Costellazioni familiari: desiderio di conoscersi


Poche righe per trasmettere la passione e la curiosità per il metodo delle Costellazioni Familiari
Costellazioni familiari: desiderio di conoscersi
Perché ho intrapreso anche la formazione come operatore di Costellazioni Familiari Sistemiche?
La prima risposta è istintiva: è un metodo che va bene per tutti e alla portata di tutti. Credenti, non credenti, persone che hanno fatto psicoterapia e quelle che non l’hanno mai fatta, giovani e anziani.
Servono alcuni ingredienti principali: la curiosità, il desiderio di conoscere se stessi.
Dopo tanto lavoro con i gruppi, con le famiglie e i giovani, incontrando le Costellazioni Familiari mi sono resa conto che tutto si sintetizzava in questo metodo. Per me è stato come riconoscere e sistematizzare un percorso che stavo consolidando dentro di me, una specie di rivelazione che mi ha subito affascinato.
Il lavoro è veloce, intuitivo, non esclude un percorso interiore o altre discipline, semmai diventa arricchente. Pone la persona al di là del proprio individualismo in un`ottica sistemica per cui risponde al bisogno innato in ciascuno di noi di "sentirsi parte".
Per quanto mi riguarda so che ha donato nuova linfa alla mia professione, nuovo entusiasmo nell’incontrare gli altri, nuove prospettive umane e relazionali ed è qualcosa che desidero trasmettere con profonda gioia.
Uno dei disagi più grandi che ci portiamo dentro è quello di sentire la solitudine come un peso. Per tante cose siamo soli e nessuno ci può essere d’aiuto. Affondare però le mani nelle proprie radici, leggere con occhi diversi la propria storia generazionale rompe questa solitudine e come per magia ci inizia a far comprendere l’importanza di risanare le relazioni per prima cosa dentro di noi.
Non è facile rinunciare ad esempio al sentimento del rancore nei confronti di chi ci ha fatto del male, ma quando ti accorgi delle conseguenze che questo provoca dentro di te e nelle relazioni più care improvvisamente desideri lasciarlo andare e non senti più la necessità di conservarlo come baluardo di difesa: c’è ben altro in gioco.
Ho ancora nel cuore la tristezza nel volto di una giovane mamma che mi confidava come era preoccupata vedendo i segnali dello stesso disagio che lei si portava dentro da anni nell’atteggiamento della figlia. Si sentiva responsabile e impotente. Il momento che abbiamo completato il quadro del suo genosociogramma il suo volto era trasformato: ora ho capito! Ha esclamato e nello stesso tempo ha compreso cosa poteva e voleva fare.
Ecco un altro dono: diventi tu il protagonista dell’atteggiamento che vuoi avere nei confronti della vita, esci dalla fase passiva di subire identificazioni negative che influenzano inconsapevolmente le tue azioni e i tuoi sentimenti.
Decidi tu quale percorso seguire.

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di Brunella Libutti

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