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Coaching interculturale


Che fare se un Indiano risponde di sì a due domande contraddittorie? Come negoziare efficacemente in Sudamerica?
Coaching interculturale
Succede di avere bisogno di accelerare la propria capacità di relazione in un Paese diverso da quello in cui si è cresciuti: per un trasferimento professionale, per una missione con un ente internazionale, per un percorso di studi. Oppure perché il proprio lavoro - di insegnante, di manager, di commerciale - mette a contatto con persone di altre culture.
Tutte situazioni in cui il prezzo degli sbagli può essere rappresentato dal fallire un esame, non concludere un accordo importante, distruggere il clima interno di un’impresa, compromettere la propria personale integrazione con i nuovi interlocutori.

Il coach interculturale usa gli strumenti del coaching (le domande, la maieutica, la prescrizione di esercizi, il ricorso a metafore, ecc.) per:
- rendere consapevoli che molti comportamenti che sembrano "normali" o "ovvi" sono invece il risultato di una cultura, quella in cui si è cresciuti. Ovvero non sono affatto naturali, ma appresi
- far emergere le implicazioni su cose quotidiane generalizzabili come: ruolo della leadership, stile di apprendimento, che cosa si intende per onestà, come si costruisce la fiducia, come si gestiscono gli orari e le riunioni, chi parla con chi, ecc.
- preparare all’inevitabilità dello shock culturale
- far capire che anche l’uso di una lingua/tramite come l’inglese nasconde insidie: perché ognuno lo parla e lo comprende in base alla propria cultura
- e soprattutto preparare ad essere curiosi, a fare attenzione, a non dare niente per scontato.


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