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Comprare bitcoin: come comportarsi con il fisco?


Abbiamo appurato come il mondo di internet abbia rivoluzionato i mercati finanziari. Oggi comprare bitcoin è diventata un’operazione quasi ordinaria. Vediamo però come
Comprare bitcoin: come comportarsi con il fisco?

Abbiamo appurato come il mondo di internet abbia rivoluzionato i mercati finanziari. Oggi comprare bitcoin è diventata un’operazione quasi ordinaria. Alla portata di tutti. Lungi da noi voler illustrare in questa sede le modalità operativa necessarie a comprare bitcoin, vogliamo concentrarci su un altro aspetto. Ovvero le conseguenze fiscali di questo tipo di operazioni. Già perché tra le migliaia di transazioni che quotidianamente si concludono sui vari mercati, molte di queste hanno conseguenze. In termini di monitoraggio fiscale e antiriciclaggio. Premettiamo che, come molti fenomeni della nostra economia digitalizzata, anche per questo argomento non esiste un preciso inquadramento giuridico. Ma andiamo per gradi.

Comprare bitcoin: plusvalenze da tassare? 

Premessa. Il mondo delle criptovalute non è regolamentato. Sono ipotizzabili situazioni in cui le transazioni concluse siano idonee a produrre redditi imponibili. In tali casi, sorge l’obbligo di inserire tali redditi all’interno della dichiarazione. Tuttavia, la particolarità dell’investimento lascia spazio a non poche incertezze.

Occorre evidenziare che l’Agenzia Entrare nel 2018 ha chiarito che le criptovalute possedute andassero riportate all’interno della dichiarazione. Il semplice utilizzo di moneta elettronica o virtuale infatti, comporterebbe l’assoggettabilità alla tassazione italiana.

In altre parole, stiamo parlando di attività destinata a produrre reddito. Ne consegue che l’investitore potrebbe realizzare delle plusvalenze che devono essere tassate. L’art. 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi richiama alcune operazioni aventi a oggetto potenziali plusvalenze generate dallo scambio di valute. In particolare, costituiscono redditi diversi, (quindi tassabili).

  1. Le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di valute estere. Oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti.

  2. I redditi, comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere o acquistare a termine valute. Ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di valute estere. Con l’ulteriore condizione che le plusvalenze rilevano se la giacenza media del conto corrente da cui provengono le valute estere cedute superi per almeno 7 giorni lavorativi continui l’importo di 51.645,70 euro. In parole povere, sarebbe possibile comprare bitcoin e rivenderli senza generare reddito imponibile. A patto che le operazioni eseguite da privati siano al di sotto delle soglie stabilite dall’art. 67 sopracitato.

Comprare bitcoin: cripto come valute estere?

Un altro problema che ci si dovrebbe porre quando si vuole comprare bitcoin riguarda il loro inserimento nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. All’interno di tale sezione occorre indicare le “attività estere di natura finanziaria”. Ma i bitcoin e le altre criptovalute possono considerarsi tali?

Il fatto è che le criptovalute non hanno oggettivamente alcun legame con un territorio. Nazionale o estero. Si può affermare che le criptovalute appartengano alla blockchain. Per la quale non esiste alcun collegamento a nessun territorio particolare. Proviamo a fare però un ragionamento. L’obbligo del cosiddetto monitoraggio fiscale non si realizza se la persona fisica residente in Italia ha la disponibilità della chiave privata. Se così fosse, il luogo di detenzione delle valute virtuali non potrebbe che risultare coincidente con lo Stato ove il contribuente risulta residente.

In tal caso, infatti, non si può parlare in alcun modo di attività detenute all’estero. Occorre tuttavia considerare che le chiavi private possono anche essere gestite da terzi. In quest’ultimo caso assume rilevanza la disciplina antiriciclaggio. Il Dlgs 231/2007 individua la figura dei “prestatori di servizi di portafogli digitali”. Essi sono quei soggetti che forniscono “servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali“. L’obbligo di compilazione del quadro RW si avrà dunque soltanto in questo caso. Ovvero quando il prestatore di servizi dei portafogli digitali risulta un soggetto con sede estera.

Comprare bitcoin: sanzioni in caso di violazione 

Questa possibilità va a braccetto con l’aspetto sanzionatorio. Le penalità relative al monitoraggio fiscale vengono diversificate a seconda del luogo in cui le attività non dichiarate risultano detenute. La sanzione prevista va dal 3 al 15% dell’ammontare degli importi non dichiarati. Se però le attività risultano detenute nei Paesi black list, le sanzioni risultano raddoppiate.

Il fatto che le penalità risultino ancorate a un luogo non può che significare solo una cosa. Che rilevano soltanto per le valute virtuali che sono detenute attraverso i prestatori di servizi di portafogli digitali esteri. Non certo quando la persona fisica residente in Italia detiene direttamente la chiave privata. In tal caso non si può parlare di attività detenute all’estero.

In conclusione, abbiamo intuito quanto sia semplice comprare bitcon. Essere adeguatamente preparati alle conseguenze giuridiche e fiscali è invece più complesso, in quanto la normativa è in continua evoluzione.

Per qualsiasi dubbio o segnalazione in merito a questo argomento, vi invitiamo a contattarci. Vi ringraziamo in anticipo.

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