza dei fenomeni fisici. Dalla data di pubblicazione, si deve attendere il 1919 per ammantare lo studio di una certa autorevolezza e questo lo dobbiamo all'eclisse solare. L'astronomo inglese Arthur Eddington con il desiderio di registrare il fenomeno iniziò fotografandone le varie fasi per poi calcolarne l'effetto della gravità del sole sulle altre stelle ma per farle non poté fare a meno di utilizzare le formule di Albert, dimostrando che non si trattava di vaneggiamenti ma di calcoli che tuttora sono impossibili da negare.
Un paio di miti da sfatare:
Il conflitto mondiale, le terribili e letali scoperte scientifiche per molto tempo soprattutto nell'immediato dopoguerra hanno visto la comunità scientifica come parte essenziale di una responsabilità etica e morale che avrebbe potuto essere differente. Anche Einstein è stato oggetto di critiche e colpe che in questo caso non sarebbero a lui attribuibili. C'è chi sostiene infatti che la corsa agli armamenti nucleari fosse merito del nostro protagonista di oggi. Preme, a questo punto, rimarcare con forza che non solo Einstein non partecipò mai al progetto Manhattan, ma scrisse assieme a Bertrand Russel: "Manifesto Russel Einstein" sui pericoli legati alle armi atomiche e per chiedere contestualmente ai governi di dirimere le loro controversie con "mezzi meno brutali e disumani". NON ERA UNO STUDENTE SVOGLIATO. Non aveva disturbi dell'attenzione, né problemi di apprendimento. All'età di quindici anni sapeva svolgere brillantemente integrali e calcolo differenziale. (...)
Leggende fondate
La "voce" meno probabile invece, si conferma un reale episodio della vita dello scienziato: era davvero sotto attacco dei servizi segreti. Da quando si trasferì negli States infatti, nel 1933, l' FBI gli stava letteralmente addosso. Corrispondenza, spazzatura, spostamenti, per oltre 22 anni. Controllavano tutto e produssero un dossier di oltre 1800 pagine credendo che fosse andato sul suolo americano non per sfuggire alle persecuzioni e dedicarsi ai suoi studi ma per fare la "spia sovietica" e progettare con il nemico rosso il "raggio della morte"
Una mente geniale che ha coltivato per tutta la sua vita una curiosità per il mondo il suo funzionamento come pochi. Scampato ai pericoli della guerra ed entrato a pieno titolo in una realtà di fervore innovativo che molti di noi magari non conosceranno mai. Tentare di sminuire o ridurre a qualche citazione o forzatura "social" la sua famosa formula E = mc2 sarebbe come negare il dono che egli ci ha lasciato.

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di Studio Rubino

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