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Come essere felici grazie al coaching umanistico


La felicità: un argomento tanto di moda e banale, quanto necessario ed urgente. Possiamo renderla un progetto di vita?
Come essere felici grazie al coaching umanistico

Come coach umanista, quando qualcuno mi chiede “Ma alla fine, in cosa consiste il tuo lavoro?” non posso che rispondere così “Alleno le persone a sviluppare il loro potenziale positivo, affinché siano più felici”.
Facile? Illusorio? Banale?

La felicità secondo Roberto Benigni
“CERCATELA, TUTTI I GIORNI, CONTINUAMENTE… CE L’AVETE. CE L’ABBIAMO. CE L’HANNO DATA IN REGALO, IN DOTE… […] E ANCHE SE LEI SI DIMENTICA DI NOI, NON CI DOBBIAMO MAI DIMENTICARE DI LEI.”
ROBERTO BENIGNI

Come ha detto magistralmente Benigni nel suo spettacolo televisivo, dobbiamo cercare sempre la felicità, perché è un dono con cui ci siamo affacciati su questa terra.
Quanto è vero! Basta osservare i bambini per capire che dovremmo erigerli a maestri di vita.

Nella prospettiva del coaching umanistico, l’essere umano nasce motivato dall’amore per la vita e ha una spinta motivazionale all’autorealizzazione e alla felicità.

Crescendo, però, spesso ce ne dimentichiamo.

Ecco perché abbiamo bisogno di un metodo d’intervento capace di valorizzare le nostre risorse, allenandole nella direzione di piani d’azione concreti per il raggiungimento dei nostri obiettivi di felicità.

 

Coltivare la felicità in un progetto…anche di business

In una società dove cresce, alimentato da una sapiente selezione delle notizie che ci arrivano, un grande senso di malessere, disorientamento, insoddisfazione, inquietudine, scoraggiamento, pessimismo ed insicurezza, non possiamo dare per scontato che il dono della felicità che ci è stato fatto alla nascita cresca senza essere curato.

Il sentimento d’amore per la vita, ingrediente a mio parere base per la nostra felicità, va scelto e alimentato all’interno di un progetto che se ne prenda cura.
Coltivare la felicità non ci sottrae alle fatiche e ai dolori della vita. Piuttosto credo che si tratti di trovare un modo per “danzarci” assieme.

Come in una danza, dobbiamo imparare i passi giusti affinché tutto si svolga nel modo più armonico possibile, che non vuol dire senza dolore o fatica.

Questo vale sia per la nostra vita privata, che per quella professionale.

Spesso pensiamo che lavorare significhi esclusivamente sacrificio.

Scegliere di alimentare la nostra felicità significa anche iniziare a darsi il permesso di coniugare impegno e fatica con leggerezza, serenità e felicità.

 

Le scelte per vivere la felicità

Siamo sempre chiamati a scegliere se sopravvivere o vivere. Spesso non ci accorgiamo di procedere per inerzia e, pensando di non fare nessuna scelta, in realtà scegliamo di non prenderci cura del dono della felicità.

Trascurare la nostra vita significa accontentarsi di galleggiare invece che farla fiorire.
Solo che quando la trascuratezza arriva al massimo della sua realizzazione possiamo addirittura trovarci nella condizione di provare avversione per la vita, nostra e degli altri, e ci intossichiamo con sentimenti di disprezzo, disincanto, rancore, volontà di distruzione (etero ed auto diretta), gelosia.

Oppure possiamo scegliere di vivere la vita come progetto in cui costruire un’opera d’arte, dove non viene mai meno l’allenamento di quelle potenzialità di specie, cioè risorse che appartengono a tutti noi come esseri umani, che sono:
•    la proattività, che ci aiuta a capire come fare per intervenire sulle forze interne (ad esempio le nostre emozioni) e su quelle esterne (ad esempio l’ambiente), senza rassegnarci a subirle passivamente;
•    l’autosviluppo, cioè quella spinta innata a crescere continuamente, autosuperandoci
•    la socievolezza, cioè quell’attitudine umana a stare con gli altri, perché, in quanto “animali sociali”, la felicità la troviamo solo nella relazione con l’altro (anche se a volte vorremmo fare a meno dei nostri simili).

Non esistono formule magiche per essere felici. Il percorso che conduce ad una vita felice è tutto da inventare, giorno dopo giorno.

 

Da dove partire?

Una prima direzione c’è ed è cercare di capire chi siamo davvero, andando ad intercettare la spinta all’autorealizzazione che è quella molla che ci fa sentire la voglia di scoprire la nostra originalità, di ricercare le nostre passioni, predisposizioni e vocazioni per trasformarle nel nostro personale progetto di vita.

Il Coaching, però, è una metodologia orientata all’azione. Dopo la riflessione e l’allenamento della coscienza si passa all’azione concreta, la quale crea esperienza, permette l’elaborazione di nuovi pensieri sulle cose, ci mette alla prova e sviluppa competenza, determinando sempre di più il senso da dare alla nostra esistenza.

Infatti, le persone felici sono quelle che elaborano significati importanti ed appassionati che guidano la loro vita personale, fortemente connessa con quella degli altri.

E tu, vuoi scegliere di essere felice?
Cosa ti rende felice?

 

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