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Cos’è la depressione? Quale intervento terapeutico per curarla?


La depressione: ecco le 5 aree che caratterizzano la sintomatologia e come si svolgono la prima seduta e le sedute intermedie per curarla
Cos’è la depressione? Quale intervento terapeutico per curarla?

Cos'è la Depressione?

La tristezza ed un occasionale umore depresso fanno parte della vita di ogni essere umano ed in particolare tristezza è una risposta pressoché universale alla rottura di relazioni interpersonali. Secondo la teoria dell’attaccamento, gli esseri umani hanno una tendenza innata a ricercare i legami di attaccamento e questi legami contribuiscono alla sopravvivenza della specie. Gli individui sono vulnerabili alla depressione quando i vincoli d’attaccamento sono stati spezzati. La morte di una persona cara è una rottura irreversibile di un attaccamento e provoca tristezza, dolore e lutto.

Però, corrono il rischio di cadere in una depressione solo coloro che percepiscono di avere a disposizione pochi supporti emotivi, fisici ed economici; la presenza di altri attaccamenti ha una funzione protettiva nei confronti del decorso patologico del dolore.

Si può definire depressione ogni diminuzione del rendimento normale, come il rallentamento dell’attività motoria o il calo dell’efficienza mentale ed in particolare la sintomatologia può essere racchiusa in 5 aree:

- Sintomi affettivi. Nella depressione è il disturbo dell’umore a definire la sindrome. Il paziente lamenta di essere triste, a terra, desolato, deluso, afflitto. Può essere presente anche una disfunzione del sistema nervoso con sudorazione, tachicardia e palpitazioni che rendono difficile una diagnosi differenziale tra ansia e depressione. È frequente l’incapacità di esprimere rabbia, ostilità e irritabilità.

- Manifestazioni Comportamentali. Un tratto comportamentale caratteristico è il mutamento dell’espressione del viso. Seguono un rallentamento psicomotorio, un rallentamento nella parola e nel pensiero ed il pianto.

- Atteggiamenti verso di sé e verso l’ambiente. Una bassa autostima e sentimenti di inadeguatezza sono tratti peculiari di coloro che sono predisposti a ricorrenti episodi depressivi. Il paziente si sente inadeguato, incompetente, un fallimento, ed è convinto che la famiglia, gli amici e i colleghi la pensino allo stesso modo. La difficoltà nel mantenere un qualche livello di autostima e correlata con i sentimenti di impotenza, pessimismo e disperazione. Pensieri di morte e tentativi di suicidio sono spesso presenti nella depressione clinica.

- Impedimento Cognitivo. I pazienti depressi spesso si lamentano della difficoltà a concentrarsi, del rallentamento del pensiero, della scarsa memoria. L’inibizione al pensare e l’ossessivo rimuginare sui propri dubbi, le preoccupazioni per il futuro, l’autocolpevolizzazione e le tendenze suicide inducono in genere una maggiore preoccupazione per i propri pensieri ed una minore attenzione alle richieste dell’ambiente circostante.

- Cambiamenti psicologici e disturbi fisici. Incapacità di provare piacere (cibo, sesso, sport, hobby, famiglia, amici, avvenimenti sociali). Si registra una perdita di appetito accompagnata da perdita di peso. Sono frequenti i disturbi del sonno, la perdita di energia (senso di fatica e sonnolenza), diminuzione dell’interesse sessuale e svariati disturbi corporei (mal di testa, dolori al collo, mal di schiena, crampi, nausea, vomito, nodo alla gola, bruciori di stomaco, flatulenze, annebbiamenti della vista, etc…

 

La Prima Seduta

In prima seduta ha inizio con il racconto, da parte del paziente, di ciò che lo ha condotto ad avere bisogno di un trattamento e della storia recente della condizione depressiva. Si compie poi una rassegna dei sintomi, una valutazione rispetto ad un eventuale terapia farmacologica e sarebbe opportuna anche una visita medica completa per confutare eventuali cause organiche ai sintomi depressivi.

Una dettagliata rassegna dei sintomi ha un triplice scopo:

a) permette allo psicoterapeuta di confermare la diagnosi;

b) rassicura il paziente che si rende conto che tali sintomi fanno parte di una precisa configurazione e sono trattabili;

c) riferire i sintomi ad una specifica struttura ed al contesto interpersonale su cui la psicoterapia sarà mirata.

Nel caso in cui ci siano tutti gli elementi che evidenzino la presenza di un disturbo depressivo, il modello interpersonale suggerisce di fare esplicita comunicazione al paziente, comunicando che questa molteplicità di sintomi ha un nome chiaro: disturbo depressivo. I pazienti, inoltre, hanno bisogno di sapere che non hanno una seria malattia organica, che non stanno diventando matti, che non sono problemi dovuti alla vecchiaia. Dopo la diagnosi, ritengo importante dare al paziente alcune informazioni generali sulla depressione e su cosa egli debba aspettarsi. Tutto ciò ha lo scopo di assegnargli momentaneamente il “ruolo di malato”, che gli consentirà di ricevere, come compensazione e per un tempo limitato, le cure che non ha ricevuto (o sente di non aver ricevuto) adeguatamente dagli altri.

È necessaria anche la descrizione del processo di guarigione in quanto delimita il ruolo di malato e comunica al paziente l’importanza della sua collaborazione nel percorso di guarigione mirato allo stare bene ed abbandonare il ruolo di malato, nel più breve tempo possibile. È importante riuscire a comunicare che la depressione è un disturbo che il paziente non può pienamente controllare, ma dal quale, nel processo di guarigione, ci si riprende senza seri danni.

In sintesi, la prima seduta (o le prime due sedute se si ritiene utile avvalersi dell’uso di questionari o test psicologici) hanno un duplice scopo: diagnosticare l’eventuale presenza del disturbo depressivo ed informare il paziente su cosa è la depressione e su quali sono i percorsi utili alla guarigione.

 

Le sedute intermedie

Dopo aver accertato la presenza di una sintomatologia depressiva, il terapeuta dirige l’attenzione del paziente verso l’insorgenza dei sintomi: che cosa stava capitando nella sua vita sociale e interpersonale in concomitanza con l’inizio dei sintomi? La rassegna sistematica delle relazioni interpersonali presenti e passate comprende un’esplorazione delle relazioni importanti del paziente a partire dal presente.

Su ogni persona importante nella vita del paziente vanno raccolti i seguenti elementi: interazioni col paziente; aspettative di ambo le parti; rassegna degli aspetti soddisfacenti ed insoddisfacenti della relazione; il modo in cui il paziente vorrebbe modificare la relazione.

A questo punto l’interesse primario del terapeuta consiste nel determinare quali problemi interpersonali siano più centrali per la depressione attuale del paziente. È importante determinare in che modo le circostanze di vita si colleghino all’insorgenza dei sintomi. Inoltre, affinché si possa formulare una adeguata strategia di trattamento, risulta fondamentale definire le aree problematiche coinvolte:

1.    dolore e lutto;

2.    i conflitti interpersonali con il coniuge, amante, figli, altri membri della famiglia, amici e colleghi;

3.    le transizioni di ruolo: un nuovo lavoro, l’abbandono della propria famiglia, un trasferimento, il divorzio, cambiamenti economici o familiari;

4.    i deficit interpersonali, come la solitudine e l’isolamento sociale.

Una volta definite le aree problematiche coinvolte è importante che il paziente sappia che la strategia generale del trattamento consiste nel considerare dettagliatamente le relazioni presenti nell’intento di chiarire tali aree problematiche e giungere a risolverle. Si stabiliscono 2 o 3 obiettivi del trattamento. Per ciascuna area problematica si chiede di definire quale sarebbe il miglio risultato possibile, quello prevedibile ed il peggiore. Il chiarirsi fin dall’inizio quali siano i risultati auspicati può aiutare il paziente a vedere i piccoli scatti di progresso nella terapia. A questo punto ci si accorderà sugli aspetti pratici del trattamento e alla fine della seconda/terza seduta dovrebbe essere definito un esplicito contratto terapeutico che metta in rilievo: il contesto sociale, la durata, l’area problematica. Dopo la definizione del contratto terapeutico e delle aree problematiche su cui lavorare, lo psicoterapeuta potrà incominciare insieme al paziente la valutazione di tali problematicità, assumendosi l’onere di: aiutare il paziente a discutere gli argomenti pertinenti l’area problematica, prestare attenzione allo stato affettivo del paziente e alla relazione terapeutica, impedire al paziente di sabotare il trattamento.

Durante il processo psicoterapico è importante che i terapeuti posseggano le seguenti 4 caratteristiche:

1.    essere in grado di comunicare calore, genuinità, sincerità ed apertura;

2.    essere abili nel vedere gli eventi dalla prospettiva del paziente, essere in grado di sospendere il proprio giudizio mentre ascoltano il paziente;

3.    essere in grado di ragionare in modo logico e pianificare delle strategie;

4.    partecipare attivamente al percorso di guarigione, sentendosi a proprio agio nel prendere l’iniziativa e nel fornire struttura e direzione al processo terapeutico.

Ogni seduta (intermedia) inizia con la definizione di un piano di seduta questo permette di ottimizzare l’uso del tempo in un approccio terapeutico relativamente breve e mirato.

La pianificazione inizia con una breve sintesi delle esperienze del paziente dall’ultima seduta, in seguito il terapeuta chiede al paziente su quale argomento si vuole soffermare, una volta identificata una breve lista di problemi, la coppia terapeutica stabilisce l’ordine con cui affrontarli. Individuato il problema bersaglio il terapeuta sceglie quali tecniche applicare e ne spiega la motivazione al paziente. A fine seduta il terapeuta chiede al paziente di riassumere le conclusioni a cui è giunto e di condividere le sue reazioni in modo da potersi accertare che non vi siano delle reazioni negative che possono rallentare il processo. Infine il terapeuta può ritenere utile assegnare un “compito a casa” che ha la funzione di aiutare il paziente a mettere in pratica nell’arco della settimana le competenze o i concetti che ha acquisito nel corso della seduta.

In sintesi rispetto a ciascuna area problematica la sequenza del processo terapeutico comprende:

1.    Un’esplorazione generale del problema/dei problemi;

2.    Il mettere a fuoco le aspettative e le percezioni del paziente;

3.    L’analisi dei possibili modi alternativi di trattare l’area problematica;

4.    I tentativi di avviare nuovi comportamenti ed esercitazioni attive.

Mentre la struttura delle sedute non varia nel corso del trattamento, il loro contenuto può cambiare in modo radicale. Solitamente il primo ciclo di sedute è volto alla riduzione dei sintomi e ha come obiettivi principali il superamento del senso di hopelessness (senza speranza), individuando gli errori di pensiero e le criticità relazionali.

La seconda fase è mirata a prevenire il rischio di una ricaduta, quando il paziente si sente meno depresso, si può spostare l’attenzione agli schemi centrali che la persona ha costruito riguardanti il sé e la vita. La terapia mira a contrastare gli effetti di questi schemi in modo che in futuro il paziente sia meno vulnerabile ai rischi di ricaduta. Gli schemi negativi possono essere rimpiazzati con degli schemi realistici. In questa seconda fase il paziente si assume maggiori responsabilità, diventando via via un solutore di problemi sempre più competente, si rinforzano e cristallizzano gli schemi comportamentali che sono risultati essere più utili nel processo di guarigione.

 

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