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Chi non lavora, non fa l'amore...


Il tasso di disoccupazione è un dato a cui bisognerebbe dare il giusto valore (senza esasperarlo) per capire lo stato di salute di uno Stato
Chi non lavora, non fa l'amore...

Chi non lavora, non fa l'amore...

Sarà forse che da bambino ogni volta che ascoltavo questa canzone finivo per rattristarmi pensando a chi poveretto oltre a non avere un lavoro (ed uno stipendio da riportare a casa a moglie e figli) aveva pure la sfortuna di non potere fare l’amore (e non capivo perché visto che - stando a casa tutto il giorno - ne avrebbe avuto il tempo), ma ogni volta che leggo, ascolto, valuto i dati relativi al mercato del lavoro – in primis quelli sulla disoccupazione - mi riparte in testa il famoso ritornello della canzone e in pancia quel doppio senso di amarezza.

Questo preambolo perché oggi, appunto, vorrei parlare del “tasso di disoccupazione”, uno di quei dati a cui normalmente economisti, investitori, operatori finanziari fanno riferimento per capire lo stato di salute di un Paese e, conseguentemente, comprendere le possibili prospettive dei mercati finanziari.

Un dato a cui, però, bisognerebbe dare il giusto valore (senza esasperarlo) visto che, talvolta, gli stessi “addetti ai lavori” lo usano – assieme ad altri dati “market sensitive” - in maniera poco ortodossa al fine di meglio convincere – chi devono convincere – a fare determinate scelte di investimento…

Se ad esempio dovessimo sentire dire da qualcuno che la recente discesa del tasso di disoccupazione Usa al minimo storico del 3,5% “rappresenta la prova inequivocabile di un’economia che continua a viaggiare a gonfie vele con scontate future conseguenze rialziste sul mercato… “del pesce” e/o ribassiste su quello… “delle cipolle” sarebbe bene bloccare subito l’interlocutore: innanzitutto perché in economia e nei mercati non c’è nulla di inequivocabile e di scontato e poi perché il tasso di disoccupazione al 3,5% va compreso nella sua vera sostanza.

Innanzitutto, togliamo di mezzo l’eventuale convinzione che il 3,5% di disoccupazione si riferisca alla popolazione totale e che quindi, per differenza, il restante 96,5% dei 327.000.000 di americani lavori.

No, il 3,5% e il residuo 96,5% si riferiscono a coloro che fanno parte della “forza lavoro” (164.556.000 persone) costituita solo da:

- DISOCCUPATI: per il Bureau of Labor Statistics è considerato disoccupato chi ha effettuato almeno una ricerca attiva di lavoro nelle ultime quattro settimane ed è disposto a lavorare entro le due settimane successive.
Quindi, ad esempio, se uno a fine dicembre 2019 avesse perso il posto di lavoro e scoraggiato dall’evento non fosse subito riandato ad iscriversi all’ufficio del lavoro, oggi non sarebbe considerato disoccupato: risulterebbe inattivo, quindi fuori dalla popolazione in “forza lavoro”, quindi fuori dal tasso di disoccupazione.
Eventualità questa particolarmente diffusa tra le persone senza lavoro da lungo tempo: persone che scoraggiate e con sempre meno speranze di trovare un’occupazione rinunciano ad andare con la dovuta frequenza a ricercare attivamente un lavoro (la ricerca di un lavoro sui giornali o su internet non viene considerata dalle statistiche).

- OCCUPATI: è considerato occupato colui che abbia lavorato – anche per soli 15 minuti - durante la settimana presa a riferimento. Capito: un quarto d’ora!
Utile poi precisare che, ad esempio, una persona con 2 contratti di lavoro part-time anche solo di qualche ora viene considerata occupata a tempo pieno.

E’ facile, quindi, comprendere come le statistiche sul lavoro vadano lette attentamente ed analizzate sia dal punto di vista qualitativo (la tipologie dei contratti, le mansioni svolte, ecc.) che quantitativo (la durata oraria dei contratti, i livelli salariali applicati, ecc.).

Non ci si può, quindi, fermare al semplice tasso di disoccupazione, ma è necessario prendere in considerazione, ad esempio, il tasso di occupazione e, perché no, quello degli inattivi in età lavorativa valutandone magari l’incidenza sulla cosiddetta  “Popolazione Civile Non Istituzionale” (pari a 260.181.000) costituita da Occupati, Disoccupati, Inattivi in età lavorativa.

Si scoprirebbe che gli occupati negli States sono oggi al 61% rispetto al 63% del 2007 e al 64,4% del 2000 o che gli inattivi sono da diverso tempo attorno al 37%: ai massimi degli ultimi 35 anni!

Tutte evidenze che confermano che gli Usa non stanno affatto in una situazione di massimo splendore dal punto di vista occupazionale ed economico.

Determinato che gli occupati (158.803.000) sono al 61%, ne scaturisce che i disoccupati (5.753.000) assieme agli inattivi (95.625.000) rappresentano ben il 39%: quindi ci sono oltre 100.000.000 di americani in età lavorativa che NON LAVORANO!
...E che, come cantava Adriano Celentano, NON FANNO L’AMORE!!!

 

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