Chi ha tempo, non aspetti tempo


Capita a tutti di posticipare decisioni o azioni. Se però diventa un'abitudine occorre ricentrarsi sulle proprie priorità e sugli obiettivi da raggiungere
Chi ha tempo, non aspetti tempo
Parliamo un po' di procrastinazione. No, non è una brutta parola, e non porta sfortuna pronunciarla ad alta voce. È il prendere tempo e rimandare qualcosa. Per carità, tutti lo facciamo di tanto in tanto, non è grave. Il problema è che si solito rimandiamo ad altri momenti, migliori, più tranquilli, in cui saremo meglio predisposti. Ma a volte l'idea che presto faremo o saremo in-grado-di, senza fare nulla nel mezzo, è solo un'illusione, una fantasia.

Di solito io ho il blocco iniziale da schermo bianco, quando devo scrivere qualcosa di particolare. Lo so, lo so, che dobbiamo fare? Nessuno è perfetto.

Perché non voglio scrivere? Forse ho solo paura di dire cose sbagliate, a sproposito, scontate e che non diano alcun valore aggiunto a chi legge...quindi, resto in silenzio e mi dedico ad altro. So che dovrei scrivere, che è passato già un mese dall'ultimo articolo e non posso rimandare oltre. Allo stesso tempo penso che sono la solita debosciata ma anche che tutto sommato non ho tempo, idee...

Per ovviare a questo, ho tutta una serie di escamotage che mi aiutano a scavalcare il problema, almeno apparentemente. Uno di questi è cominciare a scrivere mentre sono in giro e mi sento particolarmente ispirata, con una App sul cellulare che mi consente di prendere e memorizzare appunti. Due settimane fa ho iniziato un articolo, l'ho impostato quasi fino alla fine, mi sono compiaciuta ma non ho salvato ulteriormente il lavoro fatto. Dopo due giorni la App ha avuto un aggiornamento e non è stata più accessibile.

Tralasciando scoramenti e tentativi di soluzione vari quanto inutili, c'è stato un momento in cui mi sono detta "ok, e adesso che faccio?". Ho preso tempo, pensando che avrebbero messo a posto il baco ed avrei recuperato il mio articolo. Non è andata così. Hanno aggiornato ulteriormente la App ed ho perso tutti i miei dati.

Nella vita pensiamo spesso "domani è un altro giorno, domani ci penserò!" ma non siamo tutti Rossella O'Hara, e tutto sommato manco lei per centinaia di pagine ci ha pensato a cosa fare con la situazione che lì per lì non sapeva come gestire.

Tante volte, mi auguro non tutti i giorni, ognuno di noi è di fronte ad una situazione su cui dovrebbe mettere mano e non lo fa, perdendo tempo, occasioni e voglia di farcela. Perché?

Le persone che tendono a rimandare hanno alcune caratteristiche in comune:
Perfezionismo
Senso di inadeguatezza
Ansia e timore del fallimento
Bassa tolleranza per le frustrazioni
Bassa motivazione
Cattiva gestione del tempo
Tendenza ad attribuire all'esterno la responsabilità di ciò che accade nella propria vita
Tendenza a fantasticare
Tendenza a giustificarsi

Molte di queste voci sono legate alla paura del giudizio altrui. In ognuno possono articolarsi in modi particolari, ma sono tutte collegate. L'idea del giudizio fa salire l'ansia di fallire e fuggire dalla responsabilità diretta nei confronti di ciò che accade, accampando scuse sul motivo per cui rimandiamo senza agire. Il tutto raccontandosi che in un ipotetico momento futuro si agirà a dovere, avendo successo e approvazione dagli altri.

Magari siamo rimandatari professionisti, ma non facciamone una tragedia. Cosa si può fare per bloccare questo circolo vizioso che ci fa rimandare e perdere occasioni e autostima, alimentando l'idea che non c'è niente da fare?

Qualcosa possiamo tentare: lavorare sugli obiettivi e:
Iniziare da subito
Preparare una to-do list, una lista delle cose da fare, definendo obiettivi e azioni precise
Individuare le priorità, facendo il punto della situazione ogni giorno
Mettere obiettivi alti ma raggiungibili
Scomporre ogni obiettivo in tante piccole parti che contemplino ricompense tangibili ad ogni traguardo, anche piccolo, raggiunto. Per riconoscere e dare valore ai risultati ottenuti.

E se l'ansia è tanta, non si sa da dove cominciare o quali obiettivi mettersi? No problem, possiamo sempre parlarne insieme.

Intanto io, cosa faccio con l'articolo? Ormai è perso nei meandri del mio cellulare e nebuloso nella mia mente. Decido di andare oltre. Rilancio ed uso questa disavventura in modo costruttivo, dando un senso a qualcosa che apparentemente non ne aveva.

E dopo avere scritto il nuovo articolo sul cellulare, lo mando anche alla mia casella di posta elettronica e lo lascio in memoria, perché non si sa mai nella vita cos'altro può succedere...

Bibliografia
C. Loriedo, Procrastination. Le invisibili sofferenze personali e relazionali nell'uso irrazionale del tempo, seminario Roma, 19/01/2009

Articolo del:


di Simona Rosati

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