Coaching, la "Comfort Zone" non è poi così tanto confortevole


Uscendo dalla tua "Zona di Comfort" affronterai ostacoli che saranno per te nuove sfide e opportunità di allenare e sviluppare le tue potenzialità
Coaching, la "Comfort Zone" non è poi così tanto confortevole

Ciao.

Nell’articolo che segue ti parlerò della cosiddetta “Comfort Zone”, la “Zona di Comfort” e perché non è poi così tanto confortevole come potresti pensare.

Che cosa è la “Comfort Zone”?

La “Comfort Zone” è quella zona, costituita da spazio, tempo, relazioni, attività in cui ti senti al sicuro e in controllo.

All’interno di questa zona, che assume anche la forma di uno stato mentale, non esiste ansia, stress o paura perché quello che vivi e provi lo conosci così bene che niente o nessuno ti può scalfire.

Un esempio?

Hai presente il solito bar dove tutte le mattine, alla stessa ora, ti fermi e fai colazione?

Dove conosci tutti e sai che dopo 10 minuti entrerà dalla porta il signore anziano in impermeabile che porta a spasso il cane?

Dove il barista conosce ormai quello che prenderai senza il bisogno che tu emetta un solo suono?

Ecco, questa situazione è una tua “Comfort Zone”.

Non è fantascienza, è quotidianità.

Ti senti bene e a tuo agio.

Vediamo ora insieme quali altre “zone” esistono.

Appena fuori dalla “Comfort Zone”, c’è la “Zona della Paura”

Quando varchi questa soglia, puoi provare una mancanza di fiducia verso di te; il tuo cervello inizia a dubitare e trova mille scuse per non farti agire.

E come se non bastasse, attribuisci inconsciamente alto valore all’opinione che di te possono avere le persone intorno, che magari nemmeno ti conoscono.

Un esempio può essere quando arrivi in un ambiente di lavoro nuovo.

Non conosci il tuo capoufficio, non conosci ancora i colleghi e non sai come potrai avere il rendimento che la tua nuova Azienda si aspetta da te.

Inconsciamente dentro di te scattano mille domande.

Ti senti insicuro o insicura e a disagio.

Esiste poi la “Zona di Apprendimento”

In questa situazione, il tuo cervello fa un balzo in avanti.

Si setta sotto frequenze positive.

I problemi diventano sfide; acquisisci nuove competenze, tecniche o relazionali.

Entri in uno stato mentale ed emotivo propositivo che ti spinge a fare e ad agire.

L’esempio diretto lo vivi quando partecipi ad un corso di formazione nella tua professione o magari per una tua passione.

Hai fiducia nelle tue capacità di poter imparare qualcosa di nuovo, di poter apprendere nuove competenze e non temi il giudizio degli altri perché sono al tuo stesso livello.

Sei in fiducia e hai l’audacia necessaria per spingerti oltre.

Spingendoti oltre arrivi alla cosiddetta “Zona di Crescita”, la “Growth Zone”

In questo stato mentale ti senti inarrestabile.

Hai il coraggio per vivere i tuoi sogni.

Pianifichi azioni quotidiane mirate per conquistare i tuoi obiettivi.

Non temi l’opinione o il giudizio degli altri, perché sai che ciò che stai facendo ti fa sentire bene, a tuo agio e ha per te un significato molto più elevato che va oltre te stesso o te stessa.

Un esempio è quando decidi di lasciare il tuo lavoro sicuro, che non ti soddisfa, per dedicarti finalmente a ciò che per te è più importante.

A quell’attività che valorizza appieno il tuo potenziale e il tuo modo di essere.

Qualcuno storcerà il naso, dubiterà che tu possa riuscirci.

Ma tu andrai avanti ugualmente, consapevole che non sarà facile e che ci saranno ostacoli.

Ostacoli che saranno per te nuove sfide e nuove opportunità di allenare e sviluppare le tue potenzialità.

Perché, quindi, è necessario uscire dalla “Comfort Zone”?

Perché è solo quando ti spingi oltre questa linea che il tuo processo di crescita ha inizio.

È quando impari a gestire e governare la paura, perché eliminarla è pressoché impossibile, a farne una tua fedele alleata, che puoi veramente pianificare tutte quelle azioni necessarie per raggiungere i tuoi obiettivi e realizzare i tuoi sogni.

Se aspetti, infatti, il momento giusto, questo non ci sarà mai.

Se ti blocchi e non agisci non puoi progredire.

Prova a pensare a questo.

Se i nostri antenati primitivi si fossero fermati alla vista del primo fuoco acceso, impauriti, pietrificati, e non avessero imparato a governarlo, come sarebbe stata l’intera evoluzione umana?

 

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Articolo del:


di Giampaolo Runello

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