Contestualizzando


Considerare l'attuale fase economico-politica italiana in un contesto più ampio
Contestualizzando

L'altro ieri, il Fondo Monetario Internazionale, pubblicando l'aggiornamento delle previsioni per il prossimo biennio, ha sancito, dall' "alto della sua posizione", quello che tra gli analisti era già un sentire divenuto comune: il rischio, se non proprio la certezza, che le principali aree economiche del mondo si stanno avviando verso una fase di crescita un po' più debole o che, se si preferisce, abbiamo lasciato alle spalle la parte più forte della crescita congiunturale. Tant'è che taluni si spingono ad ipotizzare e/o a studiare quali potrebbero essere i fattori scatenanti di una fase di recessione e conseguentemente le possibili mosse per uscirne. D'altra parte un periodo così prolungato di crescita ha ben pochi precedenti nella storia…   Le politiche monetarie, accompagnando un rialzo dell'inflazione moderato e progressivo, stanno tornando verso la "normalità"; le banche centrali già da tempo parlano di fine del "quantitative easing": la Federal Reserve americana ha aumentato ancora i tassi di riferimento questo mese, la BCE potrebbe seguirla a partire dal prossimo anno e nel frattempo con ottobre ha ridotto il quantitativo di titoli che acquista sul mercato.   Cali importanti ci sono stati sulle quotazioni dei titoli governativi e a seguire su tutte le asset class obbligazionarie.   Qualche "scricchiolio" dovuto all'approssimarsi del nuovo scenario si è avuto con le tensioni e le crisi, per ora tutto sommato circoscritte, dei paesi emergenti: India, Argentina, Turchia.  Nella prima parte dell'anno le politiche fiscali espansive degli Stati Uniti hanno sostenuto il clima di fondo tant'è che Wall Street ha segnato nuovi record storici proprio nelle passate settimane.  Gli effetti della guerra dei dazi non si sono ancora sentite: potrebbe essere un elemento con il quale fare i conti nel prossimo futuro.  L'onda lunga degli scandali sulle emissioni delle vetture diesel ed un quadro di maggiore incertezza sembra toccare i grandi produttori tedeschi con il profit warning di BMW dello scorso mese. All'aumento della percezione del rischio gli operatori rispondono con il ritornare su quelli che considerano "safe heaven": bond di ottima qualità, valute "forti", vendita di tutto quello che rappresenta "incertezza" o che è strettamente correlato al ciclo economico.  Fattori tecnici come il rendimento del T-Bond ormai non lontano dal 3,5% o l'approssimarsi delle elezioni di "mid term" negli USA possono essere ulteriori fattori scatenanti.    In questo quadro lo scenario politico italiano con la sua coalizione di governo "giallo-verde", per l'investitore istituzionale, non è certamente una certezza non fosse altro per il fatto che è la prima volta che prende le "redini" del Paese: toni e modi "inusuali" dei leader dello schieramento non aiutano certo, perlomeno nel breve....  Proporre una manovra in deficit e oltre quanto inizialmente preventivato è stato pertanto visto come un'azzardo. Non importa se di solito le previsioni contenute nel DEF non vengono quasi mai rispettate, per fattori interni e/o esterni o incidenti di percorso.  E poi c'è un quadro politico europeo in evoluzione nella prospettiva delle elezioni del prossimo anno.  La Banca Centrale Europea dalla crisi dei debiti pubblici del 2011, sotto la guida del presidente Mario Draghi, ha assunto il ruolo di paladino dell'Euro e più in generale della stessa costruzione dell' Unione. In ciò chiamata in causa nel sopperire, talvolta, a quella mancanza di unità d'intenti, eccessiva litigiosità o egoismo nazionale che sembra talvolta contraddistinguere le istituzioni di Bruxelles.   Ricordo a tal proposito che dalla crisi del debito greco in poi, l'Europa si è dotata di una serie di strumenti legislativi e di intervento anche sui mercati finanziari che prima non esistevano e che all'abbisogna potranno essere utilizzati.     A livello economico le prospettive sono tutt'ora di crescita: il settore tecnologico continua ad evolvere con la "blockchain" che interesserà settori fino ad oggi inaspettati (si dice che sarà una rivoluzione paragonabile a quella di internet), nuovo impulso arriverà poi in diversi campi dalla ricerca e sviluppo di processi rispettosi dell'ambiente.   Negli Stati Uniti le politiche monetarie non dovrebbero essere così lontane dal punto di "neutralità" e l'irripidimento della curva dei rendimenti osservata nell'ultimo periodo potrebbe anche essere un fattore positivo dopo anni di "flattening" che presagiva bassa inflazione.   Anche in Europa, da qualche tempo, le politiche fiscali sono meno "restrittive" e questo potrebbe essere un bene per prolungare l'attuale congiuntura.  I periodi di volatilità sono parte integrante dell'andamento dei mercati finanziari così come quelli di euforia: bisognerebbe evitare di prendere decisioni in queste due fasi estreme ma farsi trovare preparati con una sana pianificazione, una buona diversificazione e perché no, prendendo talvolta qualche "rischio" e andando contro corrente: vendere i BTP quando i rendimenti sono ai minimi e nessuno parla di inflazione, ad esempio, ma considerare che le cose possono sempre evolvere in maniera differente a come le abbiamo preventivate.

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