Contabilità semplificata, dalla competenza alla cassa


Quali sono le implicazioni per le ditte individuali e le società di persone delle novità contabili introdotte in ambito di contabilità semplificata?
Contabilità semplificata, dalla competenza alla cassa
A partire dal 1° gennaio 2017, le ditte individuali e le società di persone soggette a contabilità semplificata dovranno tenere le scritture contabili seguendo il principio di cassa al posto del principio di competenza: in sostanza, i ricavi e le spese concorrono a formare il reddito di impresa nel momento effettivo del loro incasso o pagamento e non in quello in cui le operazioni sono registrate tramite le fatture emesse e ricevute.
Brevemente, va ricordato che la contabilità semplificata può essere adottata dalle ditte individuali e dalle società di persone che non superano il limite di 400 mila euro annui se forniscono prestazioni di servizi o il limite di 700 mila euro annui se svolgono altre attività. Le società di capitali, invece, sono obbligate alla tenuta della contabilità ordinaria indipendentemente dai ricavi, mentre i lavoratori autonomi possono tenere la contabilità semplificata a prescindere dall’ammontare dei compensi incassati.

Il principio di cassa prevede di registrare, come già sopra descritto, oltre alle fatture emesse e fatture ricevute, anche le date di incasso e pagamento, rispettivamente. E prevede inoltre di affiancare ai Registri iva anche un Registro degli incassi e pagamenti.

La legge ci fornisce due metodi applicativi del nuovo regime:
1) il cliente fornisce al professionista, oltre ai documenti contabili, una prima nota degli incassi e pagamenti, aggiornata ogni volta che si effettua una movimentazione finanziaria,
2) il cliente fornisce al professionista i documenti contabili, come ha sempre fatto, ed il professionista applica un criterio, definito della "finzione giuridica", introdotto dall’art 18, comma 1, DPR 600/73, che modificato ad hoc dalla legge di Bilancio, ha concesso alle imprese minori, di dare per pagati ed incassati tutti i documenti registrati.

Dal punto di vista della semplificazione, la modalità contrassegnata con il n. 2) è quella più facile da gestire, meno onerosa per il professionista e anche per il cliente, perché tenere una contabilità per cassa, con registro incassi e pagamenti, equivale quasi a tenere una contabilità di tipo ordinario, che avrebbe senz’altro dei costi aggiuntivi per il cliente. In questo caso va fatta una scelta con apposite modalità stabilite dall’Agenzia delle entrate.

Il passaggio dal principio di competenza a quello di cassa comporta, però, delle implicazioni che riguardano soprattutto:
- la gestione delle rimanenze finali
- eventuali passaggi tra regime ordinario e semplificato

Parlando di gestione delle rimanenze finali, occorre specificare che queste ultime (come le esistenze iniziali) non saranno più rilevanti ai fini della determinazione del reddito di impresa con il principio di cassa, proprio perché non è possibile imputare nessun ricavo e costo a un periodo di esercizio successivo rispetto a quello in cui sono stati generati.
Quindi, si è posto il problema di come contabilizzare le rimanenze finali nel primo anno di passaggio. La questione è stata risolta dal legislatore disponendo che il reddito del primo periodo d’imposta in cui è applicabile il principio di cassa è ridotto "dell’importo delle rimanenze finali ... che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza".

Altra implicazione che merita attenzione è il passaggio tra regime ordinario e regime semplificato applicando il principio di cassa.
In questo ambito, intanto, va detto che il regime semplificato è un "regime naturale". Ciò significa che viene applicato automaticamente nel momento in cui il reddito di impresa non supera i limiti citati sopra (400 mila euro per i fornitori di servizi e 700 mila euro per le altre attività) e si estende di anno in anno, fatta salva, però, la possibilità per l’imprenditore di opzionare e adottare in ogni caso il regime ordinario.
Ma tornando al passaggio, potrebbe capitare di dover passare da un regime all’altro proprio per il superamento o meno delle citate soglie di reddito. Ci potrebbe, quindi, essere il rischio di una duplicazione o di una mancata tassazione.
In caso di passaggio "i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito ... non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi".
Semplificando, se un ricavo è stato già dichiarato per competenza nell’esercizio precedente, questo non concorrere a formare il reddito dell’esercizio successivo in regime semplificato per cassa anche se effettivamente incassato.


Lo Studio rimane a disposizione per offrire la propria consulenza in merito all’argomento.

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