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Come lo squalo di Baltimora ha costruito la sua eccellenza


Quale metodo ha seguito Michael Phelps per vincere 23 medaglie d'oro! Come puoi prendere spunto dalla sua storia per intraprendere la tua strada verso l'eccellenza
Come lo squalo di Baltimora ha costruito la sua eccellenza

Ieri ho finito di leggere il libro di Bob Bowman capo-allenatore della Nazionale USA di nuoto e Coach di Michael Phelps.
Michael Phelps per chi non lo conoscesse, è un ex nuotatore statunitense considerato il più grande nuotatore di tutti i tempi, pensate è l'atleta più titolato nella storia delle Olimpiadi moderne: con 23 medaglie d'oro è l'olimpionico più vincente. Agli ori si aggiungono tre medaglie d'argento e due di bronzo, per un totale di 28 podi!
Il libro descrive quali sono le 10 regole d’oro per raggiungere l’eccellenza nello sport e nella vita, regole che Bob Bowman ha utilizzato con Michael Phelps e con tanti altri nuotatori che hanno raggiunto dei risultati straordinari alle Olimpiadi.
L’errore che si può commettere quando si pensa a questi atleti straordinari, è di immaginarseli come se fossero perfetti, indistruttibili, dotati fin dalla nascita di talenti fuori dal comune.
Ma la realtà in molti casi è ben diversa, racconta di persone che per alzare la loro asticella ogni giorno e salire di livello, hanno fatto sacrifici, si sono allenati con determinazione, con perseveranza, si sono messi in gioco prendendosi dei rischi. Hanno puntato all’eccellenza ogni singolo giorno.
Hanno utilizzato un metodo che consisteva nel fissare degli obiettivi, definire un programma per raggiungerli e lavorare sodo per arrivarci. Inoltre sono rimasti concentrati tutto il tempo sull’obiettivo, anche quando qualcosa andava storto.
Possiamo sintetizzare il tutto dicendo che avevano un sogno e che ci hanno messo del loro per renderlo reale, compiendo degli sforzi straordinari finalizzati all’eccellenza in tutto quello che facevano, anche nelle piccole cose.
Ma quello di cui ti voglio parlare oggi in questo articolo è la vita sportiva e personale dello squalo di Baltimora, il grande Michael Phelps!
Certamente era un atleta dotato di un enorme talento e di mezzi fisici straordinari, ma la cosa che mi ha impressionato di più è stata la sua mentalità ed il suo atteggiamento. Negli anni ha sviluppato l’atteggiamento che porta al successo ed è una cosa che chiunque può implementare nella propria visione, a condizione che si diventi causa della propria vita.
Anche lui aveva un piano e ci ha lavorato sopra con tanta intensità perché aveva capito che le performance più importanti avvenivano grazie agli allenamenti quotidiani, lontano dalla folla, dalle luci della ribalta.
Aveva un sogno, aveva un obiettivo e aveva un metodo da seguire per raggiungere il suo obiettivo e rendere reale il suo sogno.
Il messaggio più importante di quel metodo era che per raggiungere grandi risultati a lungo termine doveva concentrarsi nella ricerca quotidiana dell’eccellenza.
Bob Bowman ha cominciato ad allenarlo quando aveva undici anni, nel giro di quattro anni all’età di quindici anni, stabilì il record del mondo dei 200 metri farfalla.
La sua carriera sportiva è piena di successi strepitosi, alle Olimpiadi di Atene nel 2004 vinse sei medaglie d’oro, alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 vinse otto medaglie d’oro il massimo mai ottenuto da un singolo atleta, alle Olimpiadi di Londra nel 2012 vinse quattro medaglie d’oro, mentre alle sue ultime Olimpiadi a Rio de Janeiro nel 2016 ne vinse cinque.
A leggere le sue imprese sportive ci si immagina di trovarsi di fronte ad un super uomo, ma anche lui non era perfetto. Ad un certo punto dopo le Olimpiadi di Londra dove aveva conquistato l’ultimo dei suoi record (la ventiduesima medaglia olimpica) arriva la depressione nonostante fosse arrivata la fama, le apparizioni sulle copertine di riviste molto famose, le apparizioni in TV e le sponsorizzazioni multimilionarie.
Aveva bisogno di nuove motivazioni e prese la decisione di ritirarsi dal nuoto agonistico per dedicarsi alla pubblicità di una catena di ristoranti fast food negli USA, a girare il mondo, a giocare a golf.
Dopo solo un anno in cui si era dedicato a queste attività, nell’estate del 2013 contattò il suo allenatore per svelargli che stava pensando di rientrare, con un obiettivo importante, partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016!
La cosa incredibile è che un atleta che in vita sua aveva conquistato diciotto ori su un totale di ventidue medaglie olimpiche e battuto dozzine di record mondiali, aveva di nuovo voglia di rimettersi in gioco.
Aveva capito che era arrivato ad un punto che non aveva più alternative, o ritirarsi definitivamente dal nuoto agonistico e dedicarsi ad altre attività, oppure rimettersi in discussione e ricominciare a provare quelle emozioni che non aveva certamente dimenticato e che lo motivavano ad alzare ogni giorno l’asticella.
Disse al suo allenatore che le ragioni per cui voleva tornare erano prevalentemente due: la prima era per se stesso, per l’amore che provava nel nuotare, la seconda era per raggiungere dei nuovi traguardi.
Durante un’intervista nel 2014 nella quale i giornalisti gli chiedevano i motivi per cui aveva deciso di nuotare ancora, rispose che aveva nostalgia dell’acqua, che voleva vedere quanto peso riusciva a perdere, in che stato di forma riusciva a mettersi ed infine perché semplicemente gli piaceva stare in acqua, si divertiva e voleva ritrovare lo spirito competitivo! Ma la risposta che mi ha toccato di più era che era tornato a nuotare per se stesso e non aveva paura di “rovinarsi la reputazione” nel caso in cui le sue prestazioni non fossero state in linea con quanto era riuscito a fare in passato.
Nell’estate del 2014 si era guadagnato la convocazione per i successivi Campionati Mondiali, un passaggio chiave verso il percorso per gareggiare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Il suo piano d’azione stava funzionando ed era pronto per continuare a lavorare duro e a rimanere concentrato sull’obiettivo.
Ma proprio quando sembrava che era tutto pronto per tornare a coronare il suo sogno, una sera di settembre del 2014, Michael fu fermato dalla polizia di Baltimora per eccesso di velocità e per aver superato la doppia linea continua mentre attraversava un tunnel.
Risultò positivo all’alcool test e fu arrestato e condannato a diciotto mesi con la condizionale. Fu bandito dalle competizioni per sei mesi ed espulso dalla rappresentativa nazionale per i Campionati Mondiali.
Aveva sicuramente sbagliato, la sua reputazione era in frantumi, si sentiva perso e non sapeva cosa fare.
Dovette affrontare un nuovo livello di avversità e si rese conto di aver bisogno di un aiuto per capire meglio se stesso; si rivolse ad un centro specializzato dove ottenne tutto il supporto di cui aveva bisogno.
Trascorse 45 giorni in questa clinica riabilitativa e da quell’esperienza veramente difficile ne uscì ancora più forte con la consapevolezza che poteva risollevarsi. Ne uscì una persona più serena, che aveva smesso di guardarsi alle spalle ma che guardava avanti. Era pronto per tornare ancora più determinato, aveva mostrato a se stesso e agli altri la forza che deriva dal prendere il controllo della propria vita e delle proprie azioni.
Dopo l’arresto e lo scandalo poteva arrendersi e rinunciare a rientrare oppure poteva scegliere una strada più difficile, tornare a nuotare e sottoporsi agli sguardi dei fan e alle domande maliziose della stampa.
Nell’aprile del 2015 scelse la seconda opzione e tornò a gareggiare in piscina. Si sentiva sereno perché sapeva di avere un grande sostegno intorno a sé, persone che lo avrebbero aiutato a superare le difficoltà e a fare ogni giorno un passo in avanti verso il suo obiettivo.
Aveva sviluppato una maggiore consapevolezza in se stesso, sapeva chi era, voleva dimostrare a tutto il mondo che era una persona diversa e che non era preoccupato se qualcuno non lo avesse accettato. Aveva compreso di essere una persona con dei difetti, come tutti e che doveva lavorare per correggerli. Uno dei suoi segreti fu di cercare aiuto, di accettarlo e di utilizzarlo per migliorare e rimettersi in marcia verso la sua visione.
In quell’occasione annunciò che il suo sogno era di partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, sembrava un obiettivo quasi impossibile ma alla fine ce l’ha fatta.
E come è andata a finire? Ha vinto altre cinque medaglie d’oro!
Questa è la storia di un grande campione che ha ottenuto dei risultati straordinari nella sua carriera sportiva, ma che ha dovuto superare anche tanti momenti difficili.
E ci è riuscito anche grazie a due cose: la prima cosa è stata l’aiuto del suo allenatore che è rimasto con lui e lo ha aiutato a superare le difficoltà ed a diventare una persona migliore. La seconda cosa è stata il suo forte atteggiamento mentale che ha allenato giorno dopo giorno e che lo ha portato a valutare le avversità come ad una componente dell’allenamento per l’eccellenza.

Ma perché ti ho voluto parlare di questo grande campione?
Per farti capire che tutti incontrano delle difficoltà nella vita anche i super eroi, ma la differenza la fanno coloro che si impegnano per trovare delle soluzioni e diventare delle persone migliori.
Ma ecco quanto.
In questo momento nella tua vita e nella tua attività sportiva, qualsiasi cosa tu stia facendo, stai usando - FORSE SE VA BENE - solamente una parte limitata del tuo potenziale.
Magari in passato anche tu hai cercato di alzare la tua asticella, ma sei rimasto bloccato dalla paura di fare degli errori o dalla paura di non essere all’altezza della situazione.
Oppure hai preferito non giocare perché avevi un’ansia tremenda che non ti faceva stare bene. Quando si avvicinava il giorno della competizione sportiva ti si stringeva un nodo alla pancia che ti limitava anche nella vita quotidiana.
E il risultato è che quando andava bene entravi in campo soltanto quando mancavano pochi minuti prima della fine della partita.
Nonostante tutto continui ad allenarti tutti i giorni con determinazione, impegno, passione ma la maglia da titolare è un vero miraggio, è un’esclusiva riservata ad altri e non a te.
Se invece ti sei reso conto da solo che stavi giocando al di sotto delle tue aspettative e hai cercato qualcosa per cambiare quella situazione che non ti piaceva, beh sappi che se non ci sei riuscito non è colpa tua, è che nessuno ti ha insegnato come fare. Hai bisogno di una guida che ti mostri passo passo cosa fare e come alzare la tua asticella.
Ora però è il momento di piantarla perché non è mai troppo tardi per essere il migliore che puoi essere.
Il fatto è che il tempo passa e cominci a sentire l'esigenza di massimizzare le tue prestazioni nonostante le difficoltà.
Anche perché tu sai meglio di me che se continui così, stai rischiando di non farcela ad alzare la tua asticella e a non essere apprezzato per quello che sei e soprattutto per quello che puoi diventare.
Arrivati a questo punto le strade a tua disposizione sono 3: la prima strada è di fuggire da questa situazione, mollare e arrenderti alle difficoltà dando la colpa dei tuoi insuccessi alla sfortuna. Parole come “impossibile, troppo difficile, non sono all’altezza” sono molto comuni nel dialogo che intrattieni con te stesso e ti tolgono l’energia per agire in una nuova direzione molto più efficace per te.
La seconda strada è di rimanere lì dove sei ora ed accontentarti degli alti e bassi nei risultati, a guardare dalla panchina ciò che accade di bello ai tuoi compagni.
Quando non va come vorresti ci rimani male ma invece di essere ancora più determinato per fare meglio la volta successiva, ti accontenti e dai la “colpa” a qualcun altro o a qualcosa d’altro.
La terza strada, invece, è di attaccare le tue paure per utilizzare una parte maggiore del tuo potenziale, cogliere nuove opportunità per scendere in campo, dare il meglio di te, accogliere le sfide.
Sei ambizioso, hai fame di vittorie ma non hai ancora trovato il modo per cogliere tutti i frutti del tuo impegno, della tua determinazione, dei tuoi talenti. Vuoi sentirti il protagonista della tua vita ed essere pronto per giocare, qualunque sia il tuo ostacolo o la sfida da affrontare.
Quindi ti chiedo dove puoi prendere la “maglia da titolare” e giocare la tua partita verso l’eccellenza? La risposta è che devi chiederla al miglior allenatore che hai sempre avuto, te stesso.
Ora tocca a te decidere quale strada prendere, se scegli la prima, tutti i sacrifici che hai fatto in questi anni saranno stati inutili o quasi.
Se scegli la seconda tutti i sogni che hai fatto non riuscirai a realizzarli a causa delle tue paure.
Se scegli la terza, avrai più possibilità di uscire fuori dalla situazione in cui ti trovi ora e migliorare le tue prestazioni, ma avrai speso un sacco di energie in più e faticato più del previsto.
Probabilmente non hai le stesse doti fisiche e le stesse abilità di Michael Phelps, ma come lui ci è riuscito anche tu puoi sviluppare la tua mentalità attraverso un metodo.
Puoi accedere ad un livello più alto di prestazioni imparando ad allenare la tua mente come alleni il tuo corpo. Scopri come puoi farlo anche tu perché non è mai troppo tardi per essere il migliore che puoi essere e non importa su quale campo giochi o quali sono i tuoi obiettivi.
Ma per realizzarlo hai bisogno di compiere delle azioni perché il rischio peggiore in cui puoi cascare è di non avere il coraggio di fare altri errori!
Spero che la storia di Michael Phelps ti abbia ispirato a non mollare mai ed a trovare il coraggio per prendere strade sconosciute.
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Cerca la tua eccellenza e diventa un’atleta di successo!

 

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