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Come usiamo le emozioni? Quanto siamo educati emozionalmente?


Nella scuola e nell'educazione, come ci poniamo da insegnanti e genitori rispetto all'espressione del nostro mondo emotivo? Considerazioni e spunti di riflessione
Come usiamo le emozioni? Quanto siamo educati emozionalmente?

Le neuroscienze affermano che il bambino esercita al massimo la sua capacità di sentire nei primi tre anni di vita. Mentre esprime col gesto il suo impulso atto a soddisfare i bisogni fisiologici naturali, sente le emozioni essendo in sintonia con chi lo circonda.

In questa fase si forma la sua mappa emotiva, strettamente legata alle sue esperienze nelle relazioni.  La capacità emotiva è in parte innata e in parte acquisita culturalmente e l’emozione si differenzia dal sentimento in quanto esso implica una componente cognitiva per essere vissuto (Galimberti 2007).

Ognuno di noi ha la sua personale esperienza delle emozioni: le sente, le riconosce, le ama, ne ha paura e le comunica. Sempre più è compresa l’importanza di saper distinguere i propri sentimenti da quelli degli altri e saper gestire le proprie emozioni per condurre una sana e piena vita personale e sociale.

Goleman definisce questa capacità come intelligenza emotiva. Essa si articola in diverse competenze: consapevolezza, autocontrollo, motivazione, empatia e abilità sociali.

Le neuroscienze testimoniano che ognuno di questi aspetti dell’intelligenza emotiva influenza fortemente il contesto scolastico a livello di apprendimento, comportamento, vissuto personale e condotta sociale.

Nel contesto scolastico, in seguito alla direttiva 2018 del Consiglio d’Europa, viene applicata la didattica per competenze.  Questa richiede il potenziamento delle abilità sopracitate e introduce strumenti di valutazione che quantificano lo sviluppo dell’intelligenza emotiva nella formazione dei ragazzi. La didattica per competenze ha l’obiettivo di evidenziare l’importanza delle abilità parallele all’apprendimento del sapere.  Riconosce alla scuola oltre al suo ruolo naturale, il compito di rafforzare la cultura di carattere sociale e di valorizzare queste caratteristiche che nell’apprendimento contribuiscono a consolidare l’autonomia della persona e la realizzazione di sé.

In ogni tappa della crescita ad ogni livello scolastico l’ascolto, l’accoglienza, la cura, l’attenzione che l’adulto esercita nei confronti del bambino/ragazzo permette l’educazione del suo sistema emotivo. L’insegnate deve aiutare i ragazzi a trovare le proprie risposte.

Come Counselor Relazionale a indirizzo Voice Dialogue penso che ogni adulto coinvolto nello sviluppo educativo debba fare il punto su come lui stesso riconosce e si relaziona alle proprie emozioni e come usa la sua intelligenza emotiva nella vita sociale e professionale.

In sintesi, i punti di attenzione per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva sono:

•    Portare la consapevolezza dentro sé stessi

•    Dare un nome alle proprie emozioni

•    Riconoscere lo spazio tra sé e l’altro

•    Operare con auto controllo

•    Saper trovare le proprie motivazioni

•    Esprimere creativamente ciò che si prova.

Quanto siamo educati emozionalmente?  Come facciamo fronte all’incertezza?  Quanto siamo consapevoli di ciò che ci unisce e divide gli uni dagli altri?

Soprattutto, riusciamo effettivamente a recepire le differenze che ci portano le nuove generazioni?

Riusciamo a porci con interesse e rispetto nei confronti di esseri cresciuti in un contesto così diverso dal nostro?

E’ necessario avere un atteggiamento che preveda uno scambio “alla pari”.  L’alunno diventa fonte d’informazione del suo mondo interiore, misterioso e fragile e l’adulto porta semplicemente e con passione la sua esperienza e conoscenza al fine di essere un autorevole e stimolante riferimento per i giovani.

 

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