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Coaching, come scoprire i tuoi talenti unici


Scoprire i tuoi talenti è un processo altamente personalizzato, personale, possibile solamente con la profonda conoscenza di te stesso
Coaching, come scoprire i tuoi talenti unici

Il Talento è uno degli argomenti più controversi e dibattuti da sempre.

C’è chi lo considera un dono naturale.
Una sorta di matrice, riservata solo a pochi “fortunati eletti”.

Altri, invece, considerano il talento come il risultato di un allenamento specifico, intenzionale e ripetuto nel tempo.

Mi piacerebbe, però, soffermarmi su un altro aspetto.

Cioè su quanto sia importante, per ogni persona, scoprire il proprio talento o i propri talenti.

La mia, e non solo mia, personale idea, è che il talento sia presente in tutti noi sotto forme diverse.

Ciascuno di noi ha la possibilità e l’opportunità di scoprirlo, riconoscerlo, svilupparlo.

E una volta riconosciuto, esso necessita comunque di essere realizzato e tenuto in vita in maniera costante.

Di solito, ci si riferisce al talento solo nelle accezioni di sportivo e artistico.

Quante volte, infatti, hai sentito parlare di “talento sportivo” o “talento artistico”? 

Quante volte, invece, ti è capitato di sentire, per esempio, “talento matematico”, “talento linguistico” o “talento interpersonale”?

Così come esistono “intelligenze multiple”, esistono anche “talenti multipli”.
Sarebbe quindi riduttivo costringere il talento ad esprimersi solamente in due ambiti.

Quasi come se possedere e sviluppare un “talento sportivo” o “talento artistico” fosse più importante del possedere un “talento matematico” o “talento interpersonale”.

Non trovi?

Inoltre, la storia è ricca di esempi di come possano anche coesistere forme diverse di talento nella stessa persona.

Basti pensare a Carl Gustav Jung, psichiatra, antropologo, filosofo ed accademico svizzero, vissuto a cavallo tra il Diciannovesimo e Ventesimo Secolo.

In Jung coabitavano più tipologie di talento.

Il “talento interpersonale”, che lo portò ad elaborare alcune delle più importanti teorie e tecniche in ambito psicologico e psicoanalitico; il “talento scientifico”, grazie al quale si avvicinò alla fisica quantistica e alla Teoria della Relatività di Einstein, integrandole poi nei suoi studi e ricerche; il “talento intrapersonale”, che utilizzò perapprofondire concetti filosofici risalenti a Platone e che lo aiutarono a comprendere il sé più profondo del proprio animo e dell’animo umano in genere.

Non a caso, Jung, si sentiva come dotato di personalità differenti, spesso in apparente antitesi tra loro che lo portavano ad esplorare gli angoli più nascosti dentro di sé.

Proprio questa sua esplorazione gli permise di diventare una delle figure intellettuali che più rivoluzionarono il pensiero e il sentire umano.

Come vedi, quindi, dentro ciascuno di noi possono esistere diverse personalità che ci portano a maturare una nostra originale e personale forma di talento.

Accedere ai nostri talenti significa accedere alla parte più primordiale ed intuitiva di noi.

In quanto essere unico al mondo, ciascuno è chiamato alla ricerca ed esplorazione di sé.

Un’esplorazione che ha tempi di maturazione e modi di manifestarsi differenti.

Ma che porta con sé la necessità di spogliarsi di tutte le maschere che siamo abituati ad indossare da sempre e che ci impediscono di avere accesso alle nostre “risorse naturali”.

Penso, per esempio, al bisogno di perfezione che molte persone hanno.

La perfezione è solo un’utopia.
Una maschera che indossiamo per evitare di essere giudicati dagli altri.

Preferiamo diventare chi non siamo, piuttosto che farci vedere in tutta la nostra più vera e vulnerabile natura.

Il Talento non è perfezione.

La ricerca del proprio talento, per essere naturale, non artefatta o costruita da altri, deve contemplare la possibilità di sperimentare, testare, comprendere, tornare indietro.

La libertà di sbagliare è fondamentale!

Percorrere strade sconosciute, mai battute prima, con coraggio ed intraprendenza, sbagliando, ci rende possibile il riconoscimento di quella che è la strada che sentiamo appartenerci, quando essa si paleserà in tutta la sua magnificenza al momento opportuno.

Vogliamo aiutare le persone a scoprire i propri talenti?

Aiutiamole a sbagliare di più.

Senza fretta.

Senza presunzione di sostituirci a loro in nome di una maggior conoscenza o saggezza apparente.

Evitando di incorrere nell’errore di forzare la mano, spingendo per scelte e decisioni frutto delle nostre proiezioni.

Aiutiamo i giovani e giovanissimi ad abbandonare la paura di sbagliare.

Perché la paura di sbagliare è paralizzante.
È la più grande forma di inibizione dell’espressione di sé.

Far crescere il giovane con la paura di sbagliare, significa incentivarlo ad uniformarsi a tutti gli altri.

Tenendolo lontano dalla possibilità di scoprirsi finalmente per la persona unica che è.

Significa far prosperare intere generazioni anestetizzate, omologate a schemi sociali preconfezionati e dissociate dalla propria anima.

Non esiste un essere umano identico ad un altro sulla faccia del Pianeta.

Allora, perché ci preoccupiamo di catalogarci sotto qualche etichetta?

Aiutiamo i più giovani, fin da subito, a sentire le loro peculiarità ed abilità.

A sentirle scorrere nelle vene.
Prima di sporcarle con i dubbi della ragione.

A seguire di più il loro istinto.

Non esiste una “formula magica” per scoprire il talento.

C’è chi riesce a scoprirlo in tempi molto rapidi, addirittura nella prima infanzia; altri, invece, ci arrivano in età adulta, dopo essersi spogliati dei pesi emotivi che portavano sulle spalle ed aver acquisito una consapevolezza più elevata.

La scoperta del talento è davvero un processo altamente personale, personalizzato, interno alla persona.

Un processo unico per ciascuno di noi. 

Non è “protocollabile”.

Prima ce ne rendiamo conto, prima eviteremo di incappare nell’errore di scambiare il talento per qualcosa di sbagliato o diverso.

Quindi, essendo un processo altamente personalizzato, non protocollabile e che avviene internamente nell’animo di una persona, cosa si può fare dall’esterno per aiutare ed agevolare tale processo?

Spesso, ciò che impedisce alle persone di cercare il proprio talento sono tutti quegli ostacoli interiori che non permettono lo sviluppo di sé:

- paura del giudizio degli altri;
- paura di fallire;
- paura di esprimersi;
- paura di lasciarsi andare a nuove esperienze.

Se vogliamo aiutare qualcuno a cercare il proprio talento ed agevolare davvero questo processo, aiutiamolo a superare questi ostacoli.

Come?

- Evitiamo di giudicare le situazioni, le cose o i suoi comportamenti dalla nostra prospettiva;

- Evitiamo di appesantirlo emotivamente, proiettando su lui o lei le nostre aspettative;

- Incoraggiamolo a provare nuove esperienze o attività, anche se per noi possono sembrare di nessun o poco valore;

- Sosteniamolo nelle sue scelte e decisioni a prescindere dall’esito o sviluppo che noi pensiamo potrebbero avere;

- Evitiamo di forzare la mano, spingendolo a scegliere e decidere ciò che noi vogliamo per lui o lei;

- Insegniamogli che sbagliare è una parte fondamentale del percorso di crescita e non è una colpa;

- Trasmettiamogli l’importanza di sentire, accogliere ed esprimere le emozioni;

- Lasciamolo libero di esprimersi nel modo e nella forma che sente, senza ingabbiarlo in schemi precostituiti o etichettarlo come “diverso” o “strano”.

Sosteniamolo a diventare la persona che sente di essere e non la persona che vogliamo che sia.

Il Talento è risveglio.

Il risveglio della nostra essenza più pura ed incontaminata, che preme per essere finalmente ascoltata, trasmessa, messa in atto, in modo autentico e genuino e che è capace di alimentare il fuoco delle nostre passioni e della nostra vitalità.

Scoprire, sviluppare, realizzare e donare i nostri talenti, ci permette così di compiere un ulteriore passo avanti verso “qualcosa” di immensamente più grande di noi e nel farlo trascendiamo il significato di noi stessi e della nostra intera esistenza.

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