Convivente more uxorio: opposizione dell`archiviazione


Il convivente more uxorio può presentare opposizione nel caso in cui la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato
Convivente more uxorio: opposizione dell`archiviazione
Ancora una volta la giurisprudenza ha compiuto piccoli passi avanti nel riconoscimento dei diritti del convivente more uxorio, verso una progressiva regolamentazione giuridica della convivenza.
Mentre il legislatore si affanna nella ricerca del testo definitivo della legge sulle unioni civili, la Suprema Corte pronuncia l’ennesima sentenza finalizzata all’equiparazione tra coppie di fatto e coppie sposate.
Negli ultimi anni, infatti, molte sentenze di merito e di legittimità hanno seguito una rotta volta ad eliminare, o quantomeno ridurre, il divario di trattamento tra le coppie sposate ed i conviventi estendendo l’ambito di applicazione di diverse norme penali e di procedura penale.
La pronuncia in commento trae origine dalla decisione del Giudice per le Indagini Preliminari di Asti con la quale ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero senza aver preventivamente fissato udienza in Camera di Consiglio, nonostante l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione sia stato depositato nei termini di legge dalla convivente more uxorio della persona offesa deceduta.
La convivente more uxorio ha, quindi, presentato ricorso per Cassazione contro il decreto di archiviazione sostenendo la nullità o abnormità del provvedimento.
Secondo la tesi sostenuta dal Procuratore Generale il convivente more uxorio è privo della legittimazione a presentare opposizione alla richiesta di archiviazione: il dettato normativo degli artt. 90, co. 3, c.p.p. e 307, co. 4, c.p., in caso di decesso della persona offesa, attribuisce diritti e facoltà ai prossimi congiunti di essa, ad eccezione del convivente more uxorio non richiamato dall’art. 307 c.p.
I Giudici di Palazzo Spada, in netta contrapposizione alla tesi del Procuratore Generale, hanno sancito il seguente principio di diritto: "il convivente more uxorio, in caso di decesso della persona offesa in conseguenza del reato, ha diritto a presentare opposizione alla richiesta di archiviazione ex art. 410 cod. proc. pen. ed a ricorrere per cassazione avverso il provvedimento relativo".
Nelle motivazioni la Suprema Corte ha, innanzitutto, evidenziato come tradizionalmente la categoria dei "prossimi congiunti" si sia sempre riferita alla famiglia legittima (Cass., Sez. VI, 26.10.2006, n. 35067; Cass., Sez. V, 26.09.2005, n. 34339). Peraltro, con specifico riferimento a diversi profili del procedimento penale, ha ricordato come, in più occasioni, la Corte Costituzionale ha addirittura giustificato la mancata equiparazione del coniuge al convivente (Corte Cost., Sent. n. 8/1996; Corte Cost., Sent. n. 121/2004).
Solo più recentemente, si legge in sentenza, la giurisprudenza ha dato avvio ad un processo interpretativo teso a riconoscere rilevanza giuridica anche alla cd. famiglia di fatto. Sul punto, la Suprema Corte ha richiamato la pronuncia che estende la punibilità del delitto di maltrattamenti in famiglia anche a danno del convivente more uxorio (Cass., Sez. VI, 29.01.2008, n. 20647) e le sentenze in tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per le quali anche i redditi del convivente rientrano tra quelli dei familiari ai fini della determinazione del reddito dell’intero nucleo (fra le altre, Cass., Sez. IV, 05.01.2006, n. 109). Ed ancora, ha ricordato le decisioni che attribuiscono rilevanza alla convivenza sia ai fini del riconoscimento della sussistenza dell'attenuante della provocazione (Cass., Sez. VI, 18.10.1985, n. 12477) sia ai fini dell'operatività della causa soggettiva di esclusione della punibilità prevista dall'art. 649 c.p.p. (Cass., Sez. IV, 21.05.2009, n. 32190).
I Giudici di legittimità hanno, in definitiva, considerato come "il concetto di famiglia tradizionalmente costruito sul vincolo di coniugio fondato sul matrimonio si fosse progressivamente aperto a mutamenti culturali tali da includere qualsiasi consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni affettivo-sentimentali e consuetudini di vita, apprezzabili nel tempo, fossero sorti rapporti di assistenza e di solidarietà".
In ogni caso, un’interpretazione orientata ai principi sovrannazionali, quale l’art. 8 CEDU, conduce inevitabilmente ad un giudizio di irrazionalità della preclusione: "in questa prospettiva, dunque, non vi sarebbe motivo razionale per fondare l’esclusione della categoria in esame, ai fini ovviamente della legittimazione all’opposizione alla richiesta di archiviazione ed il conseguente ricorso per cassazione, del convivente more uxorio". Secondo un orientamento ormai costante dei Giudici di Strasburgo la nozione di famiglia di cui all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo non si basa esclusivamente sul vincolo del matrimonio, "ma anche su ulteriori legami di fatto particolarmente stretti e fondati su una stabile convivenza".

Nella parte finale del proprio ragionamento, la Suprema Corte ha individuato due ulteriori argomenti a sostegno della propria tesi. Il convivente more uxorio, in quanto possibile danneggiato dal reato, è titolare della legittimazione all’azione civile ex art. 74 c.p.p., quale naturale epilogo dell’opposizione alla richiesta di archiviazione. Da ultimo, ha richiamato la nuova normativa dettata a tutela delle vittime di reato (D.Lgs. 15.12.2015, n. 212) la quale, con le modifiche apportate al terzo comma dell’art. 90 c.p.p., in caso di decesso in conseguenza di reato, ha esteso i diritti e le facoltà previsti dalla legge per il coniuge al convivente o al soggetto con il quale la vittima era legata da una relazione affettiva stabile.

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di Avv. Gianluca Madonna

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