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Cosa significa essere un coach certificato in Italia?


Ad oggi in Italia non esiste una certificazione ufficialmente riconosciuta, ma solo certificazioni rilasciate da associazioni di coaching
Cosa significa essere un coach certificato in Italia?

La definizione di coaching secondo la “norma UNI 11601:2015” è la seguente:

Processo di partnership finalizzato al raggiungimento degli obiettivi definiti con il coachee e con l’eventuale committente e si basa su una relazione strutturata di reciproca fiducia. L’agire professionale del coach facilita il coachee a migliorare le sue competenze mediante la valorizzazione e il potenziamento delle sue risorse”.

Facendo attenzione, in questa norma si legge la definizione del “processo di coaching”, si parla di partnership, dell’agire professionale del coach mediante il quale si valorizzano e si potenziano le capacità del coachee, ma non si parla del coach in quanto tale: non troverete alcuna definizione del coach come professionista ufficialmente riconosciuto.

Il coach c’è ma non si vede: esercita, studia, partecipa ad associazioni riconosciute, la sua professionalità è legata a riconoscimenti esterni, a diplomi rilasciati da scuole più o meno riconosciute, ma chi vi dice <<io sono un coach “certificato”>> non si esprime correttamente, perché ad oggi in Italia non esiste una certificazione ufficialmente riconosciuta legalmente.

C’è qualcuno che potrebbe obbiettare dicendo di essersi certificato presso l’ICF (l’International Coaching Federation). Pur trattandosi di un esame sostenuto attraverso un processo riconosciuto dalla federazione, questo non significa che sia un esame riconosciuto legalmente.

Di contro, però, va anche detto che, in mancanza di una certificazione riconosciuta dallo Stato, quella rilasciata dall’ICF rappresenta un elemento distintivo, spesso richiesto in caso di bandi di gara o di ricerca di coach da parte di aziende, enti e altre organizzazioni.

In questo articolo non si vogliono mettere in discussione le capacità di “certificazione” di ICF, io stesso ne seguo le regole e mi sto preparando per sostenere il loro esame in modo da avere maggiori “chance lavorative”. Quello che mi preme mettere in evidenza è la vacatio legis nei confronti di una professione in continua crescita.

In Italia esistono diverse associazioni che accomunano coach e scuole, associazioni che si autoregolamentano, che seguono codici etici, condividono valori comuni, che si adoperano per la diffusione della cultura del coaching; associazioni che non vanno in giro a raccontare quanto “sia buono il vino dell’oste”, ma che diffondono l’esperienza di chi ha usufruito di servizi di coaching e quali benefici ne hanno tratto.

Il coaching ha bisogno di essere raccontato e portato alla conoscenza di tutti. Durante il periodo del lockdown causato dal COVID-19, i coach appartenenti all’AICP, l’Associazione Italiana Coach Professionisti, hanno erogato gratuitamente migliaia di ore di coaching a coloro che ne facevano richiesta. Si è trattato di un’iniziativa che ha riscosso un enorme successo, grazie anche alla presenza capillare dei coaching club territoriali, elemento distintivo rispetto alla ICF, associazione di provenienza americana che beneficia di una presenza di tipo internazionale.

Durante un momento d’aula al quale ho partecipato come docente per una formazione in ambito di career coaching, ho domandato ai presenti quale fosse stata la spinta che li ha condotti a frequentare un corso di formazione orientato al coaching. Una partecipante mi ha risposto che, dopo aver usufruito di un percorso di coaching erogato gratuitamente all’interno dell’iniziativa di AICP, che ha coinciso con un suo particolare momento di vita professionale, ha deciso di partecipare e che non avrebbe potuto fare scelta migliore.

Diventare coach significa essere coach sempre, in ogni momento della propria giornata, in qualunque cosa si faccia, dal mangiare, allo stare in famiglia e a tutto quello che vi può venire in mente. Io dico sempre che non faccio il coach, ma “sono un coach”.

Chiedere l’aiuto di un coach significa prima di tutto riconoscere che abbiamo dei limiti che non riusciamo a superare, un problema che non riusciamo a risolvere da soli, un obiettivo che riusciamo solo a intravedere ma che, per qualche ragione, non riusciamo a raggiunge. Tutto questo significa acquistare consapevolezza e non avere paura o vergogna di chiedere aiuto…chi non lo ha mai fatto!?!

Quando ci affidiamo a un coach, dobbiamo sapere che avremo al nostro fianco una persona che ci permetterà di fare chiarezza nella nostra mente, di vedere le cose da punti di vista mai esplorati, di trovare le risposte a tante nostre domande. Ci permetterà di pianificare un percorso che ci porti il più facilmente e velocemente possibile al nostro obiettivo, tenendo presente che il coach faciliterà le nostre scelte, ma non farà nulla al posto nostro.

Quando cerchiamo un coach dobbiamo sapere a chi ci rivolgiamo; è bene, dunque, reperire informazioni: chiediamo presso quali scuole si sono formati (magari sono scuole che hanno ricevuto riconoscimenti dalle associazioni), chiediamo se loro stessi sono membri di associazioni e qual è eventualmente la loro funzione al loro interno (per capire se lo scopo dell’iscrizione è solo avere una riconoscibilità all’esterno o, al contrario, per partecipare attivamente alle attività dell’associazione).

Infine, quando un coach ci dice di essere certificato, chiediamogli sempre cosa intende.

PS: in Italia esistono diverse associazioni, personalmente ho citato quelle che per ragioni professionali e di servizio conosco, senza nulla togliere a tutte le altre.

 

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