Controllo a distanza del lavoratore e utilizzo dei dati


I dati acquisiti per effetto del controllo a distanza del lavoratore sono utilizzabili dal datore di lavoro solo previa informativa e rispetto del codice della privacy
Controllo a distanza del lavoratore e utilizzo dei dati

Strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa (software, mail aziendali) e controllo a distanza dell’operato del lavoratore


Limiti all’utilizzo dei dati acquisiti

Un lavoratore, ammesso all’utilizzo di strumenti informatici per rendere la prestazione lavorativa, è stato licenziato dal datore di lavoro, per avere questi, mediante accesso alla posta elettronica aziendale del lavoratore ed al software aziendale, rilevato gravi inadempienze nella attività lavorativa, tali da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Il lavoratore ha impugnato il licenziamento disciplinare dinanzi al Tribunale, sostenendo la inutilizzabilità, per violazione dell’art. 4 L. 300/1970 (come modificato dall’art. 23 D.lgs. 151/2015), dei dati estratti dal datore di lavoro dalla mail personale e dal software aziendale.


Riferimenti normativi

Ai sensi dell’art. 4 L. 300/1970 (come modificato dall’art. 23 D.lgs. 151/2015), il lavoratore può essere controllato con mezzi a distanza, ma alle seguenti condizioni:

a) l’impianto deve essere stato preventivamente autorizzato con accordo sindacale o dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro;

b) l’impianto deve avere una o più delle finalità (diverse da quelle di controllare i lavoratori) previste dal primo comma dell’art. 4 della citata legge;

c) il datore di lavoro deve avere previamente informato il lavoratore che l’impianto è installato, e che vi si potranno esperire controlli;

d) il controllo deve essere esperito in conformità al Codice della privacy, il che comporta che esso va fatto secondo i principi di trasparenza, scopo legittimo e determinato, non invasività, ricavabili dall’art. 11 D.lgs. 196/2003 e s.m.

 

La soluzione adottata dal Tribunale di Roma con ordinanza del 13 giugno 2018

Il Tribunale adito, esaminando il ricorso, promosso dal lavoratore, ha precisato che gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa, quali il software aziendale e la mail, possono consentire un controllo a distanza dell’operato del lavoratore.

Tuttavia, affinché il datore di lavoro potesse esperire il controllo del lavoratore su tali strumenti, era necessario informare il dipendente che la sua attività avrebbe potuto essere controllata, e su come sarebbe stato esperito il controllo.

Poiché nella fattispecie in esame è risultato che il datore di lavoro non aveva previamente fornito al lavoratore adeguata informazione sulle modalità di effettuazione dei controlli, i dati acquisiti attraverso il controllo sono stati ritenuti inutilizzabili ed il licenziamento è stato dichiarato illegittimo.

 

 

Articolo del:


di Avv. Emanuela Manini

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